Chi sviluppa un integratore alimentare con il proprio marchio lavora ogni giorno con due documenti che spesso vengono confusi: la scheda tecnica di una materia prima e il suo certificato di analisi (in inglese Certificate of Analysis, abbreviato CoA). Capire la differenza aiuta a scegliere i fornitori, a dialogare con il produttore conto terzi e a costruire una documentazione di prodotto solida.
Scheda tecnica e certificato di analisi: la differenza
La scheda tecnica (o specifica) descrive la materia prima in generale: che cos’è, da dove deriva, in quale forma chimica si presenta e quali limiti deve rispettare ogni lotto. È un documento “di promessa”: dice che cosa il fornitore si impegna a consegnare.
Il certificato di analisi, invece, si riferisce a un lotto preciso. Riporta i risultati delle analisi eseguite su quel lotto e li confronta con i limiti della specifica. È un documento “di verifica”: dice che cosa è stato effettivamente misurato.
In pratica, la scheda tecnica serve a scegliere la materia prima; il certificato di analisi serve ad accettare, lotto per lotto, ciò che arriva in magazzino.
Cosa contiene di solito un certificato di analisi
Il formato cambia da fornitore a fornitore, ma un CoA completo riporta in genere:
- identificazione: nome della materia prima, codice, fornitore, numero di lotto, data di produzione e data di scadenza o di rianalisi;
- parametri analizzati, ciascuno con il limite di specifica, il risultato ottenuto e, spesso, il metodo di analisi utilizzato;
- identità e titolo: la conferma che la sostanza è quella dichiarata e la quantità di componente di interesse (per esempio il contenuto di un minerale in una sua forma salina);
- parametri chimico-fisici come aspetto, umidità o perdita all’essiccamento, granulometria quando rilevante per la lavorazione;
- contaminanti, come i metalli pesanti per cui esistono limiti di legge, ed eventuali residui di solventi per gli estratti;
- parametri microbiologici;
- l’esito finale (conforme / non conforme) e la firma o il riferimento del responsabile qualità che ha rilasciato il lotto.
Perché la forma chimica e il titolo contano
Due materie prime con lo stesso nome commerciale possono avere composizioni diverse. Nel caso dei minerali, per esempio, carbonato, citrato o bisglicinato apportano quantità diverse di elemento a parità di peso: per questo in formulazione si ragiona sul contenuto effettivo di elemento e non sul peso del sale (ne parliamo in Calcio carbonato, citrato o bisglicinato: forme a confronto). Il titolo indicato nel certificato è il dato che permette di calcolare correttamente quanto ingrediente inserire per ottenere la quantità dichiarata in etichetta.
Lo stesso vale per gli ingredienti di origine vegetale, dove la differenza tra estratto, concentrato e polvere tal quale va letta proprio nella documentazione tecnica: vedi Estratto o concentrato vegetale: che differenza c’è.
Come si usa il certificato in produzione
All’arrivo di una materia prima, il produttore confronta il certificato del lotto con la specifica concordata: ogni parametro deve rientrare nei limiti. Il numero di lotto del fornitore viene poi collegato ai lotti di prodotto finito in cui quella materia prima verrà utilizzata. È questo collegamento che rende possibile la tracciabilità richiesta a tutti gli operatori del settore alimentare dal Regolamento (CE) n. 178/2002 (art. 18): sapere da chi si è ricevuto un ingrediente e a chi è stato consegnato il prodotto.
Il certificato del fornitore non è l’unico strumento di controllo: nell’ambito del proprio sistema di autocontrollo, basato sui principi HACCP previsti dal Regolamento (CE) n. 852/2004, ogni produttore definisce quali verifiche aggiuntive eseguire, con quale frequenza e su quali materie prime.
Cosa chiedere se hai un brand di integratori
- Le schede tecniche aggiornate di tutte le materie prime della formula, compresi gli eccipienti.
- La conferma che ogni lotto di materia prima sia accompagnato dal relativo certificato di analisi.
- Le eventuali dichiarazioni aggiuntive che servono al tuo posizionamento (per esempio assenza di glutine, idoneità vegana, stato OGM), da verificare prima di scriverle in etichetta.
- La documentazione del prodotto finito, lotto per lotto, se il tuo canale di vendita o il tuo mercato di destinazione la richiede.
Avere questi documenti ordinati semplifica anche eventuali cambi di fornitore o l’attivazione di una seconda fonte produttiva.
Come lavoriamo in Noebis Pharma
Noebis Pharma è un’azienda italiana gestita da farmacisti che produce integratori alimentari nel proprio stabilimento autorizzato a Roma e offre produzione conto terzi, dalla formula al confezionamento, con un unico referente per il progetto. Per le esigenze documentali legate a requisiti particolari (senza glutine, senza lattosio, vegano, certificazioni specifiche) puoi consultare la pagina dei requisiti specifici conto terzi; per il quadro completo del percorso, Integratori conto terzi: le fasi dalla formula allo scaffale.
Fonti
- Regolamento (CE) n. 178/2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, art. 17 e 18 (responsabilità degli operatori e rintracciabilità).
- Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, art. 5 (procedure basate sui principi HACCP).
- Regolamento (UE) 2023/915 relativo ai tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari.
- Ministero della Salute, Raccomandazioni sulle buone pratiche di fabbricazione degli integratori alimentari (2018).






