Per un brand di integratori alimentari, dipendere da un unico produttore significa legare la continuità delle vendite a un solo calendario di produzione. Un fermo impianto, un picco di richieste o una materia prima difficile da reperire possono tradursi in settimane di prodotto esaurito. Per questo molte aziende valutano una seconda fonte produttiva: un secondo produttore qualificato in grado di realizzare lo stesso prodotto con le stesse specifiche.
Che cos’è una seconda fonte produttiva
Una seconda fonte è un produttore aggiuntivo, affiancato a quello principale, a cui il titolare del marchio affida in tutto o in parte la produzione di una o più referenze. Non si tratta necessariamente di sostituire il fornitore attuale: spesso l’obiettivo è avere un’alternativa già collaudata da attivare quando serve, oppure ripartire i volumi tra due siti.
Il prodotto finale deve restare lo stesso per il consumatore: stessa composizione dichiarata, stesse quantità per dose giornaliera, stessa etichetta. Per questo il passaggio a una seconda fonte richiede un lavoro di trasferimento tecnico ordinato, non una semplice copia della ricetta.
Perché un brand dovrebbe valutarla
- Continuità di fornitura: riduce il rischio di rotture di stock sui canali di vendita, online e in farmacia.
- Flessibilità sui volumi: permette di assorbire stagionalità e crescite improvvise senza dipendere dalla capacità di un solo impianto.
- Confronto tecnico: un secondo produttore può proporre alternative di formato o di confezionamento, sempre nel rispetto della formula notificata.
Le informazioni da preparare per il trasferimento
Più la documentazione è completa, più il trasferimento è rapido e sicuro. In genere il nuovo produttore ha bisogno di:
- la formula quali-quantitativa per unità e per dose giornaliera;
- le specifiche delle materie prime (forme chimiche, titoli, fornitori qualificati quando rilevanti) e le relative schede tecniche;
- il formato e le caratteristiche del prodotto finito (compresse, capsule vegetali, softgel, polveri, stick, blister);
- le specifiche di confezionamento: contenitore, chiusura, numero di unità, eventuali astucci;
- l’etichetta approvata e i riferimenti della notifica al Ministero della Salute.
Se la formula è già stata notificata, è importante che la produzione presso la seconda fonte rispetti esattamente quanto dichiarato. Qualsiasi modifica di composizione o di etichetta va valutata anche dal punto di vista della notifica: ne parliamo nell’approfondimento Notifica al Ministero della Salute: cosa significa per un integratore.
A cosa serve il lotto pilota
Prima di avviare la produzione a regime, il passaggio chiave è il lotto pilota: una produzione di prova, di dimensioni ridotte, realizzata con gli stessi impianti e le stesse materie prime che verranno usati per i lotti successivi. Serve a verificare nella pratica che il prodotto ottenuto sia conforme alle specifiche concordate.
Durante il lotto pilota si controllano, tra gli altri aspetti:
- la lavorabilità della miscela sulle macchine del nuovo sito (scorrevolezza delle polveri, compressione, riempimento);
- l’uniformità del peso delle singole unità e il corretto contenuto dichiarato;
- l’aspetto del prodotto finito rispetto al riferimento del produttore principale;
- la tenuta del confezionamento scelto.
Se emergono differenze, è questo il momento per intervenire su parametri di processo o eccipienti tecnologici, prima di impegnare volumi importanti. Dimensioni e tempi del lotto pilota non sono standard: dipendono dal formato, dalla formula e dagli obiettivi del progetto e vanno definiti caso per caso.
Responsabilità e documentazione
Cambiare o aggiungere un produttore non cambia chi risponde del prodotto verso il consumatore. Secondo il Regolamento (UE) n. 1169/2011 (art. 8), il responsabile delle informazioni sugli alimenti è l’operatore con il cui nome o ragione sociale il prodotto è commercializzato: in un progetto conto terzi, normalmente il titolare del marchio. Per questo è utile che il brand abbia accesso a una documentazione di lotto chiara e tracciabile anche per la produzione della seconda fonte.
Anche per gli integratori, il Ministero della Salute ha pubblicato raccomandazioni sulle buone pratiche di fabbricazione, che forniscono un riferimento per organizzazione, controlli e tracciabilità della produzione.
Come lavoriamo in Noebis Pharma
Noebis Pharma è un’azienda italiana gestita da farmacisti che produce integratori alimentari nel proprio stabilimento autorizzato a Roma e offre produzione conto terzi per brand italiani e internazionali. Tra i servizi previsti c’è anche il ruolo di seconda fonte produttiva, con un lotto pilota di verifica prima della produzione a regime e un unico referente per tutto il progetto.
Per una panoramica completa del percorso, dalla formula alla consegna, puoi leggere Integratori conto terzi: le fasi dalla formula allo scaffale. Esigenze particolari come senza glutine, senza lattosio, vegano o certificazioni specifiche sono trattate nella pagina dei requisiti specifici conto terzi.
Fonti
- Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, art. 8.
- Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169 (attuazione della direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari), art. 10.
- Ministero della Salute, Raccomandazioni sulle buone pratiche di fabbricazione degli integratori alimentari (2018).






