Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

Nella tavola periodica occupa una casella defilata, tra il ferro e il nichel, e il suo nome racconta già una storia: deriva dal tedesco Kobold, il folletto dispettoso a cui i minatori medievali attribuivano i minerali che sembravano ricchi di argento ma che, una volta fusi, rilasciavano fumi tossici e non restituivano nulla di prezioso. Parliamo del cobalto, un oligoelemento che nel corpo umano svolge un ruolo estremamente specifico e, per certi versi, unico: non esiste, per l’organismo, un cobalto “libero” utile di per sé, ma un cobalto che diventa indispensabile solo quando è incastonato al centro di una molecola molto più famosa, la vitamina B12.

Un minerale che esiste solo “travestito”

A differenza di ferro, zinco o magnesio, che il corpo utilizza in forma ionica libera per decine di reazioni diverse, il cobalto ha un destino biologico molto più ristretto. Il suo unico ruolo noto e scientificamente accertato nell’uomo è quello di atomo centrale della cobalamina, cioè la vitamina B12. È il cobalto, incastonato in un anello chiamato “corrina”, a dare il nome e il colore rosso caratteristico a questa vitamina.

Questo significa una cosa importante dal punto di vista nutrizionale: il corpo umano non è in grado di assemblare la vitamina B12 partendo dal cobalto elementare. Sono i microrganismi — batteri e archei presenti nel suolo, nell’acqua e nel tratto digerente di alcuni animali — a compiere questa sintesi complessa. Per questo la vitamina B12 si trova in modo affidabile solo in alimenti di origine animale, che l’hanno a loro volta accumulata attraverso la catena alimentare o la flora intestinale.

Dove si trova il cobalto (in pratica, dove si trova la B12)

Poiché il cobalto alimentare rilevante per l’uomo è quasi sempre veicolato dalla vitamina B12, le fonti principali coincidono: pesce e frutti di mare, carne, uova, latte e derivati. Il salmone, gli sgombri e i molluschi sono tra gli alimenti più ricchi di questa vitamina e, di conseguenza, di cobalto biologicamente attivo. Le piante, salvo rare eccezioni legate a fermentazioni o contaminazioni microbiche, non ne contengono quantità significative, motivo per cui le diete vegane richiedono un’attenzione specifica all’apporto di B12.

Esiste anche un cobalto “inorganico”, presente in tracce in alcuni alimenti vegetali, nell’acqua e nel suolo, ma il suo destino nell’organismo umano è diverso: non viene incorporato nella cobalamina (che il corpo può solo assumere già formata, non costruire da zero) e non ha un ruolo nutrizionale definito con la stessa chiarezza.

Perché non esiste un “integratore di cobalto” con claim di salute

Qui arriva un punto centrale, e va detto con chiarezza: l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e il Regolamento (CE) n. 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute non riconoscono indicazioni di salute autorizzate per il cobalto assunto come minerale isolato. I claim di salute autorizzati in Unione Europea riguardano la vitamina B12 (per esempio il contributo al normale funzionamento del sistema nervoso e ai normali processi di formazione dei globuli rossi), non il cobalto in sé. Non esistono inoltre valori di assunzione di riferimento (i cosiddetti VNR) stabiliti per il cobalto inorganico nella popolazione generale, proprio perché il fabbisogno reale dell’organismo è quello di vitamina B12, non di cobalto come tale.

Per questo motivo un articolo serio sul cobalto non può e non deve promettere benefici per la salute legati all’assunzione di cobalto isolato: sarebbe un’indicazione non supportata dalla scienza regolatoria europea. Il modo corretto di guardare a questo elemento è come a un tassello curioso della biochimica umana, utile per capire perché la vitamina B12 sia così importante, non come a un nutriente da integrare a sé stante.

Il rovescio della medaglia: quando il cobalto è un problema

Il cobalto ha anche una storia meno rassicurante legata all’esposizione professionale e ambientale. In passato, negli anni ’60, l’aggiunta di sali di cobalto ad alcune birre come stabilizzante della schiuma fu associata a una forma di cardiomiopatia in forti bevitori, un episodio che portò rapidamente al divieto di questo utilizzo. Oggi il rischio di eccesso di cobalto riguarda soprattutto contesti industriali (leghe metalliche, protesi ortopediche in metallo su metallo, pigmenti) e non l’alimentazione ordinaria o l’integrazione a base di vitamina B12, che segue tutt’altro percorso metabolico e non comporta un accumulo di cobalto libero nei tessuti.

Questo doppio volto — indispensabile se legato alla B12, potenzialmente problematico se assunto in forme e dosi improprie in ambito occupazionale — è un buon esempio di come, in nutrizione, il principio “più ce n’è meglio è” non funzioni quasi mai. Conta la forma chimica, la fonte e il contesto, non solo la presenza dell’elemento.

Cosa ricordare del cobalto

Il cobalto è un promemoria elegante di come la biochimica leghi elementi apparentemente minori a funzioni vitali: senza questo atomo al centro dell’anello corrinico, la molecola che chiamiamo vitamina B12 semplicemente non esisterebbe. Guardare all’alimentazione pensando alla B12 — pesce, uova, carne, latticini, o una supplementazione mirata nei regimi vegetali — resta il modo corretto per assicurarsi che questo intero sistema funzioni, senza bisogno di rincorrere il cobalto come nutriente a sé stante.


Scopri anche i prodotti Noebis. Se segui un’alimentazione con pochi alimenti di origine animale, la vitamina B12 è uno dei nutrienti a cui prestare più attenzione: nel catalogo Noebis trovi integratori formulati per un apporto mirato di vitamina B12. Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.