Nel 1934, in un laboratorio della Columbia University, il biochimico Karl Meyer e il suo assistente John Palmer isolarono per la prima volta una sostanza mai descritta prima dal corpo vitreo di occhi bovini: una molecola gelatinosa, trasparente, capace di trattenere acqua in quantità sorprendenti. La chiamarono “acido ialuronico”, unendo il greco hyalos (vetro, per il suo aspetto vitreo) al nome chimico dell’acido glucuronico che ne fa parte. Da allora questa molecola è diventata una delle protagoniste più chiacchierate della cosmesi e, negli ultimi anni, anche degli scaffali degli integratori alimentari. Ma cosa succede davvero quando la si assume per bocca, invece che applicarla sulla pelle?
Che cos’è, in termini semplici
L’acido ialuronico è un glicosaminoglicano, cioè una lunga catena di zuccheri ripetuti, naturalmente prodotta dalle cellule del nostro organismo. Non è una sostanza estranea da “aggiungere” dall’esterno: il corpo umano ne sintetizza e ne degrada costantemente diversi grammi al giorno, in un ciclo di turnover molto rapido. Circa la metà dell’acido ialuronico totale presente nell’organismo si trova nella pelle, dove riempie gli spazi tra le cellule del derma e contribuisce a mantenerne il volume e l’idratazione. Il resto è distribuito tra liquido sinoviale delle articolazioni (dove svolge una funzione lubrificante e di ammortizzazione), corpo vitreo dell’occhio, cartilagine e tessuto connettivo in generale.
Una molecola che cambia forma, letteralmente
Una caratteristica poco nota dell’acido ialuronico è che non esiste in un’unica versione: il suo peso molecolare può variare da poche migliaia a diversi milioni di dalton, e questa differenza non è un dettaglio tecnico da laboratorio, ma cambia concretamente il comportamento della molecola. Le catene ad alto peso molecolare formano gel densi e viscosi, capaci di trattenere acqua in quantità enormi (si stima che un solo grammo di acido ialuronico possa legare fino a sei litri d’acqua in condizioni ideali di laboratorio). Le catene a basso peso molecolare, più piccole, si muovono più facilmente tra i tessuti e vengono degradate più rapidamente dall’organismo. Questa distinzione è centrale anche quando si parla di integratori orali, perché la dimensione molecolare del prodotto scelto ne influenza l’assorbimento intestinale.
Che cosa succede quando lo si assume per bocca
A differenza dell’applicazione cutanea o dell’iniezione intra-articolare (un ambito che riguarda dispositivi medici e non gli integratori alimentari), l’assunzione orale di acido ialuronico segue il normale percorso digestivo: la molecola arriva nello stomaco e nell’intestino, dove viene in parte degradata dagli enzimi digestivi e dalla flora batterica intestinale in frammenti più piccoli, prima di un eventuale assorbimento. La ricerca scientifica su questo processo è attiva ma non ancora conclusiva su tutti i meccanismi coinvolti: si ipotizza che i frammenti di acido ialuronico assorbiti possano interagire con specifici recettori cellulari e, in alcuni studi preliminari, stimolare indirettamente la produzione endogena della molecola stessa. Si tratta però di un campo di ricerca in evoluzione, ed è importante distinguere tra le ipotesi allo studio e le indicazioni di salute effettivamente validate e autorizzate a livello europeo.
Cosa dice davvero la normativa europea sui claim
Qui è necessaria chiarezza, perché è il punto più importante dal punto di vista regolatorio. Il Regolamento (CE) n. 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute, insieme al Registro europeo delle indicazioni sulla salute gestito dalla Commissione Europea sulla base dei pareri dell’EFSA, non riporta, ad oggi, alcuna indicazione sulla salute autorizzata per l’acido ialuronico assunto per via orale. Questo significa che un’azienda seria non può, e non deve, promettere che l’assunzione di un integratore a base di acido ialuronico “idrata la pelle”, “riduce le rughe” o “protegge le articolazioni”: sarebbe un claim non autorizzato, indipendentemente da quanto siano diffuse queste affermazioni nel linguaggio comune del marketing cosmetico. Diverso è il discorso per i dispositivi medici a base di acido ialuronico ad uso topico o infiltrativo, che seguono una normativa completamente distinta da quella degli integratori alimentari.
Questo non significa che l’acido ialuronico sia una molecola “inutile” o priva di basi scientifiche: significa semplicemente che, allo stato attuale della valutazione regolatoria europea, le evidenze disponibili non sono state ritenute sufficienti per autorizzare un claim di salute specifico sull’assunzione orale. È una distinzione importante da conoscere per orientarsi con consapevolezza tra scienza in corso e comunicazione commerciale.
Fonti alimentari: dove si trova naturalmente
Al di là degli integratori, l’acido ialuronico è presente in piccole quantità in alcuni alimenti tradizionali: il brodo di ossa cotto a lungo, la cartilagine di pollo, le zampe di maiale e alcuni piatti della tradizione asiatica a base di collagene animale ne contengono tracce, proprio perché questi tessuti sono ricchi di tessuto connettivo. Anche alcuni alimenti fermentati con soia, come il natto giapponese, contengono acido ialuronico prodotto da batteri durante la fermentazione: è proprio da colture batteriche selezionate, non più da estratti di cresta di gallo come negli anni ’80 e ’90, che oggi viene prodotto industrialmente l’acido ialuronico utilizzato negli integratori, con un processo biotecnologico di fermentazione molto più controllato e riproducibile.
Le domande più comuni
L’acido ialuronico orale funziona come quello applicato sulla pelle? Sono percorsi fisiologici diversi: l’applicazione topica agisce principalmente in superficie, mentre l’assunzione orale segue la via digestiva. Non sono direttamente paragonabili, e come detto non esistono claim di salute autorizzati per la via orale.
Perché con l’età il corpo ne ha meno? La produzione naturale di acido ialuronico, come quella di molte altre componenti del tessuto connettivo, tende fisiologicamente a diminuire nel corso della vita: è un processo naturale di invecchiamento cutaneo e articolare, oggetto di numerosi studi scientifici ancora in corso.
Il peso molecolare dell’integratore fa la differenza? È una delle variabili più studiate: i produttori indicano spesso il peso molecolare (basso, medio, alto) proprio perché incide sulle caratteristiche del prodotto e sulla sua degradazione nel tratto digestivo.
Noebis Pharma: rigore anche quando la scienza è ancora in evoluzione
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Proprio per il rigore con cui vengono trattati i temi scientifici, un ingrediente come l’acido ialuronico viene raccontato per quello che è oggi: una molecola affascinante e centrale nella biologia del tessuto connettivo, il cui utilizzo per via orale è un campo di ricerca attivo ma non ancora coperto da indicazioni di salute autorizzate a livello europeo. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



