Nel 1931, la ricercatrice Lucy Wills stava studiando l’anemia grave che colpiva le operaie tessili incinte a Mumbai, allora Bombay. Notò qualcosa di curioso: un estratto di lievito di birra, ricco di una sostanza ancora sconosciuta, riusciva a curare quella forma di anemia dove il ferro da solo non funzionava. Ci vollero altri dieci anni perché quella sostanza venisse isolata dalle foglie di spinacio e ricevesse un nome che ne raccontasse l’origine: acido folico, dal latino folium, foglia. Oggi la chiamiamo anche vitamina B9, ed è una delle vitamine idrosolubili più studiate al mondo, soprattutto per il suo ruolo nella salute riproduttiva.
Che cos’è, in termini semplici
La vitamina B9 è il nome che raggruppa i folati naturalmente presenti negli alimenti e l’acido folico, la forma sintetica più stabile utilizzata negli integratori e negli alimenti fortificati. Essendo idrosolubile, l’organismo non ne fa grandi scorte: va introdotta regolarmente con l’alimentazione. È coinvolta in una reazione biochimica che sta alla base di moltissimi processi cellulari, il cosiddetto “trasferimento di gruppi monocarboniosi”, un meccanismo che serve letteralmente a costruire e riparare il DNA.
A cosa contribuisce, secondo l’EFSA
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha valutato la vitamina B9 tra le vitamine con il maggior numero di claim autorizzati dal Regolamento (CE) 1924/2006. Il folato contribuisce a:
- una normale sintesi degli amminoacidi;
- una normale formazione del sangue;
- un normale metabolismo dell’omocisteina;
- una normale funzione psicologica;
- un normale funzionamento del sistema immunitario;
- la riduzione della stanchezza e dell’affaticamento;
- il normale processo di divisione cellulare;
- la crescita dei tessuti materni durante la gravidanza.
Quest’ultimo punto merita un approfondimento, perché è probabilmente il motivo per cui la vitamina B9 è la vitamina più raccomandata in assoluto in epoca preconcezionale.
Perché se ne parla tanto in gravidanza
Nelle primissime settimane di gestazione, spesso prima ancora che una donna sappia di essere incinta, si forma il tubo neurale dell’embrione, la struttura da cui si svilupperanno il cervello e il midollo spinale. Un adeguato apporto di folati in questa fase è associato a un corretto sviluppo di questa struttura. È per questo che il Ministero della Salute italiano, sulla scia delle indicazioni di numerose società scientifiche internazionali, raccomanda alle donne che programmano una gravidanza di curare l’apporto di folati già nelle settimane precedenti al concepimento, non solo dopo aver scoperto di essere incinte: il tubo neurale si chiude entro il ventottesimo giorno, quando molte donne non hanno ancora fatto un test di gravidanza.
Dove si trova nei cibi
Il nome “folato” tradisce già la fonte principale: le verdure a foglia verde. Spinaci, cavolo riccio, bietole, rucola e lattuga ne sono ricchi, così come i legumi (lenticchie, ceci, fagioli), gli asparagi, i broccoli, gli agrumi e il fegato. C’è però un dettaglio poco conosciuto: i folati naturali sono piuttosto instabili e si degradano facilmente con la cottura prolungata in acqua, la luce e il tempo di conservazione. Una verdura a foglia verde cotta per venti minuti in abbondante acqua può perdere una quota consistente del proprio contenuto vitaminico, motivo per cui tecniche come la cottura al vapore o brevi saltature in padella sono generalmente preferibili per preservarne il contenuto.
Folati naturali e acido folico: non sono la stessa molecola
Una curiosità che sorprende spesso chi si informa per la prima volta: l’acido folico, quello usato in integratori e alimenti fortificati, non esiste in natura. È una forma sintetica, più stabile e con una biodisponibilità generalmente più alta rispetto ai folati alimentari, ma che richiede una conversione metabolica in più passaggi per diventare biologicamente attiva. Per questo motivo negli ultimi anni si è diffuso anche l’uso del folato attivo (5-metiltetraidrofolato, o 5-MTHF), una forma che non richiede alcuni dei passaggi di conversione enzimatica necessari per l’acido folico tradizionale, un’informazione utile soprattutto per chi ha caratteristiche genetiche che rendono questa conversione meno efficiente.
Le domande più comuni
Quanto folato serve ogni giorno? Il fabbisogno varia con età e condizione fisiologica, ed è più elevato in gravidanza e allattamento: per un’indicazione personalizzata è sempre bene fare riferimento ai livelli di assunzione raccomandati (LARN) o al proprio medico, poiché le esigenze individuali possono differire.
Si può assumere troppo folato? Con gli alimenti è praticamente impossibile superare le soglie di sicurezza. Con gli integratori, invece, è bene rispettare le dosi indicate, perché un’assunzione elevata e prolungata di acido folico sintetico può mascherare i segni di una carenza di vitamina B12, un aspetto di cui è importante parlare con il proprio medico soprattutto in età avanzata.
La cottura distrugge tutta la vitamina B9? Non tutta, ma una parte significativa: prediligere cotture brevi e a vapore, oppure il consumo di verdure crude, aiuta a mantenere un apporto più alto di folati rispetto a lunghe bolliture.
Noebis Pharma: attenzione alla qualità anche per le vitamine del gruppo B
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Nella formulazione degli integratori a base di vitamina B9, la scelta tra acido folico e folato attivo viene valutata in base al profilo del prodotto e alle evidenze disponibili. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, specialmente in gravidanza, allattamento o in presenza di terapie farmacologiche in corso, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



