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Quando si parla di uva rossa, il riflettore finisce quasi sempre sul resveratrolo, il polifenolo che negli anni ha conquistato titoli di giornale e scaffali di integratori. Ma la buccia e la polpa non sono le uniche parti interessanti del chicco: dentro ai semi, quelli che normalmente scartiamo senza pensarci, si concentra un’altra famiglia di molecole meno famosa ma altrettanto studiata: le proantocianidine oligomeriche, note con la sigla OPC.

Sono composti che l’industria enologica conosce bene, perché contribuiscono alla struttura e all’astringenza dei vini rossi, e che la ricerca fitochimica osserva da decenni per capire come si comportano nell’organismo umano. Vediamo di cosa si tratta, dove si trovano e cosa possiamo dire con onestà, senza cadere in promesse che la scienza non è ancora in grado di confermare.

Cosa sono le proantocianidine oligomeriche (OPC)

Le proantocianidine appartengono alla grande famiglia dei flavonoidi, la stessa a cui appartengono anche le antocianine che colorano di viola i frutti di bosco. Il prefisso “oligomeriche” indica che si tratta di catene formate dall’unione di poche unità elementari, in genere derivate dalla catechina e dall’epicatechina, due molecole presenti anche nel tè verde e nel cacao.

Questa struttura a catena corta le distingue dai tannini condensati più lunghi e complessi, ed è proprio la lunghezza della catena a determinarne le caratteristiche chimiche, come la solubilità e la capacità di legarsi ad altre sostanze presenti nei tessuti vegetali.

Dove si trovano in natura, oltre ai semi d’uva

I semi di uva rossa (Vitis vinifera) sono una delle fonti più concentrate di OPC conosciute, ma non sono affatto le uniche. Queste molecole compaiono, in proporzioni diverse, anche in:

  • corteccia di pino marittimo, da cui si ricava il noto estratto standardizzato utilizzato in fitoterapia;
  • mirtilli neri e altri piccoli frutti di bosco;
  • mele, in particolare nella buccia;
  • cacao crudo e cioccolato fondente ad alta percentuale;
  • corteccia di alcune leguminose e nella cannella.

Il fatto che la stessa classe di molecole compaia in fonti botaniche così diverse ha reso le OPC un soggetto di studio trasversale tra fitochimica, enologia e nutrizione.

Come si ottiene l’estratto di semi d’uva

Nell’industria degli integratori, l’estratto di semi d’uva si ottiene attraverso processi di macinazione ed estrazione idroalcolica dei semi essiccati, un sottoprodotto della lavorazione enologica che altrimenti verrebbe scartato. Gli estratti in commercio vengono generalmente standardizzati in percentuale di proantocianidine, un dato che permette di confrontare prodotti diversi in modo più oggettivo rispetto alla semplice quantità di estratto grezzo dichiarata in etichetta.

Questo tipo di riutilizzo dei residui della filiera vitivinicola è anche un esempio interessante di economia circolare applicata al settore agroalimentare italiano, che è tra i principali produttori europei di uva da vino.

Cosa dice davvero la ricerca scientifica

La letteratura scientifica sulle proantocianidine di semi d’uva è ampia ma in gran parte condotta su modelli cellulari, animali o in studi clinici preliminari con campioni ridotti. Diversi gruppi di ricerca, tra cui autori europei e nordamericani, hanno indagato il comportamento di queste molecole come polifenoli ad attività antiossidante in vitro, un dato di chimica analitica ben documentato: gli OPC neutralizzano efficacemente i radicali liberi in laboratorio.

È importante però essere precisi su un punto: a oggi l’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) non ha autorizzato claim salutistici specifici per gli estratti di semi d’uva o per le proantocianidine oligomeriche destinati agli alimenti e agli integratori. Questo significa che, allo stato attuale della normativa europea, non è consentito affermare che questi estratti “combattano l’invecchiamento”, “proteggano la circolazione” o abbiano altri effetti fisiologici specifici sull’organismo umano quando assunti come integratore. La ricerca è viva e in evoluzione, ma la traduzione di un dato di laboratorio in un beneficio dimostrato per la salute umana richiede un percorso regolatorio lungo, che per questa sostanza non si è ancora concluso.

Chi è interessato a questi composti farebbe bene a guardare con occhio critico anche le fonti divulgative: molte informazioni circolanti online anticipano conclusioni che la ricerca clinica controllata non ha ancora confermato in modo definitivo.

OPC e resveratrolo: stessa pianta, molecole diverse

Vale la pena chiarire un equivoco comune: OPC e resveratrolo non sono la stessa cosa, anche se entrambi provengono dall’uva rossa. Il resveratrolo è uno stilbene concentrato soprattutto nella buccia degli acini, mentre le proantocianidine sono flavonoidi concentrati nei semi. Chimicamente appartengono a famiglie diverse, con strutture, comportamenti e percorsi di ricerca distinti, anche se entrambi vengono spesso etichettati genericamente come “antiossidanti dell’uva” nel linguaggio comune.

Un ingrediente della tradizione, letto con gli occhi della scienza di oggi

L’uso di preparati a base di semi d’uva e di corteccia di pino ha una storia che si intreccia con la fitoterapia europea del secondo Novecento, quando alcuni ricercatori francesi iniziarono a isolare e caratterizzare questi composti. Da allora la classe delle proantocianidine è diventata uno dei capitoli più studiati della chimica dei polifenoli vegetali, un campo che continua a produrre pubblicazioni scientifiche ogni anno, spesso concentrate sulla caratterizzazione chimica e sulla biodisponibilità di queste molecole più che su effetti clinici conclamati.

Domande frequenti

Le proantocianidine dei semi d’uva sono la stessa cosa del resveratrolo?
No. Sono entrambe molecole polifenoliche presenti nell’uva, ma appartengono a famiglie chimiche diverse e si concentrano in parti diverse dell’acino: il resveratrolo nella buccia, le OPC nei semi.

Gli estratti di semi d’uva hanno un claim di salute approvato dall’EFSA?
No, ad oggi non risultano claim salutistici specifici autorizzati dall’EFSA per gli estratti di semi d’uva o per le proantocianidine oligomeriche.

Dove si trovano le OPC oltre che nei semi d’uva?
Anche nella corteccia di pino marittimo, nei mirtilli, nelle mele (soprattutto nella buccia) e nel cacao crudo.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, guidata da un team di farmacisti, che sviluppa e produce integratori alimentari nel proprio stabilimento, offrendo anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre buona norma parlarne con il proprio medico o farmacista di fiducia.