Lungo le rotte carovaniere che per millenni hanno attraversato il Corno d’Africa e la Penisola Arabica, una resina dorata veniva raccolta incidendo la corteccia di alberi capaci di crescere quasi sul nudo roccia. Era l’incenso, o meglio una delle piante da cui si ricava: la Boswellia. Oggi quella stessa resina, ridotta in estratto standardizzato, compare in molti integratori pensati per chi cerca sostegno al benessere articolare. Vale la pena capire cosa sia davvero, cosa dice oggi la scienza e — soprattutto — cosa non si può ancora affermare con certezza.
Cos’è la Boswellia
Boswellia serrata è un albero originario dell’India, del Medio Oriente e del Corno d’Africa, appartenente alla stessa famiglia botanica (Burseraceae) di altre specie note per la produzione di resine aromatiche. Incidendo la corteccia, la pianta essuda una resina gommosa che, una volta essiccata, viene lavorata per ottenere estratti utilizzati sia in profumeria e in ambito rituale — è una delle resine bruciate come incenso nelle tradizioni religiose di mezzo mondo — sia, storicamente, nella medicina ayurvedica indiana, dove viene chiamata “shallaki” ed è impiegata da secoli come parte della farmacopea tradizionale.
Il componente della resina che ha attirato maggiore interesse scientifico è il gruppo degli acidi boswellici, molecole triterpeniche tra cui l’acido 3-O-acetil-11-cheto-beta-boswellico (indicato spesso con la sigla AKBA), considerata la frazione più attiva negli estratti standardizzati che si trovano oggi in commercio.
Cosa studia la ricerca scientifica
Gli acidi boswellici sono stati oggetto, negli ultimi decenni, di un consistente filone di ricerca in vitro e su modelli animali, focalizzato in particolare sulla loro interazione con l’enzima 5-lipossigenasi, coinvolto nella sintesi di alcuni mediatori del sistema immunitario. Su questa base sono stati condotti anche alcuni studi clinici preliminari sull’uomo, di dimensioni generalmente contenute, che hanno esplorato l’effetto di estratti di Boswellia sul benessere articolare e sulla mobilità in diverse popolazioni di soggetti.
Si tratta però, nel complesso, di un corpo di evidenze ancora eterogeneo per qualità metodologica, dimensione dei campioni e standardizzazione degli estratti utilizzati (il contenuto di AKBA può variare molto da un prodotto all’altro). Le revisioni sistematiche più recenti concordano nel descrivere i risultati come promettenti ma non ancora definitivi, sottolineando la necessità di studi randomizzati più ampi e meglio controllati prima di poter parlare di evidenza scientifica consolidata.
Cosa dice l’EFSA: nessun claim autorizzato, botanicals “on hold”
Su questo punto è importante essere precisi. La Boswellia rientra nel gruppo delle sostanze vegetali, i cosiddetti “botanicals”, per cui l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sospeso da anni la valutazione definitiva delle richieste di claim di salute, in attesa di un quadro normativo specifico ancora in fase di definizione a livello europeo. Questo significa che, ad oggi, non esiste alcun claim di salute autorizzato dal Regolamento (CE) n. 1924/2006 per la Boswellia o per gli acidi boswellici: non è quindi consentito attribuirle in etichetta o in comunicazione effetti dichiarati come “riduce l’infiammazione”, “allevia il dolore articolare” o simili, indipendentemente da quanto suggerito dagli studi preliminari o dalla tradizione d’uso.
La distinzione tra uso tradizionale, ricerca scientifica in corso e claim regolatorio autorizzato è la stessa che vale per molte altre sostanze vegetali molto diffuse: la presenza di un ingrediente in tanti prodotti e la sua storia d’uso, per quanto lunga e radicata, non equivalgono a un’approvazione delle sue proprietà da parte delle autorità competenti.
Tradizione ayurvedica e uso moderno: due piani da tenere distinti
Nella medicina ayurvedica, la Boswellia viene descritta da testi che risalgono a diversi secoli fa come rimedio per il sostegno della mobilità e per il benessere generale dell’organismo. Questo patrimonio di conoscenza tradizionale è reale e documentato, ed è parte del motivo per cui la sostanza ha attirato l’interesse dei ricercatori occidentali a partire dagli anni ’80 del Novecento. Ma la tradizione d’uso, per quanto rispettabile, risponde a criteri diversi da quelli della moderna valutazione regolatoria europea sui claim di salute, che richiede evidenze scientifiche solide, riproducibili e valutate da un organismo indipendente come l’EFSA. I due piani — storia della pianta e stato attuale della normativa — vanno sempre tenuti separati quando si parla di un prodotto in vendita oggi in Europa.
Sicurezza e attenzioni
Gli estratti di Boswellia sono generalmente considerati ben tollerati negli studi disponibili, con occasionali segnalazioni di disturbi gastrointestinali lievi. Come per ogni sostanza vegetale, è comunque opportuno rispettare i dosaggi indicati in etichetta e confrontarsi con il proprio medico o farmacista prima dell’assunzione in presenza di terapie farmacologiche in corso (in particolare farmaci metabolizzati dal fegato), gravidanza, allattamento, o prima di somministrarla a bambini, categorie per cui i dati disponibili sono generalmente più limitati.
Domande frequenti
Boswellia e curcuma sono la stessa cosa?
No, sono due piante completamente diverse. La curcuma (Curcuma longa) è una radice della famiglia dello zenzero, ricca di curcumina, mentre la Boswellia è una resina d’albero ricca di acidi boswellici. Vengono talvolta associate negli integratori proprio perché entrambe sono oggetto di ricerca scientifica su meccanismi simili, ma restano sostanze distinte, ciascuna priva di claim di salute autorizzato dall’EFSA.
“Incenso” e Boswellia sono la stessa cosa?
L’incenso commerciale bruciato a scopo aromatico o rituale può derivare da diverse specie di Boswellia (tra cui Boswellia sacra e Boswellia carterii, oltre alla serrata), ma gli estratti usati negli integratori alimentari sono lavorati, standardizzati e destinati esclusivamente all’assunzione orale: non vanno confusi con la resina grezza bruciata.
Quando saranno disponibili claim ufficiali sulla Boswellia?
Non è possibile dare una tempistica: la valutazione dei botanicals da parte dell’EFSA è ferma da anni in attesa di un quadro normativo europeo dedicato. Fino a quel momento, qualsiasi comunicazione corretta deve limitarsi a descrivere la pianta e lo stato della ricerca, senza attribuirle effetti dichiarati.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



