Negli anni ’90 una trasmissione televisiva americana lanciò un’espressione che avrebbe fatto il giro del mondo: il “paradosso francese”. Come è possibile, si chiedevano i ricercatori, che in Francia si consumino formaggi, burro e grassi saturi in quantità, eppure l’incidenza di malattie cardiovascolari resti più bassa che in altri paesi occidentali? Una delle ipotesi proposte chiamava in causa il vino rosso, e in particolare una molecola contenuta nella buccia dell’uva: il resveratrolo. Da lì è iniziata una delle storie mediatiche più lunghe nel mondo della nutrizione, che vale la pena ripercorrere separando con cura la scienza dalla leggenda.
Cos’è il resveratrolo
Il resveratrolo è un polifenolo appartenente alla famiglia degli stilbeni. In natura non viene prodotto per “fare bene a noi”: è una fitoalessina, cioè una sostanza che alcune piante sintetizzano come meccanismo di difesa contro funghi, batteri, raggi UV e stress ambientali. Lo si trova soprattutto nella buccia dell’uva rossa (da cui il legame con il vino), ma anche nei mirtilli, nelle arachidi e, in concentrazioni particolarmente elevate, nella radice di Reynoutria japonica (conosciuta anche come Polygonum cuspidatum), pianta della tradizione erboristica dell’Asia orientale e oggi la fonte più comune di resveratrolo negli integratori in commercio.
Dal paradosso francese alle sirtuine: come è nato il mito della “molecola della longevità”
Dopo l’ipotesi del paradosso francese, la vera esplosione mediatica del resveratrolo arriva negli anni 2000, quando alcuni studi di laboratorio (in vitro e su organismi semplici come lieviti, vermi e moscerini della frutta, poi su topi) suggerirono un legame tra il resveratrolo e l’attivazione di proteine chiamate sirtuine, coinvolte nella regolazione del metabolismo cellulare e ipotizzate come possibili “interruttori” della longevità. La stampa generalista trasformò rapidamente questi risultati preliminari in titoli come “la molecola che imita il digiuno” o “l’elisir di lunga vita nel bicchiere di vino”.
La realtà scientifica è più cauta e più interessante. Molti di quei primi risultati, ottenuti su organismi molto semplici o con dosi di resveratrolo enormemente superiori a quelle ottenibili con l’alimentazione o con un normale integratore, non si sono tradotti in evidenze altrettanto solide sull’uomo. La ricerca su resveratrolo e invecchiamento cellulare, metabolismo del glucosio e salute cardiovascolare è tuttora attiva, con studi clinici di dimensioni ridotte e risultati non sempre concordanti tra loro: un campo di ricerca legittimo e vivo, ma non una conclusione già scritta.
Cosa dice davvero la normativa europea
Va detto con chiarezza, perché è il punto su cui il marketing tende a scivolare più spesso: l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha valutato nel tempo diverse richieste di indicazioni sulla salute relative al resveratrolo, riguardanti in particolare la protezione cardiovascolare e l’azione antiossidante, senza che venisse concessa un’autorizzazione. Ad oggi, nel Registro UE delle indicazioni sulla salute, non risulta alcun health claim autorizzato specificamente per il resveratrolo assunto come integratore alimentare. Questo significa che nessuna azienda può legalmente affermare che un prodotto a base di resveratrolo “protegge il cuore”, “rallenta l’invecchiamento” o “allunga la vita”: sono affermazioni che il quadro normativo europeo non consente, indipendentemente dalla quantità di articoli scientifici preliminari disponibili in rete.
E il vino rosso? Sfatiamo un equivoco frequente
È importante essere onesti su un punto che genera spesso confusione: le quantità di resveratrolo effettivamente presenti in un bicchiere di vino rosso sono molto piccole, dell’ordine di qualche milligrammo per litro, mentre gli studi clinici che hanno indagato effetti misurabili hanno generalmente utilizzato dosi di decine o centinaia di milligrammi al giorno, quantità che richiederebbero il consumo di diversi litri di vino. Bere vino “per il resveratrolo” non ha quindi alcun senso pratico, e va ricordato che l’alcol resta una sostanza che le autorità sanitarie, incluso il Ministero della Salute, non associano ad alcun beneficio per la salute: le linee guida più recenti indicano che non esiste un consumo di alcol privo di rischi. Chi è interessato al resveratrolo per motivi di ricerca personale dovrebbe quindi guardare, semmai, agli integratori dedicati o alle fonti alimentari non alcoliche come uva rossa e mirtilli, non al vino.
Sicurezza e attenzioni
- il resveratrolo può interferire con il metabolismo epatico di alcuni farmaci (in particolare quelli metabolizzati attraverso il sistema enzimatico del citocromo P450) e con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti: chi li assume dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di iniziare un integratore;
- a dosaggi elevati sono stati riportati, in alcuni studi, disturbi gastrointestinali lievi;
- non essendo disponibili dati di sicurezza sufficienti, l’uso in gravidanza e allattamento non è raccomandato senza parere medico;
- le formulazioni in commercio possono variare molto per titolazione e fonte botanica (uva rossa vs. Reynoutria japonica): leggere sempre l’etichetta per conoscere la quantità effettiva di resveratrolo per dose, non solo il nome della pianta di origine.
Domande frequenti
Il resveratrolo allunga davvero la vita?
Non esistono evidenze scientifiche solide su questo negli esseri umani. Gli studi che hanno alimentato questa idea riguardano in gran parte organismi molto diversi da noi (lieviti, vermi, moscerini, in alcuni casi topi) e dosi non paragonabili a quelle di un integratore standard.
Meglio l’integratore o bere un bicchiere di vino al giorno?
Le due cose non sono equiparabili: le quantità di resveratrolo nel vino sono minime rispetto alle dosi studiate, e l’alcol comporta comunque rischi per la salute che nessun presunto beneficio del resveratrolo compensa.
Da cosa deriva il resveratrolo negli integratori italiani?
Più comunemente dall’estratto di radice di Reynoutria japonica (Polygonum cuspidatum), talvolta da estratto di buccia d’uva rossa: sono fonti botaniche diverse, verificabili sempre in etichetta.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



