Nei conventi medievali, i monaci carmelitani la coltivavano con cura per distillarne un’acqua profumata che chiamavano “acqua di melissa” o “acqua dei Carmelitani”: la si beveva a gocce, diluita, per calmare i nervi e favorire la digestione dopo i pasti pesanti. Otto secoli dopo, quella stessa pianta dal profumo di limone continua a comparire tra gli ingredienti più studiati per il relax e il benessere digestivo. Si chiama Melissa officinalis, ed è una delle piante della tradizione erboristica europea più solidamente documentate, sia dal punto di vista storico sia da quello scientifico.
Cos’è la Melissa officinalis
La Melissa officinalis, comunemente chiamata melissa o “erba limoncina”, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Lamiaceae, la stessa di menta, salvia e rosmarino. Originaria del bacino del Mediterraneo orientale e dell’Asia occidentale, si è naturalizzata in tutta Europa, dove cresce spontanea lungo siepi, margini boschivi e terreni incolti. Il nome del genere, Melissa, deriva dal greco “melissa”, ape: le sue infiorescenze, ricche di nettare, attirano da sempre gli sciami, tanto che in passato si strofinavano le arnie con le sue foglie per attirare o trattenere le api.
Le foglie, ovali e leggermente dentellate, se sfregate rilasciano un intenso profumo di limone, dovuto alla presenza di oli essenziali volatili. È proprio questa fragranza distintiva a rendere la melissa riconoscibile e a giustificarne l’ampio uso, fin dall’antichità, sia in cucina sia nella preparazione di infusi e acque aromatiche.
Una tradizione d’uso che attraversa i secoli
Il rapporto tra l’uomo e la melissa è documentato da oltre duemila anni. Già Dioscoride e Plinio il Vecchio ne descrivevano le proprietà nei loro trattati botanici, e nel Medioevo la pianta trovò largo impiego negli orti dei monasteri europei, coltivata insieme ad altre erbe officinali per la preparazione di rimedi tradizionali. Paracelso la definì “l’elisir di lunga vita”, mentre l’già citata “acqua di melissa dei Carmelitani”, messa a punto nel XVII secolo dai monaci dell’omonimo ordine, divenne uno dei preparati erboristici più diffusi in Francia per generazioni.
Questa lunga storia d’uso tradizionale è oggi riconosciuta anche a livello regolatorio europeo: il Comitato per i medicinali vegetali dell’Agenzia Europea per i Medicinali (HMPC-EMA) ha pubblicato una monografia comunitaria su Melissae folium (foglia di melissa), che ne descrive l’impiego tradizionale per alleviare i lievi sintomi di stress mentale e favorire il sonno, oltre che per i lievi disturbi gastrointestinali, incluso il gonfiore. Si tratta, va precisato, di un riconoscimento di uso tradizionale consolidato nel tempo, categoria normativa distinta dalle indicazioni sulla salute (claim) autorizzate per gli integratori alimentari, che restano regolate separatamente dal Regolamento (CE) 1924/2006 e dal registro EFSA.
Cosa contiene la melissa: la chimica dietro il profumo
Il profilo fitochimico della melissa è ricco e ben caratterizzato dalla letteratura scientifica. Le foglie contengono un olio essenziale composto principalmente da aldeidi monoterpeniche come citrale (una miscela di geranial e neral) e citronellale, responsabili del caratteristico aroma di limone. Accanto all’olio essenziale, la melissa è particolarmente ricca di acido rosmarinico, un composto polifenolico ad attività antiossidante presente in concentrazioni significative anche in altre Lamiaceae come rosmarino e salvia, oltre a flavonoidi, tannini e piccole quantità di triterpeni.
È proprio questa combinazione di componenti, e in particolare l’interazione tra acido rosmarinico e frazione volatile, a essere oggetto di gran parte della ricerca farmacologica moderna sulla pianta.
Cosa dice davvero la ricerca scientifica
Al di là della tradizione, negli ultimi vent’anni diversi studi controllati hanno indagato gli effetti di estratti standardizzati di melissa sull’uomo, in particolare su parametri legati a umore, performance cognitiva e qualità del sonno percepita. Un lavoro spesso citato in letteratura, pubblicato su Psychosomatic Medicine da Kennedy e colleghi (2004), ha osservato che la somministrazione acuta di un estratto di Melissa officinalis era associata, in volontari sani sottoposti a stress da laboratorio, a un miglioramento dei parametri soggettivi di calma e a una riduzione dell’attivazione legata allo stress, rispetto al placebo. Un altro studio pilota, condotto da Cases e colleghi e pubblicato nel 2011 sul Mediterranean Journal of Nutrition and Metabolism, ha esplorato l’uso di un estratto di foglie di melissa in volontari con lieve ansia e disturbi del sonno, osservando un miglioramento dei punteggi riportati dopo alcune settimane di assunzione.
È importante essere precisi: si tratta di studi condotti su campioni relativamente piccoli, spesso con estratti specifici e dosaggi standardizzati non sempre confrontabili tra loro, e la ricerca, per quanto promettente, non ha ancora raggiunto il livello di evidenza richiesto dall’EFSA per autorizzare un claim sulla salute specifico per gli integratori alimentari a base di melissa. Ad oggi, nel registro europeo delle indicazioni sulla salute, i claim relativi alla melissa restano nella categoria “under assessment” (in fase di valutazione) oppure non autorizzati per uso commerciale. Questo significa che chi vende un integratore a base di melissa non può, per legge, promettere che “calma l’ansia” o “fa dormire”: può però, correttamente, richiamarne l’impiego nella tradizione erboristica europea, come facciamo in questo articolo.
Il ruolo tradizionale nella digestione
Accanto al filone “rilassamento”, esiste una seconda linea di utilizzo tradizionale della melissa, altrettanto antica: quella digestiva. L’infuso di foglie di melissa, assunto dopo i pasti, è stato per secoli un rimedio casalingo contro il senso di gonfiore, i piccoli spasmi addominali e la lentezza digestiva, un uso che trova oggi riscontro nella già citata monografia HMPC-EMA sui disturbi gastrointestinali lievi. Anche in questo caso si tratta di un impiego basato sulla tradizione d’uso, non di un claim sulla salute autorizzato per gli integratori alimentari.
Come si utilizza la melissa
La forma più antica e diffusa resta l’infuso: un cucchiaio di foglie essiccate in una tazza d’acqua calda, lasciato in infusione per 5-10 minuti, da bere preferibilmente lontano dai pasti principali se l’obiettivo è il relax serale, oppure dopo mangiato per l’uso digestivo tradizionale. In fitoterapia moderna si trovano anche estratti secchi titolati in acido rosmarinico, tinture idroalcoliche e integratori in capsule o compresse, spesso in formulazioni multi-ingrediente insieme ad altre piante della “routine serale” come passiflora, valeriana ed escolzia (di cui abbiamo parlato anche nel nostro approfondimento dedicato alle piante della sera). La scelta tra le diverse forme dipende dall’uso che se ne vuole fare e va sempre valutata con il proprio farmacista di fiducia, che può indicare il prodotto e il dosaggio più adatti.
Sicurezza e avvertenze
La melissa è generalmente considerata ben tollerata alle dosi tradizionalmente utilizzate. Come per ogni pianta officinale, restano tuttavia alcune attenzioni da conoscere: è prudente evitarne l’uso in gravidanza e allattamento in assenza di indicazione specifica del medico, per mancanza di dati di sicurezza sufficienti in queste condizioni. Alcuni studi preliminari su modelli sperimentali hanno suggerito una possibile interferenza con l’attività della tiroide ad alte dosi, un dato che invita alla cautela nelle persone con patologie tiroidee, che dovrebbero sempre chiedere consiglio al proprio medico prima dell’uso. È inoltre buona norma non associare la melissa ad altri sedativi o ipnotici senza supervisione medica, per un possibile effetto additivo, e prestare attenzione in caso di interventi chirurgici programmati, sospendendone l’uso nei giorni precedenti su indicazione del medico o dell’anestesista.
Domande frequenti
La melissa fa venire sonno subito dopo averla bevuta?
No: si tratta di una pianta della tradizione erboristica associata al relax serale, non di un sedativo ad azione rapida e garantita. Gli effetti, quando presenti, sono generalmente descritti come un blando favorire del rilassamento nel tempo, non un’azione ipnotica immediata.
Melissa e melissa, passiflora ed escolzia: che differenza c’è?
Sono piante diverse, spesso associate nella tradizione erboristica serale proprio per un possibile effetto complementare. Nel nostro articolo “Melissa, passiflora ed escolzia” trovi una panoramica generale sulle tre piante; qui abbiamo voluto approfondire nello specifico botanica, storia e letteratura scientifica della sola Melissa officinalis.
Si può bere l’infuso di melissa tutti i giorni?
Per un uso occasionale o per periodi limitati, l’infuso è generalmente considerato sicuro negli adulti sani. Per un utilizzo prolungato o continuativo è comunque sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista, soprattutto in presenza di altre terapie in corso.
Noebis Pharma e la qualità degli integratori a base di piante officinali
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



