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Tra le decine di migliaia di sostanze vegetali che la ricerca nutrizionale ha analizzato negli ultimi trent’anni, l’idrossitirosolo occupa un posto raro: è uno dei pochissimi polifenoli per cui l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha riconosciuto un’indicazione sulla salute (health claim) ufficialmente autorizzata nel Regolamento (UE) 432/2012. Non è un dettaglio da poco, in un settore dove la maggior parte dei composti vegetali resta ancora nella zona grigia della “tradizione d’uso” senza claim autorizzati.

Cos’è l’idrossitirosolo

L’idrossitirosolo (nome chimico: 3,4-diidrossifeniletanolo) è un polifenolo semplice appartenente alla famiglia dei feniletanoidi. Si forma naturalmente nelle olive e nell’olio extravergine di oliva a partire dall’oleuropeina, un’altra molecola tipica della pianta di ulivo (Olea europaea), attraverso processi enzimatici che avvengono durante la maturazione del frutto e la lavorazione dell’olio. È presente anche, in quantità minori, nel vino rosso e in alcune erbe aromatiche mediterranee.

Dal punto di vista chimico è una molecola piccola e particolarmente efficiente nel neutralizzare i radicali liberi: è considerato uno degli antiossidanti naturali più potenti mai misurati in laboratorio, con un’attività che in diversi studi in vitro supera quella della vitamina C e della vitamina E a parità di concentrazione. Va precisato subito che un’elevata capacità antiossidante misurata in provetta non equivale automaticamente a un beneficio clinico dimostrato nell’organismo umano: è proprio per colmare questa distanza che l’EFSA ha valutato, caso per caso, quali affermazioni sui polifenoli dell’olio d’oliva fossero effettivamente supportate da evidenze solide.

Il claim EFSA autorizzato: cosa dice esattamente

Nel 2011 l’EFSA ha pubblicato un parere scientifico favorevole a un’indicazione specifica sui polifenoli dell’olio d’oliva, poi recepita nel Regolamento (UE) 432/2012 che elenca le indicazioni sulla salute consentite sugli alimenti nell’Unione Europea. Il claim autorizzato recita, in sintesi: “i polifenoli dell’olio d’oliva contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo”.

Il claim non è generico: può essere utilizzato solo per un olio d’oliva che contenga almeno 5 mg di idrossitirosolo e suoi derivati (ad esempio il complesso dell’oleuropeina e il tirosolo) per ogni 20 g di olio, e informando il consumatore che l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione giornaliera di 20 g di olio d’oliva. È un esempio interessante di come la normativa europea sui claim funzioni: non basta che una sostanza sia presente in un alimento, serve una soglia quantitativa precisa e una modalità d’uso definita perché l’indicazione possa comparire in etichetta.

È importante essere precisi sul perimetro di questo claim: riguarda la protezione dei lipidi ematici (i grassi circolanti nel sangue, incluso il colesterolo LDL) dall’ossidazione, un processo biochimico implicato nei meccanismi iniziali dell’aterosclerosi. Non si tratta di un’indicazione terapeutica: l’idrossitirosolo non previene, non cura e non tratta alcuna malattia cardiovascolare, e nessuna comunicazione commerciale può legittimamente affermarlo. Il claim descrive un meccanismo fisiologico di protezione antiossidante, non un effetto clinico su una patologia.

Oleuropeina e idrossitirosolo: che differenza c’è

Chi ha letto etichette di integratori a base di foglia d’olivo avrà probabilmente incontrato il nome “oleuropeina” più spesso di “idrossitirosolo”. Le due molecole sono strettamente collegate: l’oleuropeina è il composto più abbondante nella foglia e nel frutto acerbo dell’ulivo, e nel corso della maturazione del frutto e della conservazione dell’olio si idrolizza progressivamente, liberando idrossitirosolo come uno dei suoi principali metaboliti. Questo spiega perché un olio extravergine ben conservato e non troppo raffinato tende ad avere un profilo di polifenoli più ricco rispetto a un olio raffinato o molto stagionato, dove parte di questi composti si degrada nel tempo.

Dove si trova, oltre all’olio d’oliva

Le fonti alimentari principali di idrossitirosolo sono le olive da tavola (soprattutto quelle nere naturalmente fermentate) e l’olio extravergine di oliva ottenuto per spremitura a freddo, che ne conserva una quota maggiore rispetto ai processi di raffinazione ad alte temperature. Quantità più modeste si trovano nel vino rosso, dove derivano in parte dal metabolismo dell’organismo a partire da un altro composto, la tirosolo, e in tracce in alcune tisane a base di foglia di ulivo. La dieta mediterranea tradizionale, con un consumo regolare di olio extravergine come principale fonte di grassi, resta il contesto alimentare in cui l’assunzione di questo polifenolo è storicamente più elevata e meglio studiata.

Cosa dice la ricerca oltre al claim autorizzato

Al di là dell’indicazione ufficiale sui lipidi ematici, l’idrossitirosolo è oggetto di un filone di ricerca molto attivo su altri fronti: studi preclinici e alcuni studi clinici di piccole dimensioni hanno esplorato il suo possibile ruolo nella modulazione dell’infiammazione di basso grado, nella funzione endoteliale e nella salute della pelle esposta a stress ossidativo ambientale. Si tratta, va sottolineato con chiarezza, di ambiti di ricerca in corso: l’EFSA non ha autorizzato claim aggiuntivi su questi effetti, e diverse domande di autorizzazione presentate da aziende produttrici su indicazioni più ampie (ad esempio su infiammazione o invecchiamento cellulare) sono state respinte per insufficienza di prove scientificamente solide secondo i criteri EFSA. La distinzione tra “argomento di ricerca promettente” e “beneficio dimostrato e autorizzabile in etichetta” è uno dei cardini del sistema europeo dei claim, ed è bene che chi si informa su questi temi la tenga sempre presente.

Uno sguardo storico

L’interesse scientifico per i polifenoli dell’olio d’oliva nasce in buona parte dagli studi epidemiologici degli anni ’60 sulla dieta mediterranea, che avevano osservato tassi di mortalità cardiovascolare più bassi nelle popolazioni del bacino del Mediterraneo rispetto ad altre popolazioni occidentali con consumi alimentari diversi. Per decenni l’attenzione si è concentrata soprattutto sul profilo lipidico dell’olio d’oliva (ricco di acido oleico, un grasso monoinsaturo). Solo a partire dagli anni ’90, con il perfezionamento delle tecniche di analisi chimica, i ricercatori hanno iniziato a isolare e studiare sistematicamente la frazione polifenolica dell’olio, arrivando a identificare l’idrossitirosolo come uno dei componenti più bioattivi. Il percorso che ha portato dal primo isolamento della molecola al riconoscimento normativo europeo del 2012 è durato quindi oltre vent’anni di ricerca cumulativa.

Domande frequenti

L’idrossitirosolo abbassa il colesterolo?
No. Il claim autorizzato riguarda la protezione dei lipidi ematici dall’ossidazione, non una riduzione dei livelli di colesterolo. Sono due meccanismi fisiologici distinti.

Un olio extravergine di oliva qualsiasi contiene abbastanza idrossitirosolo per il claim?
Non necessariamente: la soglia di 5 mg per 20 g di olio richiesta dal claim non è garantita in tutti gli oli, e dipende da varietà dell’oliva, metodo di raccolta, tempi di lavorazione e conservazione. Gli oli spremuti a freddo e consumati freschi tendono ad avere un contenuto più elevato.

Gli integratori di idrossitirosolo sono equivalenti all’olio d’oliva?
Il claim EFSA descritto in questo articolo è specifico per l’olio d’oliva, non per gli integratori alimentari a base di estratti isolati: eventuali claim su un integratore richiederebbero una valutazione separata rispetto a quella condotta per l’alimento olio d’oliva.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.