È la spezia più commerciata al mondo, quella che per secoli ha mosso flotte intere lungo le rotte marittime tra Asia ed Europa, ed è anche uno degli ingredienti più citati, quasi sempre di sfuggita, negli articoli sugli integratori: la piperina, l’alcaloide responsabile della piccantezza del pepe nero (Piper nigrum). Ma cos’è davvero, al di là del suo ruolo di comprimaria nelle formulazioni a base di curcuma?
Che cos’è la piperina
La piperina è un alcaloide naturale presente soprattutto nel pericarpo (la parte esterna) dei grani di pepe nero, dove può arrivare a costituire tra il 5% e il 9% del peso secco, ma si trova anche, in quantità minori, nel pepe bianco e nel pepe lungo (Piper longum), un parente botanico meno diffuso in Occidente ma storicamente molto usato nella medicina tradizionale indiana. È lei la responsabile della sensazione pungente e piccante che associamo al pepe, un meccanismo di difesa della pianta contro erbivori e patogeni che, curiosamente, l’uomo ha imparato ad apprezzare a tavola da millenni.
Una storia lunga quanto le rotte delle spezie
Il pepe nero è originario delle coste del Malabar, nell’attuale India sud-occidentale, dove veniva coltivato e commerciato già più di duemila anni fa. Nell’antichità era talmente prezioso da essere chiamato “oro nero” e usato persino come moneta di scambio o forma di tributo: si racconta che Alarico, re dei Visigoti, tra le condizioni per risparmiare Roma nel 408 d.C. chiese, oltre a oro e argento, anche una grande quantità di pepe. Per tutto il Medioevo il controllo del commercio del pepe fu conteso tra le repubbliche marinare italiane e, più tardi, tra le potenze coloniali europee, ed è stato uno dei motori economici che spinsero le esplorazioni verso nuove rotte commerciali marittime.
Il ruolo nella biodisponibilità di altri composti
Dal punto di vista della ricerca scientifica moderna, l’interesse per la piperina si concentra soprattutto sulla sua capacità di influenzare l’assorbimento e il metabolismo di altre sostanze. Diversi studi di farmacocinetica hanno osservato che la piperina può rallentare temporaneamente alcuni processi di metabolizzazione epatica e intestinale (in particolare l’attività di enzimi come il citocromo P450 3A4 e di alcuni trasportatori di membrana), un meccanismo che può aumentare la concentrazione plasmatica di composti assunti insieme ad essa. È il motivo per cui la piperina compare spesso abbinata alla curcumina negli integratori: da sola, infatti, la curcumina viene assorbita molto scarsamente per via orale.
Va detto con chiarezza che si tratta di un meccanismo farmacocinetico, documentato dalla letteratura scientifica, non di un claim salutistico in sé. Ed è proprio per questo stesso meccanismo che la combinazione richiede attenzione: la piperina può influenzare, con lo stesso principio, anche il metabolismo di alcuni farmaci, aumentandone potenzialmente le concentrazioni ematiche. Chi segue terapie farmacologiche croniche dovrebbe quindi sempre segnalare al proprio medico o farmacista l’assunzione di integratori contenenti piperina, indipendentemente da cosa venga abbinato ad essa.
Cosa dice davvero la normativa europea
A oggi non esiste alcun claim di salute autorizzato dall’EFSA per la piperina o per il pepe nero ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006. Nessun integratore contenente piperina può quindi dichiarare, in etichetta o in pubblicità, di agire su digestione, metabolismo, assorbimento di nutrienti o altre funzioni dell’organismo come proprietà nutrizionale o sulla salute certificata. Il ruolo scientificamente documentato della piperina come “potenziatore di biodisponibilità” per altri composti resta un dato di farmacocinetica sperimentale, che non equivale, dal punto di vista regolatorio, a un’indicazione sulla salute autorizzata per la piperina stessa.
La piperina in cucina
Al di là del suo ruolo nella ricerca, il pepe nero resta prima di tutto una delle spezie più versatili della cucina di tutto il mondo: esalta il sapore di carni, verdure, legumi e persino di alcuni dolci speziati della tradizione nordeuropea. Una curiosità: la piccantezza percepita del pepe si riduce sensibilmente con la cottura prolungata ad alte temperature, motivo per cui in molte cucine, da quella indiana a quella francese, si consiglia di macinarlo fresco al momento di servire, piuttosto che aggiungerlo a inizio cottura.
Le domande più comuni
La piperina fa dimagrire? Non esiste alcun claim EFSA autorizzato in questo senso. Il suo effetto documentato riguarda l’assorbimento di altri composti, non un’azione diretta e autorizzata sul peso corporeo.
Piperina e pepe nero sono la stessa cosa? No: il pepe nero è la spezia intera, la piperina è uno dei suoi principi attivi, generalmente estratto e concentrato negli integratori a percentuali molto più alte di quelle presenti nella spezia usata in cucina.
È sicuro assumere piperina insieme a farmaci? Proprio per il suo effetto documentato sugli enzimi metabolici, chi assume farmaci in modo continuativo dovrebbe sempre parlarne prima con il proprio medico o farmacista.
Il punto di vista di Noebis Pharma
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Lavorare ogni giorno con materie prime botaniche come la piperina significa anche conoscerne a fondo i meccanismi d’azione e i limiti regolatori, per garantire etichette e comunicazioni sempre conformi alla normativa europea. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



