Tra i mille composti presenti nelle piante che finiscono, quasi senza che ce ne accorgiamo, nella nostra tazza di tè o nel piatto di verdure, c’è un flavonoide che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione della ricerca scientifica: l’apigenina. Il nome può suonare tecnico, ma la sostanza è tutt’altro che esotica: è uno dei composti responsabili, per esempio, del profumo e delle proprietà storicamente attribuite alla camomilla.
Cos’è l’apigenina
Dal punto di vista chimico, l’apigenina è un flavone, una sottoclasse dei flavonoidi, la grande famiglia di polifenoli vegetali a cui appartengono anche molecole più note come la quercetina o la luteolina. Si trova in concentrazioni particolarmente elevate nei fiori di camomilla (Matricaria chamomilla), ma anche in prezzemolo, sedano, finocchio, alcuni agrumi e in numerose erbe aromatiche mediterranee.
Come molti flavonoidi, l’apigenina è un pigmento naturale: contribuisce, insieme ad altri composti, alla colorazione di fiori e foglie ed è considerata dalle piante stesse una molecola di difesa, con funzioni legate alla protezione da raggi UV e da alcuni patogeni.
Cosa dice davvero la ricerca scientifica
È importante essere chiari su un punto: gran parte degli studi disponibili sull’apigenina riguarda modelli cellulari (in vitro) o animali, mentre gli studi controllati sull’uomo sono ancora limitati. La ricerca ha esplorato diversi ambiti, tra cui l’interazione dell’apigenina con specifici recettori del sistema nervoso centrale e il suo comportamento come antiossidante in laboratorio, ma si tratta a oggi di un campo di studio in evoluzione, non di conclusioni consolidate applicabili alla popolazione generale.
Va sottolineato che, a differenza di alcune vitamine o minerali, per l’apigenina non risulta a oggi presente alcun claim sulla salute specificamente autorizzato dalla Commissione Europea nel Registro dei claim nutrizionali e sulla salute. Questo significa che, per quanto la ricerca preclinica sia interessante, non è corretto attribuire all’apigenina, o agli estratti che la contengono, effetti calmanti, rilassanti o terapeutici specifici: si tratterebbe di un’affermazione non supportata da un’autorizzazione regolatoria, indipendentemente da quanto diffusa possa essere questa convinzione nella cultura popolare.
Il legame storico con la camomilla
La camomilla è probabilmente la pianta più associata all’apigenina nell’immaginario comune, e non a caso: è tra le erbe con la tradizione d’uso più lunga e diffusa in Europa, impiegata da secoli nella preparazione di infusi serali. Questa tradizione d’uso erboristico, riconosciuta anche a livello di monografie EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) per prodotti a base di camomilla, è un dato storico-culturale distinto dai claim sulla salute regolamentati: descrive un uso tradizionale consolidato nel tempo, non un’efficacia dimostrata scientificamente secondo i criteri EFSA.
Dove si trova nella dieta quotidiana
Al di là degli integratori, l’apigenina fa parte della normale esposizione a polifenoli che si ha con una dieta ricca di vegetali. Il prezzemolo fresco è tra le fonti alimentari più concentrate, seguito da sedano, camomilla in infusione e, in misura minore, agrumi come l’arancia. Una dieta varia, ricca di ortaggi a foglia verde ed erbe aromatiche, resta il modo più naturale per includere questo e altri flavonoidi nell’alimentazione quotidiana, in linea con le raccomandazioni generali su frutta e verdura.
Domande frequenti
L’apigenina è la stessa cosa della camomilla?
No: la camomilla è una pianta che contiene apigenina insieme a molti altri composti (tra cui l’olio essenziale con bisabololo e camazulene); l’apigenina è solo uno dei costituenti responsabili del suo profilo fitochimico.
Esistono integratori a base di apigenina isolata?
Sì, esistono estratti standardizzati in apigenina, ma trattandosi di un ambito di ricerca ancora giovane è bene informarsi sempre sulla qualità e sulla tracciabilità dell’estratto, oltre che confrontarsi con un professionista sanitario.
È sicura?
Come per ogni sostanza vegetale, la sicurezza dipende da dose, forma e contesto individuale (per esempio possibili interazioni farmacologiche): il consiglio è sempre di non auto-prescriversi dosaggi elevati e di parlarne con il proprio medico o farmacista, specialmente in caso di terapie in corso.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



