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Negli scaffali degli integratori il CLA, acronimo di acido linoleico coniugato, è comparso per anni accompagnato dalla promessa di “bruciare grassi”. È una storia interessante da raccontare bene, perché mescola chimica dei grassi, allevamento animale e una valutazione scientifica europea che ha detto, con chiarezza, che quella promessa non regge. Capire il CLA per quello che è davvero, senza le scorciatoie del marketing, aiuta a leggere con occhio più critico qualsiasi claim si incontri in futuro.

Che cos’è il CLA

Il termine CLA non indica una singola molecola, ma una famiglia di isomeri dell’acido linoleico, un acido grasso polinsaturo essenziale (omega-6). Nella molecola di CLA i due doppi legami, invece di essere separati da un metilene come nell’acido linoleico “normale”, sono coniugati, cioè adiacenti. Questa piccola differenza strutturale cambia il comportamento chimico e biologico della molecola, e dà origine a diversi isomeri possibili, a seconda della posizione e della configurazione geometrica (cis o trans) dei doppi legami.

In natura, l’isomero largamente predominante è l’acido rumenico (C9,t11-CLA), che si forma nel rumine dei ruminanti come tappa intermedia della biotrasformazione batterica dell’acido linoleico assunto con il foraggio. Da qui il nome: il CLA naturale è, in pratica, un sottoprodotto della fermentazione ruminale.

Dove si trova il CLA in natura

Il CLA naturale si trova quasi esclusivamente nel grasso di prodotti derivati da ruminanti: latte e derivati (burro, formaggi, panna, yogurt interi) e carne di manzo, agnello e capra. Il contenuto varia molto ed è influenzato da fattori che riguardano l’animale, non l’etichetta del prodotto: il tipo di alimentazione (il pascolo su erba fresca aumenta il contenuto di CLA rispetto a diete a base di mangimi concentrati), la stagione, la razza e la fase di lattazione. Per questo motivo latticini e carne provenienti da animali allevati al pascolo tendono ad avere concentrazioni di CLA più elevate rispetto a quelli da allevamento intensivo, pur restando comunque quantità modeste rispetto alle dosi utilizzate negli studi con integratori.

Va sottolineato un punto spesso frainteso: il CLA presente naturalmente nel cibo (soprattutto acido rumenico) e il CLA venduto come integratore non sono la stessa cosa dal punto di vista quantitativo né, a volte, qualitativo. Gli integratori sono in genere miscele sintetiche ottenute per isomerizzazione industriale dell’acido linoleico (tipicamente da olio di semi di girasole o cartamo), e contengono spesso una combinazione bilanciata di due isomeri, l’acido rumenico (c9,t11) e l’isomero t10,c12, quest’ultimo praticamente assente in natura e oggetto della maggior parte della ricerca sul metabolismo dei grassi.

Perché il claim dimagrante non è autorizzato

Il Regolamento (CE) 1924/2006 disciplina in modo rigoroso quali indicazioni sulla salute (claim) possano essere associate agli alimenti e agli integratori in Europa, e prevede che ogni claim sia valutato scientificamente dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) prima di poter essere autorizzato. Il CLA è stato oggetto di diverse richieste di autorizzazione relative alla riduzione del grasso corporeo e al mantenimento del peso: l’EFSA ha esaminato la documentazione scientifica presentata e ha concluso, nei suoi pareri, che non era stato dimostrato un nesso di causa-effetto sufficientemente solido tra il consumo di CLA e questi effetti. Di conseguenza, i claim dimagranti relativi al CLA non figurano tra quelli autorizzati nel Registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute, e non possono essere legalmente utilizzati in etichetta o nella comunicazione commerciale di un prodotto europeo.

Questo non significa che il tema sia stato studiato poco: al contrario, il CLA (soprattutto l’isomero t10,c12) è tra gli acidi grassi più indagati in modelli animali e in alcuni trial sull’uomo, con risultati nel complesso eterogenei, spesso dose-dipendenti e non sempre replicabili. È esattamente il tipo di situazione in cui la valutazione regolatoria europea, che richiede evidenza consistente e non solo suggestiva, ha fatto la differenza tra “argomento di ricerca aperto” e “claim vendibile”.

Un acido grasso, non una bacchetta magica

Vale la pena inquadrare il CLA nel contesto più ampio dei grassi alimentari. È un acido grasso trans “buono” per certi versi peculiare: a differenza dei grassi trans industriali (derivati dall’idrogenazione parziale degli oli vegetali), il CLA di origine naturale nasce da un processo biologico nel rumine e ha un profilo diverso, motivo per cui non viene classificato insieme ai grassi trans industriali nelle normative sull’etichettatura nutrizionale. Questo non lo trasforma però in un nutriente con effetti dimostrati sulla composizione corporea: resta, allo stato delle conoscenze regolatorie europee, un componente minore della dieta con un ruolo biologico ancora in fase di chiarimento.

Cosa dice davvero la ricerca, in sintesi

Riassumendo lo stato dell’arte in modo onesto: esistono decine di studi sul CLA, alcuni condotti su animali da laboratorio con dosi molto più alte di quelle raggiungibili con la sola dieta, altri su volontari umani con risultati contrastanti su peso e massa grassa. La eterogeneità dei protocolli (isomero usato, dose, durata, popolazione studiata) rende difficile trarre conclusioni univoche, ed è proprio questa eterogeneità che ha portato l’EFSA a non ritenere il nesso causale sufficientemente dimostrato. La scienza in questo campo resta un cantiere aperto, non un caso chiuso a favore dell’integrazione.

Domande frequenti

Il CLA degli integratori è uguale a quello del formaggio o del burro?

No, o non necessariamente. Gli integratori contengono spesso miscele sintetiche con proporzioni diverse di isomeri rispetto a quanto si trova naturalmente nei grassi di derivazione animale, dove predomina l’acido rumenico.

Assumere più latticini o carne da animali al pascolo “fa dimagrire” per via del CLA?

Non ci sono basi scientifiche solide, né autorizzazioni EFSA, per affermarlo. Le quantità di CLA ottenibili dalla dieta comune sono inoltre molto inferiori a quelle utilizzate nella maggior parte degli studi sperimentali.

Il CLA è pericoloso?

Nelle quantità presenti naturalmente negli alimenti non desta preoccupazioni particolari. Per gli integratori concentrati, come per qualsiasi prodotto di questo tipo, vale la buona pratica generale di confrontarsi con il proprio medico o farmacista, specie in presenza di terapie in corso, gravidanza o allattamento.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.