C’è un colore, in natura, che racconta da solo una storia chimica: il rosa-arancio intenso dei fenicotteri, il rosso acceso della polpa di salmone selvaggio, il guscio che diventa corallo quando cuociamo gamberi e aragoste. Dietro quel colore c’è quasi sempre la stessa molecola: l’astaxantina, un pigmento naturale che negli ultimi anni è passato dalle riviste scientifiche agli scaffali degli integratori, spesso accompagnato da etichette entusiastiche come “il re degli antiossidanti”. Vale la pena capire cosa c’è di vero, cosa è ancora ricerca preliminare e cosa, semplicemente, è marketing.
Cos’è l’astaxantina e da dove arriva
L’astaxantina appartiene alla famiglia dei carotenoidi, la stessa del beta-carotene delle carote o del licopene del pomodoro, ma con una struttura chimica (xantofilla) che le conferisce un colore particolarmente intenso e una spiccata liposolubilità. In natura non la produce l’animale che la contiene: a sintetizzarla è una microalga d’acqua dolce, Haematococcus pluvialis, che la accumula come meccanismo di difesa quando l’ambiente diventa ostile (poca acqua, troppa luce, stress). Il krill e altri piccoli crostacei si nutrono di questa e altre alghe, i salmoni selvatici si nutrono di krill, e così il pigmento risale la catena alimentare fino a colorare le carni del pesce e, più su ancora, il piumaggio dei fenicotteri che si cibano di crostacei.
È per questo che il salmone selvaggio ha una polpa più intensa rispetto a molti salmoni d’allevamento (a cui l’astaxantina viene spesso aggiunta nel mangime proprio per questo motivo), e perché gamberi, aragoste e granchi assumono quella tonalità corallo tipica solo dopo la cottura, quando le proteine che tenevano “nascosto” il pigmento si denaturano.
Perché si parla tanto della sua capacità antiossidante
Dal punto di vista chimico, l’astaxantina ha una struttura che le permette di attraversare la membrana cellulare da un lato all’altro, posizionandosi in un modo che, in laboratorio, la rende efficiente nel neutralizzare alcune specie reattive dell’ossigeno. Questo è un dato di chimica di base, documentato in numerosi studi in vitro, e spiega perché l’astaxantina compaia così spesso in articoli scientifici sul tema dello stress ossidativo cellulare.
Il punto delicato è il passaggio successivo: da “efficiente antiossidante in una provetta” a “fa bene alla pelle”, “protegge gli occhi” o “migliora le prestazioni sportive” il percorso è lungo, e non è affatto detto che superi la prova degli studi clinici sull’uomo. Su questo fronte la ricerca è attiva ma ancora in gran parte preliminare: esistono studi randomizzati di piccole dimensioni su specifici ambiti (affaticamento visivo, recupero muscolare, fotoprotezione cutanea), con risultati talvolta promettenti ma non abbastanza solidi, numerosi e replicati da giustificare conclusioni definitive.
Cosa dice davvero la normativa europea
Qui serve chiarezza, perché è il punto più spesso frainteso nel marketing degli integratori. Ad oggi, nel Registro dell’Unione Europea delle indicazioni sulla salute (Reg. CE 1924/2006), non risulta autorizzata alcuna indicazione sulla salute (health claim) specificamente riferita all’astaxantina come ingrediente di integratori alimentari. Questo significa che espressioni come “il più potente antiossidante esistente”, “combatte l’invecchiamento” o “protegge dai raggi UV” non sono claim che un’azienda può legalmente attribuire a un prodotto contenente astaxantina sul mercato europeo, indipendentemente da quanti articoli scientifici preliminari vengano citati a supporto. La presenza di studi non equivale automaticamente a un’indicazione approvata: sono due piani diversi, uno è la ricerca in corso, l’altro è ciò che la legge consente di comunicare al consumatore.
Questo non significa che la molecola sia priva di interesse scientifico, tutt’altro: significa che è onesto, verso chi legge, distinguere sempre tra “si sta studiando se…” e “è dimostrato che…”.
Astaxantina naturale o sintetica: fa differenza?
In commercio si trovano due fonti principali: l’astaxantina estratta da Haematococcus pluvialis coltivata in fotobioreattori o vasche dedicate, e quella di sintesi chimica, più economica e diffusa soprattutto nei mangimi per l’acquacoltura. Le due molecole non sono identiche a livello di configurazione stereochimica (l’alga produce prevalentemente una forma, la sintesi chimica una miscela di più forme), e diversi studi hanno confrontato la biodisponibilità e l’attività antiossidante in vitro delle due versioni, con risultati generalmente a favore della forma naturale. Negli integratori destinati al consumo umano, comunque, la fonte algale è oggi la più diffusa.
Sicurezza e attenzioni
Alle dosi tipicamente utilizzate negli integratori (in genere pochi milligrammi al giorno), l’astaxantina è considerata generalmente ben tollerata. Alcune informazioni utili da conoscere prima di assumerla:
- a dosaggi molto elevati e prolungati nel tempo sono state segnalate, in letteratura, lievi colorazioni della cute (un effetto legato alla natura stessa del pigmento, non un segnale di tossicità, ma comunque da monitorare);
- essendo un carotenoide liposolubile, la sua assunzione insieme a un pasto contenente grassi ne favorisce l’assorbimento;
- non esistono dati sufficienti sulla sicurezza in gravidanza e allattamento: in questi periodi l’uso andrebbe evitato o comunque discusso prima con il medico o il farmacista;
- chi assume farmaci anticoagulanti o antiaggreganti dovrebbe segnalarlo al proprio medico prima di iniziare l’integrazione, per un consulto individuale;
- come per qualsiasi integratore, la qualità della materia prima e la tracciabilità della fonte algale fanno la differenza: integratori realizzati in stabilimenti con filiera controllata offrono maggiori garanzie rispetto a integratori generici di provenienza incerta.
Domande frequenti
L’astaxantina cura le scottature solari o previene le rughe?
No. Non esiste alcuna indicazione sulla salute autorizzata in tal senso. Alcuni studi preliminari hanno indagato un possibile ruolo nella fotoprotezione cutanea, ma si tratta di ricerca ancora in corso, non di un effetto dimostrato e comunicabile come tale. La protezione solare resta un’altra cosa, con le sue regole (filtri, evitare le ore centrali, ecc.).
Mangiare salmone dà la stessa quantità di astaxantina di un integratore?
Le quantità naturalmente presenti negli alimenti sono generalmente molto inferiori a quelle utilizzate negli studi clinici con integratori dedicati. Il salmone selvaggio resta comunque un’ottima fonte alimentare nel contesto di una dieta varia ed equilibrata.
È la stessa cosa dell’astaxantina usata nei mangimi per i salmoni d’allevamento?
La molecola di base è la stessa, ma le forme (naturale da alga o sintetica) e i dosaggi utilizzati in acquacoltura rispondono a finalità e normative completamente diverse da quelle degli integratori alimentari per uso umano.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



