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Il beta-carotene è il pigmento arancione che dà colore a carote, zucca, patate dolci e a molti altri ortaggi e frutti. In etichetta lo si trova in due vesti molto diverse: come componente naturale degli alimenti e come ingrediente di integratori, spesso indicato come «pro-vitamina A». Proprio questa doppia identità genera equivoci. Dal punto di vista della ricerca, infatti, il beta-carotene degli alimenti e quello assunto in dosi concentrate sotto forma di integratore non sono la stessa storia, e per alcune categorie di persone, in particolare i fumatori, le autorità scientifiche europee raccomandano esplicitamente di evitare gli integratori che lo contengono.

In questo articolo mettiamo ordine: che cos’è il beta-carotene, come il corpo lo trasforma in vitamina A, che cosa ha concluso l’EFSA nella sua valutazione più recente, che cosa mostrano le principali revisioni sistematiche e come leggere l’etichetta di un integratore senza farsi guidare dal marketing. Non troverete promesse di effetti: il tono è quello di un farmacista che spiega ciò che è documentato e ciò che non lo è.

Che cos’è il beta-carotene e dove si trova

Il beta-carotene appartiene alla famiglia dei carotenoidi, pigmenti liposolubili prodotti dalle piante e da alcune alghe e microrganismi. Tra i carotenoidi è uno dei pochi che l’organismo umano può convertire in retinolo, cioè in vitamina A: per questo si parla di «pro-vitamina A». Altri carotenoidi molto noti, come la luteina o il licopene, non hanno questa funzione di precursore; se vi interessa il confronto, sul nostro sito trovate approfondimenti su zeaxantina e luteina, su licopene e su astaxantina.

Le fonti alimentari principali sono ortaggi e frutti di colore arancione, giallo e verde scuro: carote, zucca, patata dolce, albicocche, meloni gialli, spinaci e altre verdure a foglia. Nelle verdure verdi il colore arancione è mascherato dalla clorofilla, ma il pigmento è presente. Essendo liposolubile, il beta-carotene viene assorbito meglio se il pasto contiene una quota di grassi.

Esiste anche una forma sintetica, identica dal punto di vista chimico a quella naturale, e una forma ottenuta da fonti naturali come alcune alghe o funghi. In etichetta può comparire come «beta-carotene», «betacarotene» o con la sigla dell’additivo quando è usato come colorante alimentare. Come integratore, di norma si presenta in capsule oleose o compresse, spesso associato ad altri nutrienti.

Dal beta-carotene alla vitamina A: la conversione

La trasformazione del beta-carotene in retinolo avviene soprattutto nella mucosa intestinale e nel fegato, ed è regolata dal fabbisogno dell’organismo: quando le riserve di vitamina A sono adeguate, la conversione rallenta. È uno dei motivi per cui la vitamina A assunta dai soli alimenti vegetali è considerata meno soggetta al rischio di eccesso rispetto alla vitamina A preformata, quella di origine animale.

Quanta vitamina A si ricava da una data quantità di beta-carotene? Una rassegna sulla biodisponibilità dei carotenoidi pro-vitamina A ricorda che i fattori di conversione sono stati rivisti: alla fine degli anni Novanta l’Institute of Medicine statunitense è passato da 6:1 a 12:1 (microgrammi di beta-carotene per un equivalente di attività retinolica), mentre altri autori hanno proposto 21:1 per una dieta mista (12:1 per la frutta e 26:1 per la verdura). Gli stessi autori sottolineano che la biodisponibilità migliora aggiungendo grassi al pasto e rompendo la matrice vegetale, per esempio con la cottura o la triturazione DOI. In pratica: un ortaggio crudo e mangiato senza condimento rende meno di uno cotto e condito con olio.

Per la vitamina A «vera e propria», con le sue fonti, il fabbisogno e i rischi dell’eccesso, rimandiamo al nostro approfondimento su vitamina A: fabbisogno, fonti e limiti.

Inquadramento normativo

Il beta-carotene è un ingrediente di lunga tradizione nell’Unione Europea: è ammesso come additivo colorante negli alimenti e può essere usato come fonte di vitamina A negli integratori, nel quadro della normativa europea sugli integratori alimentari. Non è un nuovo alimento da autorizzare: non si pone quindi una questione di Novel Food per il beta-carotene in sé.

La questione regolatoria rilevante è un’altra, ed è di sicurezza. L’EFSA ha pubblicato nel 2024 il parere scientifico sul livello massimo tollerabile di assunzione (UL) per la vitamina A preformata e per il beta-carotene (EFSA Journal 2024;22(6):e8814, DOI). Per il beta-carotene il panel ha concluso che non è stato possibile stabilire un UL, perché i dati disponibili non consentono di descrivere una relazione dose-risposta né di individuare un valore di riferimento. Come effetto critico del beta-carotene supplementare in eccesso è stato considerato il rischio di cancro al polmone. Non vi sono indicazioni di effetti avversi legati al beta-carotene assunto con la dieta. Le indicazioni pratiche del parere sono due: i fumatori dovrebbero evitare gli integratori che contengono beta-carotene e, per la popolazione generale, l’uso supplementare dovrebbe limitarsi a coprire il fabbisogno di vitamina A.

Già in precedenza l’EFSA aveva espresso un parere dedicato alla sicurezza del beta-carotene nei forti fumatori, giungendo alla conclusione che un’esposizione inferiore a 15 mg al giorno, sia come additivo sia come integratore, non desta preoccupazioni per effetti avversi, compresi i forti fumatori. Il documento ricorda che due studi indipendenti avevano rilevato un aumento, e non una riduzione, dell’incidenza di tumore al polmone in forti fumatori che assumevano beta-carotene a 20 mg al giorno per lungo tempo oppure 30 mg al giorno associato a vitamina A parere EFSA sui forti fumatori. Nel parere del 2024 l’EFSA precisa che questi valori numerici sono riferimenti storici e non il giudizio attuale: la raccomandazione corrente per i fumatori è di evitare del tutto gli integratori di beta-carotene.

Che cosa dice la ricerca

La storia della ricerca sul beta-carotene è istruttiva perché racconta un caso in cui l’osservazione sugli alimenti non si è confermata negli studi di supplementazione. Per anni si era osservato che chi mangia più frutta e verdura ha un profilo di salute migliore; da qui l’ipotesi che isolare un singolo componente, come il beta-carotene, potesse riprodurre il vantaggio. Gli studi randomizzati hanno però dato risposte diverse da quelle attese.

Lo studio ATBC (Alpha-Tocopherol, Beta-Carotene Cancer Prevention Study) è stato condotto in Finlandia su 29.133 fumatori di sesso maschile tra 50 e 69 anni, assegnati a quattro gruppi: alfa-tocoferolo, beta-carotene, entrambi o placebo. Un’analisi successiva ha confermato che l’integrazione di beta-carotene è associata a un maggior rischio di tumore al polmone nei fumatori, indipendentemente dal contenuto di catrame e di nicotina delle sigarette: gli autori concludono che tutti i fumatori dovrebbero continuare a evitare gli integratori di beta-carotene DOI.

Il quadro è confermato dalle revisioni sistematiche. Nella revisione per la US Preventive Services Task Force, su 84 studi con 739.803 partecipanti, il beta-carotene (con o senza vitamina A) è risultato associato a un aumento del rischio di tumore al polmone (odds ratio 1,20; intervallo di confidenza 95% 1,01-1,42; 4 studi, 94.830 partecipanti) e della mortalità cardiovascolare (odds ratio 1,10; 1,02-1,19; 5 studi, 94.506 partecipanti), con differenze di rischio assoluto molto contenute. Gli autori concludono che gli integratori di vitamine e minerali hanno poco o nessun beneficio sulla riduzione di tumori, malattie cardiovascolari e mortalità, e che il beta-carotene è associato a un maggior rischio di tumore al polmone e ad altri esiti sfavorevoli nelle persone ad alto rischio di tumore al polmone DOI.

Una meta-analisi di studi randomizzati sui micronutrienti e il rischio cardiovascolare, che ha incluso 884 studi e 883.627 partecipanti, ha riportato per il beta-carotene supplementare un aumento della mortalità per tutte le cause (rischio relativo 1,10; 1,05-1,15), della mortalità cardiovascolare (1,12; 1,06-1,18) e del rischio di ictus (1,09; 1,01-1,17) DOI. Una precedente rassegna sul tema, pubblicata nella stessa rivista, aveva classificato il beta-carotene tra i supplementi per i quali non si osserva effetto sugli esiti cardiovascolari DOI.

Sul tema della dose, una meta-regressione basata su 53 studi randomizzati a basso rischio di bias (241.883 partecipanti) ha rilevato che il beta-carotene a dosi superiori a 9,6 mg è associato a un aumento significativo della mortalità (rischio relativo 1,06; 1,02-1,09), mentre le dosi inferiori alle assunzioni raccomandate non influivano sulla mortalità, anche se i dati disponibili erano scarsi DOI. Infine, la revisione Cochrane sugli integratori in persone sane ha confermato che gli studi ben condotti non mostrano un beneficio degli integratori sul rischio di tumore al polmone, e che la vitamina A aumenta incidenza e mortalità per tumore al polmone in fumatori o persone esposte ad amianto DOI.

Alcune cautele nell’interpretazione: la maggior parte dei dati proviene da studi su fumatori o su popolazioni ad alto rischio, con dosi spesso molto superiori a quelle del normale uso alimentare; le differenze di rischio assoluto sono piccole; e le revisioni analizzano miscele di preparati diversi (beta-carotene da solo o associato a vitamina A o E). Per questo le conclusioni non vanno estese in modo meccanico a ogni persona e a ogni dose, ma la direzione è coerente tra studi indipendenti ed è alla base della cautela espressa dall’EFSA.

Claim: che cosa è autorizzato e che cosa no

Nel Regolamento (UE) n. 432/2012 e nel Registro UE delle indicazioni nutrizionali e sulla salute le indicazioni autorizzate sono attribuite ai nutrienti, nel caso specifico alla vitamina A, e solo con la formulazione approvata e alle condizioni d’uso previste, tra cui il requisito di contenere almeno una determinata quantità del nutriente per poterla usare. Questo articolo non riporta la formulazione dei claim e non attribuisce effetti al beta-carotene o a prodotti commerciali: per il testo esatto e per le condizioni d’uso è necessario consultare direttamente il Registro UE. Un’indicazione relativa alla vitamina A non può essere trasferita automaticamente a un prodotto solo perché contiene beta-carotene.

Restano invece fuori dal perimetro dei claim autorizzati, e quindi non vanno presentati come benefici, le affermazioni su abbronzatura «dall’interno», protezione dal sole o dall’invecchiamento, effetti antiossidanti generici o sul rischio di malattie. Quando un’etichetta o un sito promettono questi effetti per il beta-carotene, la scelta prudente è non fidarsi.

Precauzioni e interazioni

Fumatori ed ex fumatori. È la categoria per cui l’indicazione è più chiara: evitare gli integratori che contengono beta-carotene. Lo stesso vale, per prudenza, per chi è stato esposto in modo rilevante ad amianto: nella revisione Cochrane il rischio aumentato per la vitamina A riguardava fumatori e persone esposte ad amianto.

Dosi. Il parere EFSA del 2024 non fornisce un UL numerico per il beta-carotene. I valori storici di 15-20 mg al giorno citati nei pareri precedenti non sono il giudizio attuale. Un integratore va quindi assunto alla dose indicata in etichetta, senza sommare più prodotti che contengano beta-carotene o vitamina A.

Gravidanza e allattamento. Il beta-carotene non ha lo stesso profilo di rischio della vitamina A preformata, ma poiché gli integratori spesso associano le due forme, in gravidanza è sempre opportuno confrontarsi con il medico o il farmacista prima di assumere prodotti contenenti vitamina A o pro-vitamina A.

Effetti minori. Un consumo elevato e protratto di beta-carotene può dare una colorazione giallo-arancione della pelle (carotenodermia), che di norma regredisce riducendo l’assunzione. Non va confusa con l’ittero, che richiede invece una valutazione medica.

Farmaci e patologie. Chi assume farmaci in modo continuativo, chi ha patologie epatiche o chi è in terapia con altri supplementi liposolubili dovrebbe consultare il medico o il farmacista. Nei bambini l’uso di integratori va sempre concordato con il pediatra.

Come leggere l’etichetta

  • Forma e origine. Cerca «beta-carotene» e verifica se è indicata l’origine (sintetico o da fonte naturale): non è un indice di maggiore o minore sicurezza, ma di trasparenza.
  • Quantità per dose. Controlla i milligrammi di beta-carotene per dose giornaliera e, se indicata, la quota espressa come vitamina A (equivalenti di retinolo).
  • Altre fonti di vitamina A. Se nel prodotto compare anche retinolo o retinil palmitato, ricorda che la vitamina A preformata ha un limite massimo tollerabile definito dall’EFSA.
  • Avvertenze. Verifica che siano riportate le indicazioni su dose giornaliera, tenere fuori dalla portata dei bambini e non usare come sostituto di una dieta variata.
  • Fumatori. Se fumi o hai fumato a lungo, valuta con il farmacista l’opportunità di evitare del tutto i prodotti con beta-carotene.
  • Diffida delle promesse. Slogan su abbronzatura, «effetto antiossidante potente» o rischio di malattie non corrispondono a claim autorizzati per il beta-carotene.

Per un inquadramento generale sulle sostanze con funzione antiossidante e sul modo corretto di interpretarle, puoi leggere anche antiossidanti: cosa sono, oltre le etichette del marketing e l’approfondimento su vitamina E: fonti e come scegliere.

Domande frequenti

Mangiare carote fa male come l’integratore?

No: il parere EFSA del 2024 indica che non vi sono segnali di effetti avversi legati al beta-carotene assunto con la dieta. Le preoccupazioni riguardano gli integratori in dosi concentrate, soprattutto nei fumatori.

Perché la pelle può diventare arancione?

Il beta-carotene è liposolubile e, se assunto in quantità elevate e per tempo prolungato, si deposita anche nei tessuti sottocutanei. Il fenomeno, chiamato carotenodermia, di norma regredisce riducendo l’assunzione; in caso di dubbio conviene chiedere un parere medico.

Il beta-carotene è lo stesso della vitamina A?

No. Il beta-carotene è un precursore che l’organismo trasforma in vitamina A in base al proprio fabbisogno, con fattori di conversione che dipendono dall’alimento e dal modo in cui viene preparato. La vitamina A preformata, di origine animale o sintetica, ha invece un limite massimo di assunzione definito dall’EFSA.

Chi dovrebbe evitare gli integratori di beta-carotene?

Secondo l’EFSA i fumatori dovrebbero evitarli; per la popolazione generale l’uso supplementare dovrebbe limitarsi a coprire il fabbisogno di vitamina A. Per ogni situazione personale, gravidanza e farmaci compresi, il consiglio è di parlarne con il medico o il farmacista.

In sintesi

Il beta-carotene è un pigmento naturale degli ortaggi e un precursore della vitamina A. Come componente della dieta non solleva preoccupazioni; come integratore ad alte dosi, invece, le revisioni sistematiche e l’EFSA indicano cautele precise, soprattutto per i fumatori. Nessun claim autorizzato autorizza promesse su abbronzatura, difese dal sole o rischio di malattie. Prima di scegliere un prodotto, leggi composizione, dose, avvertenze e disponibilità, e parlane con il tuo farmacista.

Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.

Fonti

  • EFSA NDA Panel, Scientific opinion on the tolerable upper intake level for preformed vitamin A and β-carotene, EFSA Journal 2024;22(6):e8814 DOI
  • EFSA, Statement on the safety of β-carotene use in heavy smokers pagina EFSA
  • US Preventive Services Task Force, Vitamin and Mineral Supplements for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease and Cancer, JAMA 2022 DOI
  • Micronutrient Supplementation to Reduce Cardiovascular Risk, J Am Coll Cardiol 2022 DOI
  • Supplemental Vitamins and Minerals for CVD Prevention and Treatment, J Am Coll Cardiol 2018 DOI
  • Meta-regression analyses of beta-carotene, vitamin A and vitamin E on all-cause mortality, PLoS One 2013 DOI
  • Drugs for preventing lung cancer in healthy people, Cochrane Database Syst Rev 2020 DOI
  • β-Carotene supplementation and lung cancer incidence in the ATBC study: the role of tar and nicotine, Nicotine Tob Res 2019 DOI
  • The bioavailability of (pro) vitamin A carotenoids, Int J Vitam Nutr Res 2007 DOI
  • Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 maggio 2012 EUR-Lex
  • Fonte bibliografica: PubMed

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