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“Antiossidante” è probabilmente una delle parole più stampate su etichette, packaging e post social degli ultimi vent’anni: succhi di frutta, creme viso, cioccolato fondente, persino il caffè si guadagnano ormai automaticamente questo aggettivo. Il problema è che, usata così, la parola ha perso quasi tutto il suo significato scientifico. Proviamo a recuperarlo, con calma, un passo alla volta.

Cosa sono davvero i radicali liberi e lo stress ossidativo

Ogni cellula del nostro corpo produce, come sottoprodotto naturale del metabolismo energetico, molecole instabili chiamate radicali liberi (o più in generale “specie reattive dell’ossigeno”). In condizioni normali non sono un problema: il corpo li produce e li neutralizza continuamente, ed hanno persino funzioni utili, per esempio nella risposta immunitaria. Quando però la produzione di radicali liberi supera la capacità dell’organismo di neutralizzarli – per fattori come fumo, inquinamento, esposizione UV eccessiva, infiammazione cronica o semplicemente l’invecchiamento cellulare – si parla di stress ossidativo, una condizione di squilibrio che nel tempo può contribuire al danneggiamento di cellule e tessuti.

Cosa fa, in questo contesto, una sostanza “antiossidante”

Una sostanza antiossidante è, in termini semplici, una molecola capace di neutralizzare i radicali liberi prima che possano danneggiare le cellule. Il nostro corpo ne produce alcune da solo (come il glutatione), ma molte le introduciamo con l’alimentazione. Tra le più studiate e riconosciute dalla scienza nutrizionale:

  • Vitamina C, presente in agrumi, kiwi, peperoni, prezzemolo
  • Vitamina E, in oli vegetali, frutta secca a guscio, germe di grano
  • Selenio, in pesce, noci del Brasile, cereali integrali
  • Rame e manganese, presenti in legumi, cereali integrali, frutta secca
  • Polifenoli e flavonoidi, un’ampia famiglia di composti vegetali presenti in frutti di bosco, tè verde, cacao, verdure a foglia colorata

Chi valuta e chi autorizza i claim nell’Unione europea?

Nel sistema europeo delle indicazioni sulla salute, l’EFSA valuta le evidenze scientifiche, mentre le decisioni di autorizzazione sono adottate dalla Commissione europea secondo le procedure previste. Per alcuni nutrienti, tra cui vitamina C, vitamina E, riboflavina, selenio, rame e manganese, è autorizzata l’indicazione «contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo», purché il prodotto rispetti le specifiche condizioni d’uso. La formulazione e le condizioni vanno verificate nel Registro europeo delle indicazioni sulla salute.

Questo non significa che qualunque promessa generica «antiossidante», «combatte l’invecchiamento» o «elimina le tossine» sia ammessa per qualsiasi prodotto. Le affermazioni in etichetta e nella pubblicità devono rispettare le regole applicabili e, per le indicazioni sulla salute, le autorizzazioni e le relative condizioni d’uso. L’esistenza di uno studio sull’attività di una sostanza in laboratorio non dimostra da sola un beneficio clinico di un integratore finito.

Un esempio utile è l’acido alfa lipoico: la ricerca sull’ingrediente e quella sulle preparazioni applicate sulla pelle non rendono automaticamente utilizzabili claim per integratori orali. Nella guida dedicata distinguiamo studi, modalità d’impiego e precauzioni.

Il mito del “cibo più antiossidante del mondo”

Per anni si è usato un indice chiamato ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity) per stilare classifiche di alimenti “più o meno antiossidanti”, dando origine a titoli sensazionalistici su bacche esotiche o superfood miracolosi. Nel 2012 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), che manteneva il database ufficiale dei valori ORAC, lo ha rimosso pubblicamente, spiegando che il valore misurato in provetta non ha una relazione dimostrata con gli effetti biologici reali nel corpo umano dopo la digestione. È un esempio istruttivo: un numero scientificamente misurabile non equivale automaticamente a un beneficio per la salute dimostrato, ed è una ragione per distinguere risultati sperimentali, valutazioni scientifiche e autorizzazioni europee.

Cosa ha senso fare, in pratica

Invece di rincorrere il singolo “superfood antiossidante” del momento, la strategia con più basi scientifiche resta quella suggerita da decenni di ricerca in nutrizione: variare il più possibile i colori nel piatto. Ogni colore di frutta e verdura – rosso, viola, arancione, verde, bianco – corrisponde spesso a famiglie diverse di composti vegetali, comprese le sostanze con potenziale attività antiossidante. La dieta mediterranea, con il suo ampio uso di verdura, frutta, legumi, olio extravergine d’oliva e frutta secca, resta a oggi il modello alimentare con le evidenze più solide alle spalle, non un singolo ingrediente isolato.

Domande frequenti

Gli integratori antiossidanti servono a tutti?
Non è detto: in una dieta varia ed equilibrata l’apporto di vitamine e minerali con attività antiossidante è generalmente adeguato. L’integrazione mirata ha senso soprattutto in presenza di carenze accertate, da valutare con il medico o il farmacista.

“Ricco di antiossidanti” scritto su un prodotto è sempre vero?
Il termine da solo, senza riferimento a un nutriente specifico e autorizzato, ha valore più commerciale che scientifico: meglio guardare la lista ingredienti e i valori nutrizionali reali.

Cucinare gli alimenti distrugge le vitamine antiossidanti?
In parte sì, soprattutto la vitamina C è sensibile al calore e all’acqua di cottura: alternare consumo crudo e cotto, quando possibile, aiuta a variare l’apporto.


Noebis Pharma è un’azienda italiana gestita da farmacisti, con produzione diretta in stabilimento proprio e un servizio di produzione conto terzi per altri marchi di integratori alimentari: crediamo che raccontare la scienza con precisione, claim autorizzati compresi, sia parte del nostro lavoro tanto quanto produrre un buon integratore.