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Se cercate “boro” tra gli integratori più pubblicizzati, probabilmente non lo troverete in prima fila. Eppure questo oligoelemento, quasi sconosciuto al grande pubblico, è entrato da anni nei laboratori di ricerca che studiano il metabolismo osseo e articolare. Non è una vitamina, non è nemmeno uno dei minerali “big” come calcio o magnesio: è un elemento presente in tracce nel suolo, nell’acqua e, di conseguenza, in alcuni alimenti che probabilmente avete già nella dispensa.

Cos’è il boro e perché se ne parla

Il boro è un elemento chimico presente in natura, assorbito dalle piante dal terreno e quindi introdotto nella nostra alimentazione soprattutto attraverso frutta, verdura, legumi e frutta secca. Per decenni è stato considerato interessante solo dal punto di vista agricolo (è essenziale per la crescita delle piante), ma dagli anni ’80 in poi alcuni gruppi di ricerca hanno iniziato a studiarne il possibile ruolo nella fisiologia umana, in particolare in relazione al metabolismo di calcio, magnesio e vitamina D, e quindi alla salute dell’osso.

Dove si trova nella dieta di tutti i giorni

Non serve andare lontano per introdurre boro con l’alimentazione. Le fonti principali sono:

  • Frutta secca a guscio, in particolare mandorle e nocciole
  • Frutta essiccata come prugne secche e uvetta
  • Avocado
  • Legumi (ceci, fagioli, lenticchie)
  • Vino e birra, in quantità minori
  • Miele

Una dieta varia, ricca di vegetali, frutta e legumi, garantisce già di per sé un apporto regolare di boro: non è un nutriente “raro” da inseguire, ma un elemento che arriva quasi automaticamente da un’alimentazione equilibrata.

Cosa dice davvero la ricerca scientifica

Qui è importante essere onesti, come richiede qualsiasi discorso serio su salute e integrazione. Diversi studi, soprattutto di tipo osservazionale o condotti su modelli animali, hanno indagato una possibile relazione tra apporto di boro e alcuni parametri del metabolismo osseo: la ritenzione di calcio, i livelli di vitamina D attiva nel sangue, l’attività degli enzimi coinvolti nella mineralizzazione. Alcuni di questi lavori suggeriscono un possibile ruolo di supporto, ma si tratta in larga parte di evidenze preliminari, spesso condotte su numeri di partecipanti limitati o in condizioni sperimentali specifiche (per esempio diete a bassissimo contenuto di boro, non rappresentative dell’alimentazione reale).

Per questo motivo, a oggi, non esiste un’indicazione sulla salute (claim) relativa al boro approvata dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, nel Registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute. Questo significa che, in base al Regolamento (CE) 1924/2006, non è consentito attribuire al boro, né in etichetta né in comunicazione, effetti come “rinforza le ossa” o “protegge le articolazioni”: si tratterebbe di un’affermazione non autorizzata, indipendentemente da quanto la ricerca preliminare sembri promettente.

Un elemento da conoscere, non da “dosare” da soli

Non esiste, a livello europeo, un valore di riferimento nutrizionale (VNR) ufficiale per il boro, proprio perché le conoscenze scientifiche non sono ancora considerate sufficienti per stabilirne un fabbisogno giornaliero condiviso. L’EFSA ha però definito un livello massimo tollerabile di assunzione (Tolerable Upper Intake Level) per gli adulti, superato il quale il boro può risultare non sicuro, con particolare attenzione alla tossicità riproduttiva osservata negli studi tossicologici alle dosi più elevate. È un buon promemoria di una regola generale valida per qualsiasi nutrimento: “naturale” e “in tracce nel cibo” non equivale a “se ne può assumere quanto si vuole tramite integratori”. Chi fosse interessato a un’integrazione mirata dovrebbe sempre confrontarsi prima con il farmacista o il medico, soprattutto in gravidanza, quando la cautela verso dosi elevate di boro è maggiore.

Perché vale comunque la pena parlarne

Il boro è un buon esempio di come funziona davvero la scienza della nutrizione: non tutto ciò che viene studiato diventa immediatamente un claim autorizzato, e questo è un bene, non un limite. Il percorso che porta dall’osservazione in laboratorio a un’indicazione sulla salute riconosciuta è lungo, rigoroso e giustamente severo, proprio per proteggere chi legge un’etichetta o un articolo online da promesse premature. Nel frattempo, la cosa più sensata resta la più semplice: un piatto vario, con legumi, frutta secca non salata e frutta di stagione, che porta con sé boro insieme a fibre, potassio e altri micronutrienti, senza bisogno di rincorrere l’ultimo elemento di tendenza.

Domande frequenti

Il boro è un minerale essenziale per l’uomo?
Per le piante è essenziale. Per l’uomo, la comunità scientifica non lo classifica ancora ufficialmente come “essenziale” nel senso stretto del termine, anche se resta un elemento di interesse per la ricerca su osso e metabolismo minerale.

Posso assumere boro tramite l’alimentazione senza integratori?
Sì: una dieta varia con legumi, frutta secca e frutta essiccata fornisce boro in modo naturale, senza necessità di integrazione per la maggior parte delle persone sane.

Esistono integratori a base di boro in commercio?
Sì, ma vanno scelti e dosati con l’aiuto di un professionista sanitario, anche perché, come visto, non esiste un claim sulla salute autorizzato dall’EFSA specifico per questo elemento.


Noebis Pharma è un’azienda italiana gestita da farmacisti, con produzione diretta in stabilimento proprio e un servizio di produzione conto terzi per altri marchi di integratori alimentari. Se un domani la ricerca scientifica arriverà a claim autorizzati anche per elementi come il boro, saremo qui a raccontarlo con la stessa attenzione ai fatti che mettiamo in ogni articolo.