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In un Paese dove le carenze conclamate di vitamina A sono rare, la domanda giusta non è “ne assumo abbastanza?” ma “sto davvero rischiando di eccederne?”. È una vitamina liposolubile, il che significa che il corpo la accumula nel fegato invece di eliminarla con le urine come fa con la vitamina C: una caratteristica che la rende preziosa per la vista e insieme l’unica, tra le vitamine, per cui il rischio pratico più concreto in una dieta occidentale non è la carenza ma il sovradosaggio da integrazione fai-da-te.

Cosa fa davvero, secondo l’EFSA

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare riconosce alla vitamina A un ruolo comprovato in diversi processi: il mantenimento della visione normale, in particolare la capacità di adattamento al buio; il funzionamento del sistema immunitario; il mantenimento della pelle e delle mucose in condizioni normali; il metabolismo del ferro; la differenziazione cellulare. Sono claim autorizzati, non promesse terapeutiche: significa che un apporto adeguato contribuisce a queste funzioni fisiologiche, non che un integratore curi o prevenga alcuna malattia.

Retinolo e beta-carotene non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune si dice “vitamina A” per indicare due famiglie di sostanze molto diverse tra loro. Il retinolo e i suoi esteri (retinil palmitato, retinil acetato) sono la forma preformata, presente negli alimenti di origine animale – fegato, tuorlo d’uovo, burro, alcuni pesci grassi – e vengono assorbiti e utilizzati direttamente dall’organismo. I carotenoidi provitaminici, il più noto dei quali è il beta-carotene, si trovano invece nei vegetali arancioni e a foglia verde scura (carote, zucca, spinaci, cavolo riccio) e vengono convertiti in vitamina A attiva dall’intestino, ma solo nella quantità di cui il corpo ha effettivamente bisogno: è un sistema di autoregolazione che rende praticamente impossibile intossicarsi mangiando troppe carote.

Il punto delicato: l’eccesso di retinolo preformato

Il discorso cambia con gli integratori a base di retinolo preformato, specialmente ad alti dosaggi e specialmente in gravidanza. Un eccesso cronico di vitamina A preformata è associato a effetti avversi su fegato e ossa, e in gravidanza dosi elevate di retinolo sono state collegate a un aumentato rischio di malformazioni fetali – motivo per cui in molti Paesi europei si raccomanda alle donne in gravidanza di evitare il fegato e gli integratori di vitamina A ad alto dosaggio, salvo diversa indicazione medica. Anche fuori dalla gravidanza, dosi elevate e prolungate possono causare secchezza cutanea, dolori articolari, alterazioni della funzionalità epatica. È la ragione per cui, quando la vitamina A compare in un multivitaminico, spesso una parte del dosaggio è volutamente sotto forma di beta-carotene: più sicuro perché autoregolato.

Chi può avere davvero bisogno di più attenzione

Le persone con ridotto assorbimento dei grassi (per patologie intestinali, epatiche o pancreatiche, o dopo chirurgia bariatrica), diete molto povere di grassi o di vegetali colorati, o condizioni particolari indicate dal medico, possono avere fabbisogni diversi dalla media. In questi casi la valutazione va fatta con un professionista sanitario, non per autoprescrizione.

In pratica

Per la maggior parte delle persone con un’alimentazione varia, che includa regolarmente verdure arancioni o a foglia verde scura e occasionalmente alimenti di origine animale, il fabbisogno di vitamina A è coperto dalla dieta. Un integratore ha senso in presenza di un’indicazione specifica, non come precauzione generica – e, se scelto, è preferibile verificarne il dosaggio rispetto ai valori di riferimento e privilegiare formulazioni che includano beta-carotene invece di solo retinolo ad alto dosaggio.

Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia. Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore.

Fonti: EFSA NDA Panel (claim vitamina A, Reg. UE 432/2012); EFSA Scientific Opinion on Dietary Reference Values for vitamin A; Ministero della Salute – linee guida nutrizionali; letteratura peer-reviewed su teratogenicità del retinolo in gravidanza.