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Un rapporto di prova per un integratore può riportare un risultato espresso in milligrammi per chilogrammo (mg/kg), mentre le informazioni per il consumatore sono spesso riferite a capsule, compresse o dose giornaliera. Sono grandezze differenti. Per interpretare correttamente un contaminante bisogna distinguere concentrazione, quantità consumata e limite normativo applicabile.

Concentrazione e quantità: il passaggio fra unità

Un valore di 1 mg/kg equivale a 1 microgrammo per grammo (µg/g). È una conversione di unità, non un giudizio di sicurezza. Se, a titolo puramente aritmetico, una porzione pesa 0,5 g e contiene una sostanza alla concentrazione di 1 mg/kg, la quantità teorica associata a quella porzione è 0,5 µg.

Il calcolo si può scrivere come concentrazione (µg/g) × massa della porzione (g) = µg per porzione. Va usata la massa corretta del materiale a cui si riferisce il risultato; confondere il peso della capsula completa con quello dell’estratto analizzato può produrre un valore errato.

Perché il dato analitico va contestualizzato

Piombo, cadmio e mercurio sono contaminanti sottoposti a specifiche disposizioni europee. Tuttavia i limiti non sono identici per ogni categoria alimentare e non vanno sostituiti con una soglia generica recuperata da una tabella isolata. Il regolamento (UE) 2023/915 stabilisce tenori massimi per determinati contaminanti e alimenti; le versioni consolidate e le successive modifiche devono essere consultate per verificare l’applicazione alla categoria concreta.

Alcuni integratori possono rientrare in sottocategorie disciplinate distintamente. Per questo il confronto si effettua fra il risultato analitico e il limite pertinente alla matrice, nelle unità previste dalla norma.

Che cosa leggere nel certificato di analisi

  • Matrice: ingrediente, miscela, prodotto finito o altra tipologia di campione.
  • Analita: elemento ricercato e, quando rilevante, forma chimica analizzata.
  • Unità: mg/kg, µg/kg o altra unità esplicitata.
  • Risultato: numero, “non rilevato” oppure inferiore a un limite di quantificazione dichiarato.
  • Metodo: tecnica impiegata e informazioni su limiti analitici e incertezza quando disponibili.
  • Lotto: collegamento univoco al materiale analizzato.

Un risultato indicato come “inferiore al limite di quantificazione” non significa concentrazione matematicamente uguale a zero. Significa che, con quel metodo e nelle condizioni dichiarate, il laboratorio non ha quantificato il valore al di sopra della propria soglia.

La materia prima e il prodotto finito

Il controllo di un singolo ingrediente non sostituisce sempre la valutazione del prodotto formulato. Diverse materie prime contribuiscono al risultato complessivo e alcune lavorazioni possono modificare il rapporto fra massa e concentrazione. Un piano di controllo ragionato combina conoscenza dei fornitori, caratteristiche delle matrici e verifiche pertinenti. Il certificato di analisi deve essere interpretato insieme alla specifica applicabile.

Come evitare conclusioni scorrette

Un numero isolato non consente di affermare automaticamente che un prodotto sia conforme, pericoloso o privo di contaminanti. Occorrono la normativa aggiornata, la definizione della matrice, l’incertezza di misura e il criterio previsto per la valutazione. La comunicazione al consumatore non dovrebbe confondere un risultato puntuale con la dimostrazione di assenza assoluta di una sostanza.

Fonti ufficiali