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Nei boschi di montagna dell’Europa settentrionale, tra fine luglio e agosto, generazioni di raccoglitori si sono chinate tra i cespugli bassi per riempire cestini di piccoli frutti blu-violacei che tingono le dita e la lingua. Non parliamo del mirtillo americano che oggi troviamo tutto l’anno al supermercato, ma del suo parente più piccolo e concentrato: il mirtillo nero europeo, Vaccinium myrtillus, che cresce spontaneo nei sottoboschi acidi da secoli prima che qualcuno pensasse a coltivarlo.

Due mirtilli, una sola parola

In italiano la parola “mirtillo” indica in realtà specie botaniche diverse, e la confusione è comune anche negli scaffali dei negozi. Il mirtillo nero europeo (Vaccinium myrtillus) è un piccolo arbusto spontaneo tipico delle Alpi e dei boschi di conifere, con bacche piccole, scure fino al nucleo della polpa. Il mirtillo americano o “blueberry” (Vaccinium corymbosum), quello coltivato su larga scala e venduto fresco tutto l’anno, ha bacche più grandi, polpa chiara e un profilo di gusto più dolce. Esiste poi il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea), diverso ancora, spesso associato al benessere delle vie urinarie insieme al cranberry americano — un tema che abbiamo già approfondito a parte parlando di D-mannosio e cranberry. In questo articolo ci concentriamo sui mirtilli blu e neri, non sul mirtillo rosso.

Cosa contiene davvero un mirtillo

Dal punto di vista nutrizionale, i mirtilli sono frutti a basso apporto calorico (circa 40-57 kcal per 100 g a seconda della specie) e con un contenuto di zuccheri semplici relativamente contenuto rispetto ad altra frutta. Il loro tratto distintivo è la concentrazione di polifenoli, in particolare antociani, i pigmenti responsabili del colore blu-violaceo che si intensifica proprio nella varietà europea, dove sono presenti anche nella polpa e non solo nella buccia. I mirtilli apportano inoltre fibra, vitamina C, vitamina K e manganese, oltre a piccole quantità di altri micronutrienti.

È importante essere precisi sul piano regolatorio: a oggi il Registro europeo dei claim su alimenti e salute (Reg. CE 1924/2006) non riporta claim autorizzati specifici per gli antociani del mirtillo relativi a vista, circolazione o funzione cognitiva. Diverse richieste di autorizzazione in questo senso sono state esaminate da EFSA e non hanno ricevuto parere favorevole per insufficienza di prove scientifiche conclusive, nonostante l’uso tradizionale della pianta risalga a secoli fa nella medicina popolare europea. Per questo su Noebis Pharma preferiamo raccontare cosa dice davvero la scienza consolidata, senza promettere effetti che il quadro normativo europeo non riconosce come dimostrati.

Un po’ di storia: dai boschi alla farmacopea popolare

Il mirtillo nero ha una storia d’uso molto più antica del suo arrivo nei laboratori di analisi. Erboristi e medici popolari europei lo utilizzavano già nel Medioevo, essiccato, per preparazioni destinate a disturbi intestinali lievi, sfruttando l’effetto astringente dei tannini presenti nella pianta essiccata (effetto opposto, va detto, a quello della bacca fresca, che ha invece un blando effetto lassativo per il contenuto di fibra). Durante la Seconda guerra mondiale circola un aneddoto molto citato, quello dei piloti della Royal Air Force che avrebbero consumato marmellata di mirtilli per migliorare la visione notturna nelle missioni: un racconto affascinante, ripreso poi da decine di articoli divulgativi, ma che gli storici della scienza considerano oggi un aneddoto non verificato su basi solide, probabilmente nato da esigenze di propaganda bellica più che da evidenze cliniche dell’epoca.

Perché gli antociani interessano comunque la ricerca

Il fatto che non esistano ancora claim autorizzati non significa che il tema sia chiuso: gli antociani restano una delle famiglie di polifenoli più studiate al mondo, e la letteratura scientifica su modelli cellulari e animali continua a esplorarne i meccanismi d’azione, in particolare quello antiossidante legato alla struttura chimica di questi pigmenti. La differenza fondamentale, che vale la pena ribadire, è tra “meccanismo d’azione studiato in laboratorio” e “beneficio dimostrato e autorizzabile sull’uomo secondo i criteri EFSA”: sono due piani distinti, e un’azienda seria li tiene sempre separati nella comunicazione al consumatore.

Chi cerca un contributo nutrizionale con un claim europeo effettivamente autorizzato in materia di protezione delle cellule dallo stress ossidativo può fare riferimento alla vitamina C, presente anche nei mirtilli anche se non in quantità primarie rispetto ad altri frutti come agrumi o kiwi: la vitamina C “contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario” e “contribuisce a proteggere le cellule dallo stress ossidativo”, claim autorizzati quando il prodotto ne apporta una quantità significativa per porzione.

In cucina: come sfruttarli davvero

Al netto dei claim, il mirtillo resta un frutto con un profilo gustativo ricco e versatile. I mirtilli neri europei, più acidi e concentrati, si prestano bene a confetture, salse per accompagnare selvaggina e formaggi stagionati (un abbinamento classico della cucina di montagna), oltre che a infusi di foglie essiccate nella tradizione erboristica. I blueberry americani, più dolci, sono ideali a colazione con yogurt, avena o in preparazioni da forno. In entrambi i casi, la cottura prolungata ad alte temperature riduce il contenuto di antociani, quindi chi punta a preservarne la quota maggiore dovrebbe privilegiare il consumo crudo o cotture brevi.

Domande frequenti

Il mirtillo nero e il mirtillo rosso sono la stessa cosa?
No, sono specie botaniche diverse: il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) appartengono allo stesso genere ma hanno composizione e usi tradizionali distinti.

I mirtilli secchi hanno le stesse proprietà nutrizionali di quelli freschi?
L’essiccazione concentra zuccheri e calorie per grammo e riduce in parte il contenuto di vitamina C, che è sensibile al calore e all’ossidazione, ma mantiene buona parte del contenuto di fibra e polifenoli.

Quanti mirtilli si possono mangiare al giorno?
Non esiste una dose “raccomandata” specifica: come per la frutta in generale, il consumo va inserito in una dieta varia ed equilibrata secondo le linee guida nutrizionali generali.

Noebis Pharma: chi siamo

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.