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C’è una pianta che quasi tutti, in Italia, hanno incontrato almeno una volta: in una tazza fumante prima di dormire, nei racconti delle nonne, in un campo incolto ai bordi di una strada di campagna. È la camomilla, Matricaria chamomilla (sinonimo Matricaria recutita), una delle piante più studiate e più utilizzate nella tradizione erboristica europea. Ma dietro l’abitudine quasi automatica della “tisana della buonanotte” c’è una storia botanica e scientifica molto più ricca di quanto si pensi.

Una pianta con una storia lunghissima

La camomilla comune appartiene alla famiglia delle Asteraceae (la stessa di margherite, girasoli e carciofi) ed è originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, ma oggi cresce spontanea quasi ovunque nelle zone temperate, comprese le campagne italiane. Si riconosce facilmente dai suoi piccoli capolini bianchi con il centro giallo dorato, dal profumo caratteristico e leggermente dolce, e dal fusto sottile e ramificato che può raggiungere i 50 centimetri di altezza.

Il suo utilizzo è documentato da millenni: gli antichi Egizi la dedicavano al dio del sole per le sue proprietà considerate benefiche, i medici greci Ippocrate e Dioscoride ne parlavano nei loro trattati, e nel Medioevo europeo era una delle piante più coltivate negli orti dei monasteri, insieme a salvia e menta. Il nome “camomilla” deriva dal greco chamaimelon, letteralmente “mela di terra”, per il profumo dei suoi fiori che ricorda vagamente quello di una mela.

Cosa contiene: la chimica dietro il fiore

I capolini essiccati di camomilla contengono un olio essenziale complesso, in cui i componenti più studiati sono l’alfa-bisabololo e i suoi ossidi, il camazulene (che si forma durante la distillazione a vapore e dà all’olio essenziale il caratteristico colore blu intenso) e i lattoni sesquiterpenici come il matricina. A questi si aggiungono flavonoidi, tra cui l’apigenina, una delle molecole più indagate dalla ricerca farmacologica recente per la sua interazione con i recettori del sistema nervoso centrale, e mucillagini, responsabili in parte dell’effetto lenitivo a livello digestivo.

È proprio questa combinazione di sostanze, e non un singolo componente isolato, a rendere la camomilla oggetto di interesse scientifico costante da oltre un secolo, con centinaia di studi pubblicati su riviste di fitoterapia e farmacologia.

Cosa dice davvero la scienza: uso tradizionale, non un farmaco

È importante essere precisi su questo punto, perché è quello su cui si genera più confusione. La camomilla non ha claim salutistici autorizzati dal Regolamento (CE) 1924/2006 sull’elenco EFSA delle indicazioni nutrizionali e sulla salute consentite: nessuna azienda, compresa Noebis Pharma, può quindi affermare che la camomilla “calma l’ansia”, “cura l’insonnia” o “guarisce” un disturbo digestivo. Questo non significa che la pianta sia priva di impiego consolidato, ma che il suo utilizzo si colloca in una categoria normativa diversa.

L’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali), attraverso il Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC), ha pubblicato una monografia comunitaria sui fiori di camomilla (Matricariae flos) che ne riconosce l’uso tradizionale, “well-established” per la forma orale nel sollievo di lievi disturbi digestivi come gonfiore e spasmi lievi, e come uso tradizionale per uso topico su pelle e mucose (in gargarismi o applicazioni locali) per infiammazioni lievi del cavo orale e della pelle. “Uso tradizionale” è un concetto normativo preciso: significa che la pianta è utilizzata da almeno 30 anni (di cui 15 nell’Unione Europea) sulla base della plausibilità degli effetti e dell’esperienza d’uso, non di studi clinici controllati che ne dimostrino l’efficacia con gli standard richiesti ai farmaci.

Sul fronte del rilassamento serale, la camomilla è tra le piante più studiate in piccoli trial preliminari per il suo possibile ruolo nel favorire il rilassamento prima del riposo, un impiego che affonda le radici nella tradizione popolare di tutta Europa. Anche qui, però, la letteratura scientifica disponibile è ancora considerata insufficiente dagli enti regolatori per un claim ufficiale, e la ricerca è tuttora in corso.

Come si usa tradizionalmente

Il modo più diffuso resta l’infuso: un cucchiaino di fiori essiccati (o una bustina) in acqua calda, non bollente, lasciato in infusione per 5-10 minuti e coperto, per non disperdere l’olio essenziale volatile. La camomilla si trova anche in forma di estratto secco titolato, tintura madre, olio essenziale (da usare sempre diluito e mai per via orale senza indicazione di un professionista) e creme per uso topico.

Attenzioni e controindicazioni da conoscere

La camomilla è generalmente considerata ben tollerata, ma non è priva di attenzioni, soprattutto per chi soffre di allergie:

  • Allergia crociata alle Asteraceae: chi è allergico a piante della stessa famiglia (ambrosia, crisantemo, margherite, calendula, achillea) può manifestare reazioni allergiche anche alla camomilla, comprese reazioni cutanee o, raramente, respiratorie.
  • Interazioni con farmaci anticoagulanti: la camomilla contiene cumarine naturali; l’uso regolare e in grandi quantità insieme ad anticoagulanti come il warfarin va discusso con il medico, per un possibile effetto additivo.
  • Gravidanza e allattamento: l’uso occasionale come tisana rientra nelle abitudini alimentari comuni, ma per un utilizzo regolare o in forma concentrata (estratti, oli essenziali) è sempre opportuno un confronto preventivo con il proprio medico o ginecologo.
  • Uso topico oculare: nonostante la tradizione popolare del “cotone con la camomilla sugli occhi”, oggi si sconsiglia l’applicazione diretta sugli occhi per il rischio di contaminazione microbica e reazioni allergiche locali; meglio prodotti oftalmici specifici.

Domande frequenti

La camomilla fa dormire?
Non esiste un claim EFSA autorizzato in tal senso. È tradizionalmente associata al momento del rilassamento serale e alcuni piccoli studi preliminari ne indagano il possibile ruolo, ma non può essere presentata come un rimedio per l’insonnia.

Si può dare ai bambini?
È una delle tisane più diffuse anche in età pediatrica, ma per i lattanti e i bambini piccoli è sempre meglio chiedere indicazioni al pediatra, soprattutto riguardo a dosaggi e frequenza.

Quante tazze al giorno si possono bere?
Nell’uso tradizionale come bevanda, 2-3 tazze al giorno rientrano nelle quantità comunemente consumate; per un uso più mirato e concentrato è sempre meglio chiedere consiglio al farmacista.


Noebis Pharma: farmacisti al servizio della qualità

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.

Fonti principali: monografia comunitaria EMA/HMPC su Matricariae flos; Regolamento (CE) 1924/2006 e Registro UE delle indicazioni sulla salute (EFSA); letteratura scientifica peer-reviewed su Matricaria chamomilla.

Immagine: fiori di camomilla in fioritura, fotografia da Pexels.