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Sull’etichetta di un multivitaminico capita di leggere percentuali come “150% VNR” o “200% VNR” accanto a una vitamina, e la prima reazione istintiva è pensare: “è troppo?”. È una domanda legittima, ma nasce da una confusione comune tra due numeri diversi, con scopi diversi, che vale la pena distinguere una volta per tutte.

Cosa indica il VNR

Il VNR, Valore Nutritivo di Riferimento, è la quantità di riferimento di un nutriente considerata adeguata a coprire il fabbisogno medio di un adulto sano nell’ambito di una dieta normale. È lo stesso valore che si trova sull’etichetta di molti alimenti confezionati, non solo degli integratori, ed è pensato per aiutare a capire quanto un prodotto contribuisce al fabbisogno giornaliero complessivo. Il VNR non è un tetto massimo: è un punto di riferimento verso il basso, che indica un livello considerato sufficiente, non un livello oltre il quale si entra in una zona di rischio.

Per questo motivo, per alcune vitamine idrosolubili come la C o alcune del gruppo B, non è raro trovare percentuali di VNR superiori al 100% anche in prodotti formulati in modo prudente: il corpo elimina l’eccesso di queste vitamine attraverso le urine, e i margini di sicurezza fissati dagli enti regolatori europei per questi nutrienti sono ampi.

Cosa indica invece il Livello Massimo di Assunzione Tollerabile (UL)

Il Livello Massimo di Assunzione Tollerabile, spesso indicato con la sigla UL (dall’inglese Tolerable Upper Intake Level), è un numero completamente diverso: rappresenta la quantità massima giornaliera di un nutriente che, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, non è associata a un rischio apprezzabile di effetti avversi per la popolazione generale. Questo valore viene stabilito dall’EFSA considerando l’assunzione complessiva da TUTTE le fonti insieme: dieta normale, alimenti fortificati e integratori.

Non tutti i nutrienti hanno un UL definito: per alcuni le evidenze disponibili non sono sufficienti a fissarlo con certezza. Per quelli che ce l’hanno, come la vitamina A, il ferro o lo zinco, la distanza tra il VNR (il livello di riferimento) e l’UL (il tetto di sicurezza) può essere piuttosto ampia, ed è proprio in questo spazio che si muovono le formulazioni degli integratori in commercio, calibrate per restare ben al di sotto della soglia massima anche in caso di assunzione regolare.

Perché conviene attenersi alla dose indicata in etichetta

La dose consigliata riportata sulla confezione di un integratore non è casuale: tiene conto sia del VNR sia, quando esiste, dell’UL, ed è pensata per un uso quotidiano nell’ambito di una dieta normale. Aumentare la dose di propria iniziativa, ad esempio prendendone il doppio pensando di ottenere un effetto più marcato, non tiene conto di questi margini di sicurezza calcolati dal produttore, e per alcuni nutrienti può avvicinare l’assunzione complessiva alla soglia massima raccomandata, soprattutto se in casa si usano più prodotti diversi che contengono lo stesso nutriente.

Proprio per questo, quando si usano più integratori contemporaneamente, vale la pena controllare se condividono nutrienti in comune, sommando mentalmente le rispettive percentuali di VNR indicate in etichetta. In caso di dubbio sulla combinazione più adatta alla propria situazione, la scelta più sicura resta chiedere consiglio al proprio medico o al farmacista di fiducia.

Ogni scheda prodotto del catalogo Noebis Pharma riporta dose giornaliera consigliata e percentuale di VNR per ciascun nutriente, così da poter valutare con chiarezza il contributo di ogni integratore alla propria alimentazione quotidiana.