Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

Capita spesso, leggendo l’etichetta di un integratore, di cercare la voce “principio attivo” come si farebbe con un farmaco da banco. Ma quella voce, su un integratore alimentare, non c’è — e non è una dimenticanza. È una differenza di sostanza, prima ancora che di parole, che vale la pena capire bene prima di scegliere cosa mettere nel carrello.

Cos’è davvero un “principio attivo”

Il termine “principio attivo” appartiene al linguaggio farmaceutico. Indica la sostanza chimicamente definita, isolata o di sintesi, alla quale un medicinale deve il proprio effetto terapeutico, con un dosaggio stabilito attraverso studi clinici e una relazione dose-effetto documentata e approvata da un’autorità regolatoria come l’AIFA o l’EMA. È un concetto legato per definizione al farmaco, non all’alimento.

Perché un integratore non ha un “principio attivo”

Un integratore alimentare, in base al Decreto Legislativo 169/2004 e al Regolamento UE 1169/2011, è un prodotto alimentare, non un medicinale. Non contiene quindi un “principio attivo” nel senso farmacologico del termine, ma uno o più ingredienti — vitamine, minerali, estratti vegetali, fibre, probiotici — presenti in una quantità, la dose giornaliera raccomandata, definita in etichetta.

Quando un ingrediente è presente nella dose minima che il Regolamento CE 1924/2006 e le opinion scientifiche EFSA riconoscono necessaria per un determinato claim, quell’ingrediente può essere associato a un’indicazione sulla salute autorizzata — sempre riferita all’ingrediente specifico, mai al prodotto finito nel suo insieme. È qui che nasce l’espressione più corretta da usare per un integratore: non “principio attivo”, ma “ingrediente funzionale”, o più semplicemente “ingrediente”.

Una differenza che non è solo terminologica

Usare la parola “principio attivo” per un integratore genera un’aspettativa sbagliata: fa pensare a un effetto immediato e misurabile come quello di un farmaco, con un meccanismo d’azione validato per quell’uso specifico. Un ingrediente funzionale lavora diversamente: contribuisce, nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano, al normale funzionamento di alcune funzioni dell’organismo, quando assunto nella dose indicata e per il tempo indicato.

Per questo, sulle nostre schede prodotto, si parla sempre di ingredienti e delle loro quantità per dose giornaliera, mai di “principi attivi” — ed è anche il motivo per cui le indicazioni riportate sono sempre riferite al singolo ingrediente e alla soglia che la normativa richiede per poterlo affermare, non al prodotto genericamente inteso.

Come leggere un’etichetta con questa consapevolezza

La prossima volta che si guarda la tabella degli ingredienti di un integratore, la domanda giusta da porsi non è “qual è il principio attivo”, ma due domande diverse: quali ingredienti contiene, in quale quantità per dose giornaliera, e quella quantità corrisponde alla soglia per cui è prevista un’indicazione sulla salute? È un modo di leggere l’etichetta più lento all’inizio, ma molto più affidabile, perché si basa su ciò che la scienza e la normativa hanno davvero verificato: ingrediente per ingrediente, dose per dose.

Chi vuole approfondire il tema può leggere anche l’articolo su cosa sono gli eccipienti in un integratore, che completa il quadro di cosa si trova davvero, oltre agli ingredienti funzionali, in una capsula o compressa.