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Il PQQ, sigla di pirrolochinolina chinone, è una molecola che negli ultimi anni ha guadagnato attenzione crescente nel mondo degli integratori, spesso associata al tema dell’energia cellulare. Vale la pena però fare chiarezza su che cosa sia davvero, dove si trovi naturalmente e cosa dica realmente la ricerca scientifica, distinguendo i dati consolidati dalle promesse premature.

Che cos’è il PQQ

La vecchia etichetta informale «vitamina B14» non significa che il PQQ sia una vitamina riconosciuta. Confronta anche il PABA o «B10» e l’acido pangamico o «B15». Nessuno dei tre figura nell’elenco delle vitamine dell’allegato I della Direttiva 2002/46/CE.

Il pirrolochinolina chinone è un composto chimico ad azione redox, cioè capace di partecipare a reazioni di ossidoriduzione, scoperto per la prima volta come cofattore di alcuni enzimi batterici negli anni Settanta. Per lungo tempo si è dibattuto se il PQQ fosse una vera e propria vitamina per l’uomo (alcuni lo hanno definito informalmente “vitamina B14”), ma questa definizione non è mai stata riconosciuta ufficialmente: il PQQ non rientra nell’elenco delle vitamine riconosciute dalla scienza nutrizionale, né dalla normativa europea sugli integratori.

Dove si trova naturalmente

Il PQQ è presente in tracce in diversi alimenti di origine vegetale e fermentata. Le fonti alimentari con i contenuti relativamente più elevati, secondo gli studi di composizione degli alimenti, includono il kiwi, il natto (i semi di soia fermentati tipici della cucina giapponese), il prezzemolo, il peperone verde, il tè verde e il tofu fermentato. Va precisato che si tratta comunque di quantità molto piccole, dell’ordine dei nanogrammi o microgrammi per grammo di alimento: per questo motivo il PQQ utilizzato negli studi di ricerca e negli integratori viene generalmente ottenuto per sintesi o per via fermentativa controllata, non estratto dagli alimenti.

Perché interessa la ricerca scientifica

L’interesse scientifico per il PQQ nasce soprattutto dal suo ruolo, osservato in modelli cellulari e animali, nei processi legati al funzionamento dei mitocondri, le strutture cellulari deputate alla produzione di energia. Alcuni studi preclinici hanno indagato un possibile coinvolgimento del PQQ nella biogenesi mitocondriale (cioè nella formazione di nuovi mitocondri) e nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Esistono anche alcuni studi clinici preliminari sull’uomo, condotti su piccoli campioni, che hanno esplorato l’effetto di supplementazione di PQQ su parametri come la qualità del sonno o alcuni indicatori cognitivi. Si tratta però di ricerca ancora agli inizi: i campioni sono piccoli, gli studi spesso non sono replicati in modo indipendente, e la comunità scientifica è concorde nel ritenere necessari ulteriori studi controllati, su popolazioni più ampie, prima di poter trarre conclusioni solide.

Cosa dice la normativa europea sui claim

Al momento il Regolamento (CE) 1924/2006 e il registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute non riconoscono alcuna indicazione salutistica autorizzata per il PQQ. Questo significa che, per legge, nessun prodotto in vendita in Europa può attribuire al PQQ effetti su energia, mitocondri, funzione cognitiva o qualunque altro ambito: farlo costituirebbe un claim non autorizzato, oltre che, se formulato in termini di cura o prevenzione di malattie, una violazione delle norme sulla pubblicità sanitaria. Chi si imbatte in affermazioni di questo tipo relative al PQQ dovrebbe considerarle prive di base normativa, indipendentemente da quanto siano diffuse online.

Un chiarimento terminologico utile

Il PQQ non va confuso con il coenzima Q10, disponibile in forme come ubichinone e ubichinolo. Le due molecole sono chimicamente differenti: i meccanismi studiati, le formulazioni e la documentazione scientifica non sono intercambiabili. Il coenzima Q10 dispone di una letteratura più ampia; il PQQ è un filone di ricerca più recente. La somiglianza dei temi di studio non permette di trasferire al PQQ caratteristiche o benefici attribuiti a un altro ingrediente.

In sintesi

Il PQQ è una molecola ad azione redox presente in tracce in alimenti come kiwi, natto e prezzemolo, oggetto di un filone di ricerca ancora giovane e concentrato soprattutto sul funzionamento mitocondriale a livello preclinico. Non risultano, allo stato attuale, indicazioni sulla salute autorizzate nell’Unione europea specifiche per il PQQ, ed è bene diffidare di ogni promessa in tal senso. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore.