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Capita di leggere online, tra i consigli di “salute naturale” più disparati, il nome “vitamina B15” o “acido pangamico”, spesso accompagnato da promesse importanti: energia, disintossicazione, persino un ruolo nel contrasto alle malattie più serie. È il momento di guardare con i piedi per terra a cosa sia davvero questa sostanza, cosa dice la scienza e perché il termine “vitamina” in questo caso è, di fatto, un’etichetta impropria.

Che cos’è l’acido pangamico

Il nome “acido pangamico” è stato coniato negli anni ’50 per indicare un estratto ottenuto dai semi di albicocca (i noccioli, non la polpa del frutto) e da altri semi oleosi, a cui veniva attribuita la sigla “vitamina B15”. Da subito, però, la comunità scientifica ha sollevato un problema di fondo: non esiste un’unica sostanza chimica ben definita che risponda a questo nome. Con il tempo, prodotti commercializzati come “acido pangamico” o “vitamina B15” hanno contenuto miscele molto diverse tra loro: gluconato di calcio o di sodio, glicina, dimetilglicina, dicloroacetato di diisopropilamina, cloruro di calcio, fosfato dicalcico o acido stearico, in varie combinazioni. In altre parole, chi acquista un prodotto con questa etichetta non può sapere con certezza cosa stia davvero assumendo, perché il nome non corrisponde a una molecola standardizzata riconosciuta a livello internazionale.

Perché non è considerata una vera vitamina

Per essere classificata come vitamina, una sostanza deve soddisfare criteri precisi: deve essere un composto chimico ben identificato, essenziale in piccole quantità per il metabolismo umano, e la sua carenza deve produrre un quadro clinico riconoscibile e riproducibile. L’acido pangamico non soddisfa nessuno di questi criteri. Non esiste una sindrome da carenza di “vitamina B15” descritta nella letteratura scientifica, non è mai stata dimostrata una sua funzione metabolica essenziale nell’uomo, e — come visto sopra — non ha nemmeno un’identità chimica univoca. Per questo motivo le principali autorità sanitarie e nutrizionali internazionali non la riconoscono come vitamina: il numero “B15” è rimasto un’etichetta di marketing, non una classificazione scientifica.

La storia: dal boom degli anni ’70 alle prime restrizioni

L’acido pangamico ha conosciuto una fase di grande popolarità commerciale tra gli anni ’60 e ’70, complice anche il suo utilizzo come integratore per atleti nel blocco sovietico, dove veniva promosso per un presunto miglioramento della performance sportiva — affermazione mai confermata da studi controllati solidi. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration intervenne perché i prodotti in commercio venivano venduti con affermazioni salutistiche non supportate da prove scientifiche adeguate, arrivando in alcuni casi a suggerire un ruolo nel trattamento di patologie serie: un utilizzo improprio che ha contribuito a far ritirare questi prodotti dal mercato come integratori alimentari regolari. Vale la pena ricordarlo proprio per mettere in guardia da chi, ancora oggi, propone l’acido pangamico con richiami analoghi: nessuna sostanza di questo tipo va mai considerata un’alternativa o un supporto a trattamenti per malattie importanti.

Cosa dice la ricerca scientifica oggi

La letteratura scientifica indipendente e peer-reviewed sull’acido pangamico è estremamente limitata e in gran parte datata. Gli studi disponibili non permettono di stabilire un profilo di efficacia definito, anche a causa del problema di fondo già citato: sperimentazioni diverse hanno spesso testato sostanze diverse, tutte etichettate come “acido pangamico” o “vitamina B15”, rendendo i risultati difficili da confrontare e da replicare. Non esistono oggi evidenze scientifiche solide, condotte secondo gli standard attuali (studi randomizzati, controllati, con placebo), che ne dimostrino benefici per la salute umana. Alcune formulazioni storiche, inoltre, sono state associate a preoccupazioni di sicurezza legate alla possibile formazione di sottoprodotti indesiderati durante la lavorazione: un motivo ulteriore per diffidare di prodotti non tracciabili con chiarezza.

Il quadro normativo europeo

In Europa, l’acido pangamico non è incluso negli elenchi delle vitamine riconosciute dal Regolamento (UE) 1169/2011 sull’etichettatura degli alimenti, né è mai stato valutato o autorizzato dall’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) come sostanza con claim salutistici ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006. Questo significa che, a livello di comunicazione e di etichetta, non è consentito attribuire all’acido pangamico o alla dicitura “vitamina B15” alcuna proprietà nutrizionale o salutistica specifica, né tantomeno effetti terapeutici, preventivi o curativi verso qualsivoglia condizione. Chi si imbatte in un prodotto che utilizza questi termini con affermazioni salutistiche importanti dovrebbe considerarlo un segnale di attenzione, non una garanzia di efficacia.

Cosa scegliere invece, con basi solide

Se l’obiettivo è supportare l’energia, il metabolismo cellulare o le difese naturali dell’organismo, la strada più solida resta quella delle vitamine e dei minerali per cui esistono claim EFSA autorizzati e una letteratura scientifica ampia e consolidata: le vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, B12), la vitamina C, il magnesio, il ferro, per citarne alcuni, hanno un ruolo documentato nel metabolismo energetico normale. Prima di scegliere qualsiasi integratore, soprattutto se si seguono terapie farmacologiche, è sempre buona norma chiedere un parere al proprio medico o farmacista di fiducia.

Noebis Pharma: chi siamo

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Il nostro approccio editoriale segue sempre le evidenze scientifiche disponibili e la normativa vigente su claim nutrizionali e salutistici, evitando promesse non autorizzate. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.