Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

C’è una sigla che gira da decenni negli scaffali degli integratori e nei vecchi manuali di nutrizione: PABA. Qualcuno la chiama “vitamina B10”, qualcun altro “vitamina Bx”, e la promessa che spesso l’accompagna è quella di rallentare l’incanutimento dei capelli o di proteggere la pelle dal sole. Il problema è che quasi nessuna di queste etichette regge a un controllo scientifico rigoroso. Vediamo cosa è davvero il PABA, da dove nasce la sua fama, e perché in Unione Europea non può nemmeno essere chiamato “vitamina” in etichetta.

Cos’è chimicamente il PABA

L’acido para-amminobenzoico (PABA) è una semplice molecola organica, un derivato dell’acido benzoico con un gruppo amminico in posizione para. Si trova in tracce in alimenti come cereali integrali, fegato, uova e melassa, e viene anche prodotto per via industriale. Dal punto di vista strutturale è imparentato con l’acido folico (vitamina B9): il PABA è infatti uno dei “mattoni” con cui batteri, lieviti e alcune piante costruiscono la molecola del folato.

Perché si chiama “vitamina B10” (e perché è un nome fuorviante)

Negli anni ’40 e ’50, quando la ricerca sulle vitamine del gruppo B era in pieno fermento, al PABA fu attribuita per un certo periodo la sigla “vitamina Bx” o “B10”, perché sembrava avere un ruolo nella crescita di alcuni microrganismi e animali da laboratorio. Con l’avanzare della ricerca, però, è emerso un punto cruciale: l’essere umano non possiede l’enzima necessario per sintetizzare l’acido folico a partire dal PABA. Questa via metabolica esiste nei batteri (compresi quelli della nostra flora intestinale) e in alcune piante, ma non nelle nostre cellule. Per questo motivo il PABA non soddisfa la definizione di vitamina per l’uomo: una vitamina, per definizione, è una sostanza essenziale che l’organismo non è in grado di sintetizzare autonomamente e deve assumere con la dieta in quanto indispensabile a funzioni vitali. Il PABA non rientra in questa categoria per la fisiologia umana.

Non è un dettaglio da poco: è il motivo per cui, a differenza di vitamina C, D, E, K e delle vitamine del gruppo B “vere”, il PABA non compare nell’elenco delle vitamine ammesse negli integratori alimentari stabilito dalla Direttiva europea 2002/46/CE (Allegato I). Questo significa che, in etichetta, un prodotto venduto nell’Unione Europea non può presentare il PABA come “vitamina B10” o attribuirgli lo status nutrizionale di una vitamina riconosciuta.

Il capitolo (chiuso) della protezione solare

Una parte della notorietà del PABA arriva da un uso che oggi appartiene alla storia della cosmesi: per decenni, tra gli anni ’40 e ’70, il PABA è stato uno degli ingredienti più diffusi nelle creme solari, grazie alla sua capacità di assorbire i raggi UVB. Con il tempo, tuttavia, sono emerse segnalazioni di dermatiti da contatto, reazioni fotoallergiche e macchie sui tessuti, e la formulazione cosmetica si è progressivamente spostata verso filtri più tollerabili. Oggi il PABA è raramente utilizzato nei prodotti solari in commercio in Europa e la sua efficacia fotoprotettiva, misurata con gli standard attuali, è considerata modesta rispetto ai filtri moderni. Va inoltre precisato che questo è un uso topico e cosmetico, del tutto distinto dall’assunzione orale come integratore.

Cosa dice la ricerca sull’uso orale

Al di fuori del contesto cosmetico, il PABA orale è stato storicamente studiato — sotto forma di sale di potassio (potassio para-aminobenzoato), un principio attivo registrato come farmaco in alcuni paesi, non come integratore alimentare — in condizioni dermatologiche fibrotiche rare. Si tratta di un utilizzo strettamente farmacologico, sotto controllo medico, che non ha nulla a che vedere con l’impiego del PABA come ingrediente di un integratore alimentare da banco, e che qui citiamo solo a scopo di completezza storica, non certo come indicazione d’uso.

Per quanto riguarda le applicazioni più pubblicizzate nel mondo degli integratori — rallentamento dell’incanutimento dei capelli, supporto alla pigmentazione cutanea, “nutrimento” della pelle — la letteratura scientifica indipendente e sottoposta a revisione paritaria (peer review) resta oggi limitata, datata o condotta su modelli animali, e non consente di trarre conclusioni solide applicabili alla popolazione generale. Non esistono, a oggi, studi clinici randomizzati di qualità che dimostrino in modo convincente questi effetti nell’uomo.

Cosa dice (e non dice) l’EFSA

Consultando il Registro dei claim su alimenti e salute dell’Unione Europea (EU Register on Nutrition and Health Claims), gestito sulla base delle valutazioni dell’EFSA, non risulta alcun claim autorizzato per il PABA. Non essendo riconosciuto come vitamina o nutriente essenziale per l’uomo, il PABA non può essere il soggetto di indicazioni sulla salute (health claim) nella pubblicità o in etichetta di un integratore alimentare venduto in Europa. Qualunque affermazione che colleghi il PABA alla prevenzione dell’incanutimento, al trattamento di condizioni della pelle o a benefici per la salute in generale non è supportata da un’autorizzazione EFSA e, se presente su un prodotto, andrebbe guardata con spirito critico.

Il PABA e il microbiota: un collegamento indiretto interessante

C’è però un aspetto scientificamente solido e spesso trascurato: poiché il PABA è indispensabile ai batteri per sintetizzare folati, e una parte del nostro microbiota intestinale produce effettivamente folati in questo modo, il PABA gioca un ruolo indiretto nell’ecosistema microbico intestinale. Non si traduce in un beneficio diretto dimostrato per chi assume PABA come integratore, ma è un esempio interessante di come la biochimica di una molecola “minore” per l’uomo possa essere centrale per gli organismi che condividono il nostro corpo.

Domande frequenti

Il PABA è una vitamina?
No, non per l’essere umano. È una sostanza essenziale per la sintesi dei folati in batteri e alcune piante, ma il corpo umano non possiede la via metabolica per utilizzarlo allo stesso modo, e non compare nell’elenco delle vitamine ammesse negli integratori dalla normativa europea.

Il PABA protegge dal sole se assunto come integratore?
No. Il suo uso storico come filtro UV riguardava l’applicazione topica in creme solari, oggi in gran parte abbandonata; l’assunzione orale non ha alcuna funzione fotoprotettiva dimostrata.

Esistono controindicazioni?
Come per qualunque sostanza assunta come integratore, in presenza di terapie farmacologiche, gravidanza, allattamento o patologie preesistenti è sempre opportuno un confronto preventivo con il proprio medico o farmacista.

In sintesi

Il PABA è una molecola dalla storia curiosa: nato come presunta “vitamina” a metà del Novecento, ha attraversato la cosmesi come filtro solare e oggi sopravvive soprattutto nell’immaginario degli integratori per capelli e pelle, senza però il sostegno di un claim EFSA autorizzato né di uno status vitaminico riconosciuto dalla normativa europea. Conoscerne la storia aiuta a leggere le etichette con maggiore consapevolezza, distinguendo tra ciò che la scienza ha confermato e ciò che resta, per ora, tradizione non verificata.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.