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Fiori gialli di pilosella in un prato, con un'ape sul capolino

Chi cammina in un prato non falciato da qualche settimana, tra fine primavera ed estate, probabilmente l’ha calpestata senza accorgersene: piccoli capolini gialli, simili a minuscoli soffioni, che spuntano da una rosetta di foglie coperte da una peluria argentata. È la pilosella, una pianta così discreta che in molte zone d’Italia viene chiamata semplicemente “erba pelosa” o “pelosella”, eppure la tradizione erboristica europea la conosce e la usa da secoli.

Botanica: una piccola composita che ama i prati poveri

La pilosella (nome scientifico Pilosella officinarum, sinonimo storico Hieracium pilosella) appartiene alla famiglia delle Asteraceae, la stessa di margherite, tarassaco e camomilla. Si riconosce per la rosetta di foglie basali ovali, ricoperte su entrambe le facce da una fitta peluria bianco-argentea che le dà un aspetto vellutato, e per gli stoloni striscianti che la pianta usa per colonizzare il terreno, un po’ come fa la fragolina di bosco. Il fiore, un capolino giallo solitario portato da uno stelo sottile e anch’esso peloso, si apre soprattutto nelle giornate soleggiate.

Cresce spontanea su prati aridi, pascoli poveri, bordi di sentieri e muretti a secco, in tutta Europa e in buona parte dell’Italia, dalla pianura fino a oltre 2.000 metri di quota. Predilige terreni poco fertili e ben drenati, dove altre piante più esigenti faticano a insediarsi.

Un nome che racconta una storia

Il nome comune “pilosella” (dal latino pilosus, “peloso”) descrive esattamente ciò che si vede a occhio nudo: la peluria che riveste foglie e steli. Non è un caso isolato nella nomenclatura botanica popolare: anche il vecchio nome scientifico Hieracium, dal greco hierax (“falco”), affonda le radici in una leggenda molto antica, secondo cui i falchi si sarebbero cibati della linfa di questa pianta per rinforzare la vista. È un aneddoto che appartiene al folklore erboristico, non alla scienza, ma aiuta a capire quanto a lungo l’uomo abbia osservato e raccontato questa piccola pianta dei prati.

La tradizione erboristica: un’erba “da tisana” più che “da rimedio”

Nei vecchi erbari e nei ricettari di erboristeria popolare europea, la pilosella compare quasi sempre insieme ad altre piante dalla lunga tradizione d’uso come tarassaco, betulla od ortica, in miscele di tisane pensate per accompagnare la normale funzione emuntoria dell’organismo, cioè il fisiologico lavoro di eliminazione svolto da reni e vie urinarie. È un uso che si è tramandato per via orale e scritta nei secoli, radicato nella cultura popolare più che in studi clinici moderni.

È importante essere chiari su un punto: si tratta di tradizione d’uso, non di proprietà dimostrate secondo i criteri scientifici che oggi l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) richiede per autorizzare un claim salutistico. Come per molte piante ad uso tradizionale, le richieste di claim relative alla pilosella presentate nell’ambito del Regolamento (CE) 1924/2006 sono attualmente “on hold”, cioè in attesa di una valutazione conclusiva a livello europeo: questo significa che oggi non è consentito attribuire alla pilosella un’azione o un effetto specifico sulla salute in etichetta o in comunicazione commerciale.

Cosa contiene la pilosella

Dal punto di vista fitochimico, la pilosella è stata studiata soprattutto per il suo contenuto in flavonoidi (tra cui la luteolina e i suoi glicosidi), tannini, cumarine e mucillagini. Sono le stesse classi di sostanze che caratterizzano molte piante della tradizione erboristica europea usate in infusione, e che nel tempo hanno attirato l’interesse della ricerca fitochimica di base, senza che questo si sia ancora tradotto in claim salutistici autorizzati per uso alimentare.

Come si usa tradizionalmente

Nella tradizione erboristica la pilosella si utilizza soprattutto come tisana, preparata per infusione delle parti aeree fiorite ed essiccate, spesso in associazione con altre piante dalla tradizione simile. Si trova anche come estratto secco o liquido in preparati fitoterapici complessi, sempre nel rispetto delle indicazioni riportate in etichetta dal produttore.

Sicurezza e avvertenze

  • La pilosella è generalmente considerata ben tollerata quando assunta secondo le indicazioni d’uso tradizionali.
  • Come per qualunque pianta dalla tradizione “depurativa” o associata alla funzione renale, se ne sconsiglia l’uso prolungato senza consultare un medico o un farmacista, soprattutto in presenza di patologie renali note.
  • L’uso in gravidanza e allattamento non è raccomandato in assenza di indicazioni specifiche del proprio medico, per mancanza di dati sufficienti.
  • Chi assume farmaci diuretici o è in terapia farmacologica continuativa dovrebbe sempre confrontarsi con il proprio medico o farmacista prima di introdurre tisane o integratori a base di pilosella, per evitare interazioni non desiderate.

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