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Nel Cinquecento, i missionari spagnoli che esploravano il Sud America rimasero colpiti da un fiore dalla struttura così insolita da sembrare un messaggio religioso scolpito dalla natura: dieci petali per gli apostoli, una corona di filamenti che ricordava la corona di spine, tre stigmi simili a chiodi. Lo chiamarono “fiore della passione”, in riferimento alla Passione di Cristo, ed è da questo racconto che nasce il nome scientifico del genere, Passiflora.

Una rampicante originaria delle Americhe

La passiflora (Passiflora incarnata) è una pianta rampicante perenne della famiglia delle Passifloraceae, originaria del Sud-Est degli Stati Uniti e del Centro America. Cresce con viticci che si avvinghiano a tutori e recinzioni, producendo fiori grandi e vistosi, dai petali bianco-violacei, seguiti da frutti ovali simili a piccole prugne, chiamati in inglese “maypop”. Introdotta in Europa nel corso del Seicento come pianta ornamentale per la bellezza spettacolare dei suoi fiori, si è progressivamente diffusa anche come pianta da giardino nelle zone a clima mite del continente.

Esistono oltre 500 specie di passiflora nel mondo, ma è soprattutto Passiflora incarnata quella storicamente più legata all’uso erboristico tradizionale, mentre altre specie, come la Passiflora edulis, sono coltivate per i loro frutti commestibili, i maracujá o frutti della passione, oggi diffusi in tutto il mondo.

Fiore viola e bianco di passiflora (Passiflora incarnata) circondato da foglie verdi
Fiore di passiflora in piena fioritura. Foto: Pexels (uso libero).

Dai popoli nativi americani all’erboristeria europea

Prima ancora dell’arrivo dei colonizzatori europei, diverse popolazioni native del continente americano conoscevano già questa pianta e la utilizzavano secondo le proprie tradizioni. Il naturalista Linneo la classificò formalmente nel Settecento, inserendola nel genere che porta ancora oggi il nome legato al racconto religioso dei missionari spagnoli. Nell’Ottocento la passiflora entrò a far parte della farmacopea occidentale come pianta officinale, guadagnandosi un posto stabile nella tradizione erboristica europea e nordamericana, dove nel tempo si è consolidata soprattutto l’abitudine di prepararla in infuso serale, secondo un uso popolare tramandato nel corso delle generazioni.

Cosa contiene la passiflora

Le parti aeree fiorite di Passiflora incarnata contengono una miscela complessa di flavonoidi (tra cui vitexina, isovitexina e orientina), alcaloidi indolici in tracce e piccole quantità di composti cianogenici, oltre a zuccheri e sostanze mucillaginose. È soprattutto la componente flavonoidica quella maggiormente studiata dalla ricerca fitochimica, anche se va detto con chiarezza che, a livello europeo, non esistono al momento claim sulla salute autorizzati dalla Commissione Europea specificamente riferiti alla passiflora: qualunque affermazione che le attribuisca la capacità di prevenire, curare o trattare una condizione medica non è consentita né corretta da riportare come tale.

La tradizione erboristica popolare

Nell’erboristeria popolare occidentale, le parti aeree della passiflora sono tradizionalmente utilizzate per la preparazione di infusi e tisane, spesso abbinate ad altre piante ugualmente radicate nella cultura popolare serale, come la camomilla o la melissa, in un rituale che accompagna il momento del riposo in molte case europee da generazioni. Si tratta, anche in questo caso, di un uso legato al costume e alla cultura popolare, distinto da qualunque indicazione terapeutica: raccontare questa tradizione fa parte della storia della pianta, ma non equivale ad affermare un’efficacia dimostrata scientificamente secondo i criteri richiesti dalla normativa europea sugli integratori alimentari.

Il frutto della passione: un’altra passiflora, un altro uso

Vale la pena distinguere con chiarezza la passiflora officinale dal frutto della passione che si trova nei reparti ortofrutta, il maracujá (Passiflora edulis): quest’ultimo è un frutto tropicale apprezzato per il suo sapore agrodolce intenso, ricco di vitamina C e fibre, e appartiene a una specie diversa, coltivata per l’alimentazione e non per la tradizione erboristica. Curiosamente, il nome comune italiano “fiore della passione” si riferisce in entrambi i casi alla stessa simbologia religiosa cinquecentesca, applicata dai botanici a un intero genere che oggi comprende usi molto diversi tra loro.

Attenzioni e precauzioni

La passiflora è generalmente considerata una pianta ben tollerata quando utilizzata secondo la tradizione d’uso popolare in infuso, ma come per ogni pianta con storia d’uso officinale è opportuna cautela in gravidanza e allattamento, per l’assenza di dati di sicurezza sufficienti in queste fasi della vita. Chi assume farmaci sedativi, ansiolitici o altri medicinali ad azione sul sistema nervoso centrale dovrebbe parlarne preventivamente con il proprio medico, così come chi deve sottoporsi a un intervento chirurgico nelle settimane successive. Come sempre, la tradizione d’uso non sostituisce il parere di un professionista sanitario.

Domande frequenti

Passiflora e camomilla si possono alternare?
Sono due piante diverse con una storia d’uso popolare simile, spesso proposte insieme proprio per questo motivo nella tradizione erboristica serale europea; non esistono controindicazioni note a un loro uso alternato nell’ambito di un consumo moderato e occasionale.

Il frutto della passiflora si può mangiare?
Sì, ma si tratta di una specie diversa da quella usata in erboristeria (Passiflora edulis, il maracujá), coltivata specificamente per il consumo alimentare del frutto.

Da dove viene il nome “fiore della passione”?
Dal Cinquecento, quando i missionari spagnoli videro nella struttura del fiore un richiamo simbolico alla Passione di Cristo: i dieci petali, la corona di filamenti e gli stigmi vennero interpretati come elementi della narrazione religiosa.


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