Tra gli integratori a base di omega-3, l’olio di krill occupa uno spazio a parte. Non deriva dai pesci ma da un piccolo crostaceo marino, il krill antartico (Euphausia superba), e porta con sé una caratteristica che lo distingue dall’olio di pesce comune: una parte consistente di EPA e DHA è legata ai fosfolipidi anziché ai trigliceridi. Da qui discendono molte domande. Si assorbe meglio? Quanto EPA e DHA contiene davvero una capsula? È adatto a chi è allergico ai crostacei? E soprattutto: che cosa si può dire, e che cosa no, in base alle prove disponibili e alla normativa europea?
In questo articolo mettiamo ordine con il metodo di sempre: partiamo dalla composizione, passiamo allo stato normativo, leggiamo gli studi con i loro numeri e i loro limiti, e chiudiamo con una guida pratica per interpretare l’etichetta. Se vuoi un inquadramento generale sugli acidi grassi della serie omega-3 puoi partire da omega-3, a cosa servono davvero e come leggere l’etichetta; qui ci concentriamo su ciò che è specifico del krill.
Che cos’è l’olio di krill e dove si trova
Il krill antartico è uno zooplancton crostaceo, di pochi centimetri, che vive negli oceani meridionali. L’olio che se ne ricava è un estratto lipidico: il termine ufficiale usato nell’elenco europeo dei nuovi alimenti per l’etichettatura è «estratto lipidico del crostaceo krill antartico (Euphausia superba)», nella dicitura inglese riportata dal regolamento.
La composizione è il vero elemento distintivo. Nel parere scientifico che l’EFSA ha pubblicato nel 2009 su un estratto lipidico di Euphausia superba, la specifica prevedeva fosfolipidi tra 38 e 50 g ogni 100 g, con una media di 39,5% su tre lotti analizzati. I fosfolipidi erano costituiti per circa il 72% da fosfatidilcolina, per il 22% da fosfatidiletanolammina, per l’1% da fosfatidilinositolo e per il 5% da cardiolipina. I trigliceridi erano circa il 37%. L’EPA era compreso tra 15 e 19 g/100 g e il DHA tra 7 e 16 g/100 g, e circa due terzi di EPA e DHA (66-71%) risultavano legati ai fosfolipidi. Nello stesso estratto il colesterolo era presente in quantità di 0,9-1,1 g/100 g. Questi numeri descrivono un prodotto specifico valutato in quella sede: altri oli di krill in commercio possono avere profili diversi, ed è per questo che l’etichetta va sempre letta.
Un dato che aiuta a capire quanto l’olio di krill sia «concentrato» è offerto da un protocollo di sperimentazione recentemente pubblicato: nel disegno dello studio, una dose giornaliera di 4 g di olio di krill corrispondeva a 1288 mg di EPA più DHA, 0,45 mg di astaxantina e 320 mg di colina. Sono quantità di riferimento di quello studio, non valori universali, ma mostrano che l’olio di krill porta con sé, oltre a EPA e DHA, piccole quantità di altre sostanze, come la colina dei fosfolipidi e il pigmento astaxantina. Se ti incuriosisce quest’ultimo, ne abbiamo parlato in astaxantina: il carotenoide dell’alga che promette tanto.
Inquadramento normativo (novel food, uso ammesso, limiti)
L’olio di krill non è un ingrediente «libero»: nell’Unione europea rientra tra i nuovi alimenti autorizzati e compare nell’elenco dell’Unione istituito dal Regolamento di esecuzione (UE) 2017/2470. Nella versione dell’elenco che abbiamo consultato per questo articolo (una versione consolidata dell’agosto 2019) è presente la voce relativa all’olio di krill antartico di Euphausia superba, con una voce analoga per l’olio di krill antartico ricco di fosfolipidi, entrambe con la medesima denominazione in etichetta e gli stessi livelli massimi d’uso. Poiché l’elenco viene aggiornato nel tempo, prima di qualsiasi decisione commerciale o formulativa è corretto verificare la versione consolidata vigente su EUR-Lex.
Per gli integratori alimentari, la versione consultata indica un livello massimo di 3000 mg al giorno di DHA ed EPA combinati per la popolazione generale e di 450 mg al giorno per le donne in gravidanza e in allattamento. Per altre categorie alimentari (prodotti lattiero-caseari, grassi da spalmare, cereali per la colazione, barrette e altre) sono fissati limiti espressi per 100 g o per 100 ml di prodotto. Sono limiti di natura giuridica sull’impiego come ingrediente: non sono raccomandazioni personali di assunzione.
Anche le specifiche del novel food sono state modificate in passato. Il Regolamento di esecuzione (UE) 2019/108, adottato in seguito a una domanda presentata il 29 agosto 2018 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione il 25 gennaio 2019, ha aggiornato le specifiche di un olio di krill antartico: per i fosfolipidi l’intervallo è passato da «35-50%» a «almeno 35% e meno del 60%», con EPA almeno al 9% e DHA almeno al 5%, valori di perossidi non superiori a 3 meq O2/kg di olio e grassi trans non oltre l’1%. Il motivo per cui questo dettaglio interessa il consumatore è semplice: due prodotti entrambi «olio di krill» possono avere contenuti molto diversi di fosfolipidi, EPA e DHA, e la quantità che conta per la valutazione è quella di EPA più DHA riportata per dose giornaliera.
Che cosa dice la ricerca
La domanda più frequente è se gli omega-3 del krill siano assorbiti meglio di quelli dell’olio di pesce. La risposta, in base agli studi controllati disponibili, è: dipende dal disegno dello studio, dalla dose e dall’indicatore misurato, e i risultati non sono tutti concordi.
Dopo una singola dose. In uno studio crossover randomizzato su 10 donne sane tra 18 e 45 anni, dopo un pasto ricco di grassi sono state confrontate dosi di olio di krill (che apportava 907 mg di omega-3 a lunga catena) e di olio di pesce (1441 mg), con olio d’oliva come controllo. L’aumento dell’EPA nel plasma è risultato simile con i due oli, nonostante la dose inferiore di EPA nel krill, mentre per DHA e DPA non sono state osservate variazioni significative tra i gruppi. Gli autori hanno ipotizzato che l’EPA del krill possa essere incorporato in modo più efficiente, probabilmente per il contenuto di fosfolipidi e di acidi grassi liberi; DOI. Uno studio crossover randomizzato in doppio cieco su 24 adulti sani ha invece confrontato una capsula di olio di krill (206 mg di EPA+DHA per capsula da 1 g) con un olio di pesce arricchito di fosfolipidi (337 mg per capsula): nelle 24 ore successive il rapporto tra le aree sotto la curva è risultato 0,83 (intervallo di confidenza al 90%: 0,60-1,15), cioè un assorbimento complessivamente simile, con profili diversi nel tempo; DOI.
Dopo settimane di assunzione. In uno studio randomizzato in parallelo di 12 settimane su 62 volontari sani, l’indice omega-3 (la quota di EPA e DHA nei globuli rossi) è aumentato in modo paragonabile con tre prodotti marini: olio di Calanus (+1,09%), olio di pesce (+1,0%) e olio di krill (+1,15%, deviazione standard 0,65). Le dosi di EPA+DHA erano di circa 242, 248 e 286 mg al giorno; la conclusione degli autori è che la biodisponibilità a lungo termine fosse simile; DOI. Un altro studio crossover su 20 volontari sani ha confrontato per quattro settimane un olio di krill a basso contenuto di fosfolipidi (1,5 g al giorno) con uno ad alto contenuto (3 g al giorno), a parità di 600 mg di omega-3 totali: nel gruppo ad alto contenuto di fosfolipidi la somma di EPA e DHA nei globuli rossi è aumentata di più, ma lo stesso gruppo ha mostrato un incremento dei livelli plasmatici di colesterolo totale e LDL rispetto al controllo, un elemento da non trascurare nel valutare il quadro complessivo; DOI.
Che cosa cambia nei fosfolipidi. In un piccolo studio crossover su 11 donne sane, dopo 30 giorni di olio di krill (1,27 g di omega-3 al giorno) o di olio di pesce (1,44 g al giorno), 35 delle 70 specie molecolari di fosfolipidi plasmatici contenenti EPA, DHA e DPA erano più concentrate con il krill, e l’89% di quelle differenziate apparteneva agli etero-fosfolipidi. Questo dato descrive una differenza biochimica nella forma in cui gli acidi grassi circolano; non dimostra, da solo, un vantaggio per la salute; DOI.
Sperimentazioni cliniche recenti. Uno studio pilota randomizzato in doppio cieco, pubblicato nel 2026, ha confrontato per 12 settimane omega-3 legati ai fosfolipidi (825 mg di EPA+DHA al giorno) con omega-3 standard (903 mg) in 47 adulti con trigliceridi tra 150 e 499 mg/dL; 44 persone (22 per gruppo) hanno completato lo studio. I trigliceridi sono scesi in media di 9,1 mg/dL nel gruppo fosfolipidi e saliti di 15,2 mg/dL nel gruppo standard, ma la differenza non era statisticamente significativa (p = 0,416). Anche l’indice omega-3 è aumentato in entrambi i gruppi (+1,78% contro +1,50%, p = 0,446). La quota di partecipanti con trigliceridi pari o inferiori a 150 mg/dL a 12 settimane è risultata 36,4% contro 13,6% (p = 0,041). Gli autori stessi concludono che lo studio pilota non ha dimostrato differenze significative sui due esiti principali e che servono studi più ampi; DOI. Esiste inoltre un protocollo, pubblicato nel 2026, per uno studio pilota con 4 g al giorno di olio di krill in adulti oltre i 60 anni con dolore muscolo-scheletrico cronico: è un disegno di studio, non ancora un risultato; DOI.
In sintesi, le prove mostrano che l’olio di krill aumenta in modo misurabile i livelli di EPA e DHA, ma gli studi presi in esame sono per lo più piccoli, di breve durata e condotti su volontari sani o su campioni limitati; la superiorità del krill rispetto all’olio di pesce a parità di dose di EPA+DHA non emerge in modo uniforme. Sono dati utili per capire come funziona l’assorbimento, non sono una base per attribuire al prodotto effetti sulla salute.
Claim: cosa è autorizzato e cosa no
I claim sulla salute consentiti nell’Unione europea sono elencati nel Regolamento (UE) n. 432/2012 e nel Registro UE dei claim, e sono collegati a singole sostanze e a condizioni d’uso precise, per esempio un quantitativo minimo per porzione. Un claim, quindi, può comparire in etichetta solo se la sostanza a cui si riferisce è presente nel prodotto alle condizioni previste; non basta che l’ingrediente «sia ricco» di quella sostanza né che esistano studi interessanti. Per l’olio di krill il riferimento sono le sostanze che contiene, come EPA e DHA, e non la forma fosfolipidica in sé: la forma fosfolipidica, la maggiore biodisponibilità e la presenza di astaxantina o colina sono caratteristiche del prodotto, ma non vanno presentate come benefici autorizzati se non risultano tali nel Registro. Prima di formulare o commentare un’etichetta conviene verificare nel Registro UE la formulazione esatta e le condizioni di ciascun claim.
Per questo, in questo articolo non attribuiamo all’olio di krill effetti sul cuore, sul sistema nervoso, sulle articolazioni o su altri parametri: gli studi citati descrivono livelli ematici e misure di laboratorio, non promesse. Per capire meglio il rapporto tra le due sostanze presenti nell’olio, puoi leggere EPA e DHA: qual è davvero la differenza tra i due omega-3.
Precauzioni e interazioni
Allergia ai crostacei. L’olio di krill deriva da un crostaceo. Nel parere EFSA del 2009 un test ELISA per la tropomiosina dei crostacei è risultato negativo su tre campioni di olio (limite di rilevamento 1 mg/kg) e un’analisi PCR non ha rilevato DNA di crostacei e pesci, ma i metodi non erano completamente descritti: per questo il parere indica che i prodotti debbano riportare la dicitura relativa alla presenza di crostacei e pesci. Chi ha un’allergia ai crostacei o ai molluschi deve quindi trattare l’olio di krill come un possibile allergene e parlarne con il medico prima di prenderlo.
Anticoagulanti e disturbi della coagulazione. Nello stesso parere il richiedente proponeva per gli integratori un’avvertenza per chi soffre di disturbi della coagulazione o assume anticoagulanti. Se assumi un farmaco anticoagulante o antiaggregante, o devi sottoporti a un intervento, è opportuno chiedere indicazioni al medico prima di iniziare qualsiasi integratore di omega-3.
Gravidanza e allattamento. L’elenco dell’Unione, nella versione consultata, fissa per gli integratori un livello massimo di 450 mg al giorno di EPA più DHA combinati per le donne in gravidanza e in allattamento, contro i 3000 mg al giorno della popolazione generale. È un limite d’uso dell’ingrediente, non una raccomandazione: in gravidanza e allattamento l’uso di qualsiasi integratore va concordato con il ginecologo o il medico.
Bambini e altre condizioni. Per l’età pediatrica, per patologie epatiche, per chi segue terapie croniche o per chi ha livelli di lipidi nel sangue da tenere sotto controllo, le informazioni disponibili in questa trattazione non sono sufficienti a dare indicazioni: la scelta spetta al medico o al pediatra. Ricorda anche che il parere EFSA descrive i dati tossicologici sul prodotto valutato come limitati, e chiede di verificare la stabilità ossidativa dei prodotti finiti.
Infine, come per ogni olio marino, il gusto e l’odore possono essere un segnale di freschezza: se ti interessa il tema, abbiamo spiegato perché capita il retrogusto di pesce in perché a volte capita il retrogusto di pesce con l’omega-3.
Come leggere l’etichetta
Con l’olio di krill la voce «mg di olio» dice poco: conta quanto EPA e DHA arrivano nella dose giornaliera. Ecco che cosa controllare:
- Denominazione: cerca la dicitura prevista per il novel food, che richiama l’estratto lipidico del krill antartico (Euphausia superba), e non solo un nome commerciale.
- EPA e DHA per dose giornaliera: confronta i milligrammi di EPA e di DHA indicati per la porzione consigliata, non i milligrammi totali di olio contenuti nella capsula.
- Numero di capsule: verifica a quante capsule corrisponde la dose indicata e fai il calcolo per capsula, perché il contenuto di EPA e DHA cambia da un prodotto all’altro.
- Fosfolipidi: se la percentuale è dichiarata, ricorda che le specifiche europee prevedono un intervallo, e che due prodotti possono differire molto.
- Allergeni: deve essere evidenziata la presenza di crostacei (e, secondo il parere EFSA, anche di pesce).
- Avvertenze: leggi eventuali indicazioni per chi assume anticoagulanti, per gravidanza e allattamento, per l’età pediatrica.
- Conservazione: segui le istruzioni su luce, calore e scadenza, perché gli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi si ossidano.
- Dichiarazioni in etichetta: diffida di frasi che promettono effetti non riportati nel Registro UE dei claim.
Domande frequenti
L’olio di krill si assorbe meglio dell’olio di pesce?
Gli studi non danno una risposta univoca. Dopo una singola dose l’aumento dell’EPA nel plasma è risultato simile tra krill e olio di pesce nonostante una dose inferiore nel krill; dopo dodici settimane l’indice omega-3 è aumentato in modo paragonabile con krill, olio di pesce e olio di Calanus. Il campione di questi studi è spesso piccolo e le dosi non sono sempre identiche, quindi il confronto va letto con prudenza.
Quanti EPA e DHA contiene una capsula di krill?
Dipende dal prodotto. Le specifiche europee modificate nel 2019 prevedono almeno il 9% di EPA e il 5% di DHA nell’olio, mentre un estratto valutato dall’EFSA nel 2009 ne conteneva quantità superiori. L’unico modo per saperlo è leggere sull’etichetta i milligrammi di EPA e DHA per dose giornaliera.
Chi è allergico ai crostacei può assumere olio di krill?
Non senza aver prima sentito il medico. L’olio deriva da un crostaceo e le norme sull’etichettatura degli allergeni prevedono che la presenza vada indicata. La scelta va fatta insieme a un professionista.
Si può prendere in gravidanza?
Il livello massimo d’uso come integratore, per EPA e DHA combinati, è più basso per le donne in gravidanza e in allattamento nell’elenco europeo consultato (450 mg al giorno). Poiché si tratta di una fase delicata, l’integratore va concordato con il ginecologo o il medico.
In sintesi
L’olio di krill è un integratore autorizzato come nuovo alimento nell’Unione europea, ricco di EPA e DHA legati in buona parte ai fosfolipidi e con piccole quantità di colina e astaxantina. Gli studi mostrano che aumenta i livelli di EPA e DHA, ma non dimostrano in modo uniforme un vantaggio sull’olio di pesce, e non autorizzano a presentare il prodotto con promesse sulla salute. Le attenzioni principali riguardano l’allergia ai crostacei, i farmaci anticoagulanti e la gravidanza. Quando scegli un prodotto, leggi composizione, dose, avvertenze e disponibilità, e parlane con il tuo farmacista.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.
Fonti
- Ramprasath VR et al., Lipids Health Dis 2015: DOI
- Sung HH et al., Asia Pac J Clin Nutr 2018: DOI
- Sung HH et al., Lipids 2022: DOI
- Vosskötter F et al., Lipids 2023: DOI
- Guarneiri LL et al., Nutrition 2023: DOI
- Urina-Triana M et al., BMC Complement Med Ther 2026: DOI
- Tamargo JA et al., protocollo di studio, Br J Nutr 2026: DOI
- EFSA, parere scientifico sulla sicurezza dell’estratto lipidico di Euphausia superba, EFSA Journal 2009; 938 (copia ospitata dal BfR): documento
- Regolamento di esecuzione (UE) 2017/2470, elenco dell’Unione dei nuovi alimenti: EUR-Lex
- Regolamento di esecuzione (UE) 2019/108, modifica delle specifiche dell’olio di krill antartico: EUR-Lex
- Regolamento di esecuzione (UE) 2017/2470, testo consultato per condizioni d’uso e livelli massimi (versione del 25 agosto 2019): legislation.gov.uk
- Regolamento (UE) n. 432/2012, elenco dei claim sulla salute consentiti: EUR-Lex
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