C’è una spezia che colora di giallo intenso i curry indiani, tinge le mani di chi la maneggia fresca al mercato e, negli ultimi anni, è comparsa sempre più spesso anche sugli scaffali degli integratori alimentari in Europa. Parliamo della curcuma, e in particolare della curcumina, la sostanza a cui viene attribuita gran parte della sua fama. Ma quanto di ciò che si dice in giro corrisponde davvero a ciò che la scienza può confermare?
Cos’è la curcuma e da dove viene
La curcuma (Curcuma longa) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Zingiberaceae, la stessa dello zenzero, originaria del Sud-est asiatico e coltivata da millenni soprattutto in India. La parte utilizzata è il rizoma, una radice sotterranea che, una volta essiccata e macinata, diventa la polvere gialla che conosciamo in cucina. Il colore caratteristico è dovuto ai curcuminoidi, un gruppo di composti tra cui la curcumina è il più abbondante e il più studiato.
Una storia lunga migliaia di anni
In India la curcuma non è solo un ingrediente da cucina: fa parte della tradizione ayurvedica da oltre 4.000 anni, ed è impiegata anche in riti religiosi e cerimonie, come i matrimoni tradizionali indiani, dove simboleggia purezza e prosperità. Con le rotte commerciali delle spezie, la curcuma è arrivata in Europa già in epoca medievale, ma è soprattutto negli ultimi decenni che l’interesse della ricerca scientifica occidentale si è concentrato sui suoi componenti, in particolare sulla curcumina.
Il nodo della biodisponibilità
Uno degli aspetti più interessanti, e meno noti al grande pubblico, riguarda il modo in cui il nostro corpo gestisce la curcumina. Assunta da sola per via orale, la curcumina viene assorbita molto scarsamente dall’intestino e viene rapidamente metabolizzata dal fegato, così che solo una piccola quota raggiunge il circolo sanguigno. Questo fenomeno, ben documentato dalla farmacocinetica, spiega perché la ricerca si sia interessata a strategie in grado di migliorarne l’assorbimento.
La più nota è l’abbinamento con la piperina, il composto piccante presente nel pepe nero: diversi studi hanno osservato che la piperina può rallentare il metabolismo epatico della curcumina, aumentandone temporaneamente la concentrazione nel sangue. È un dato di farmacologia, non un claim salutistico, ma spiega perché nella tradizione culinaria indiana curcuma e pepe nero compaiano quasi sempre insieme, spesso accompagnati anche da una fonte di grassi, poiché i curcuminoidi sono composti liposolubili.
Cosa dice davvero la normativa europea
È fondamentale essere trasparenti su questo punto: a oggi non esiste alcun claim di salute autorizzato dall’EFSA per la curcuma o per la curcumina ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006. Diverse richieste di autorizzazione presentate nel corso degli anni per claim relativi a curcuma e curcumina non hanno ricevuto parere favorevole, e la sostanza rientra comunque tra quelle il cui utilizzo nei claim botanici resta sospeso in attesa di una revisione complessiva da parte della Commissione Europea. Questo significa che nessun integratore a base di curcuma può legalmente dichiarare, in etichetta o in pubblicità, di agire su infiammazione, digestione, articolazioni o altre funzioni dell’organismo come proprietà nutrizionale o sulla salute certificata. Chi acquista un prodotto a base di curcuma dovrebbe quindi guardare con attenzione a claim di questo tipo, verificandone sempre la conformità.
La curcuma in cucina, tra gusto e curiosità
Al di là degli integratori, la curcuma resta prima di tutto una spezia versatile: dà colore e un aroma leggermente amarognolo e terroso a riso, zuppe, legumi e marinature. In cucina si abbina bene a cocco, zenzero, aglio e, come detto, pepe nero. Una curiosità: il “latte d’oro” (golden milk), una bevanda a base di latte vegetale, curcuma, pepe nero e spezie, ha radici nella tradizione ayurvedica e negli ultimi anni è diventata popolare anche in Occidente come bevanda calda serale, apprezzata semplicemente per il suo gusto e per il rituale che rappresenta.
Sicurezza e attenzioni da conoscere
Assunta nelle normali quantità alimentari, la curcuma è considerata sicura per la maggior parte delle persone. A dosaggi più elevati, tipici di alcuni estratti concentrati, è opportuna qualche attenzione in più: la curcumina può interferire con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, e le persone con calcoli biliari o patologie delle vie biliari dovrebbero evitarne un uso concentrato senza il parere del medico, poiché la curcuma può stimolare la produzione di bile. Anche in gravidanza e allattamento, così come per chi segue terapie farmacologiche croniche, è sempre consigliabile chiedere il parere del farmacista prima di assumere estratti concentrati.
Domande frequenti
Curcuma e curcumina sono la stessa cosa?
No: la curcuma è la spezia intera ricavata dal rizoma essiccato e macinato, mentre la curcumina è uno dei composti (curcuminoidi) che essa contiene, generalmente in percentuale tra il 2% e il 5% nella polvere grezza. Gli estratti concentrati aumentano questa percentuale.
Perché alcuni integratori indicano “curcuma con piperina” o formulazioni brevettate?
Sono tentativi tecnologici o farmacologici di affrontare il problema della bassa biodisponibilità descritto sopra. La loro efficacia relativa va sempre valutata caso per caso, senza automatismi.
La curcuma macchia i denti o gli abiti?
Il suo pigmento, la curcumina, è un colorante naturale molto intenso: può macchiare temporaneamente superfici chiare, tessuti e, in caso di uso prolungato non diluito, anche lo smalto dentale superficiale.
Il punto di vista di Noebis Pharma
Noebis Pharma è un’azienda italiana gestita da farmacisti, con stabilimento di produzione proprio e un servizio dedicato di produzione conto terzi per altri marchi di integratori alimentari. Lavorare ogni giorno con materie prime botaniche come la curcuma significa anche conoscerne a fondo i limiti regolatori, per garantire etichette e comunicazioni sempre conformi alla normativa europea.



