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Integratori

Acido pantotenico in etichetta: VNR, forme e fabbisogno

Chi legge l’etichetta di un complesso di vitamine del gruppo B trova spesso la voce “acido pantotenico” seguita da una cifra in milligrammi e da una percentuale che può superare di molto il 100%. Da dove arrivano quei numeri, cosa indica davvero il VNR e in che forma la vitamina B5 finisce dentro una compressa? In questo approfondimento guardiamo l’acido pantotenico dal punto di vista dell’etichetta, lasciando alla nostra guida introduttiva sulla vitamina B5 la parte su funzioni e alimenti.

Quanto ne serve: il valore di riferimento EFSA

Per l’acido pantotenico l’EFSA non ha potuto stabilire un fabbisogno medio vero e proprio, perché i dati disponibili non erano sufficienti. Ha quindi fissato un’assunzione adeguata (AI) di 5 mg al giorno per gli adulti, uguale per uomini e donne, basata sugli apporti osservati in popolazioni europee in buona salute. Per l’allattamento il valore indicato è più alto (7 mg al giorno).

In pratica, con un’alimentazione varia la maggior parte delle persone si avvicina a questa quota senza particolari accorgimenti: la vitamina B5 è distribuita in moltissimi alimenti, di origine sia animale sia vegetale.

Cosa significa il VNR in etichetta

Il VNR (valore nutritivo di riferimento) è un numero fissato per legge a livello europeo (Reg. UE 1169/2011) e serve a confrontare prodotti diversi con un unico metro. Per l’acido pantotenico il VNR è 6 mg. È un valore convenzionale, non un fabbisogno personalizzato: per questo non coincide esattamente con l’assunzione adeguata EFSA di 5 mg.

Il calcolo è semplice: quantità per dose giornaliera divisa per 6 mg, moltiplicata per 100. Qualche esempio:

  • 3 mg per dose = 50% VNR
  • 6 mg per dose = 100% VNR
  • 18 mg per dose = 300% VNR

Una percentuale superiore al 100% non è di per sé un segnale di allarme né una promessa di “effetto maggiore”: indica solo quante volte la dose contiene il valore di riferimento. Per poter riportare in etichetta le indicazioni sulla salute autorizzate, la normativa richiede che il prodotto apporti almeno il 15% del VNR per dose giornaliera.

Le forme che si trovano negli integratori

L’acido pantotenico libero è poco stabile, per questo negli integratori alimentari si usano sali o derivati ammessi dalla normativa europea. I più comuni sono:

  • D-pantotenato di calcio: è la forma più diffusa in compresse e capsule. In etichetta la quantità dichiarata si riferisce all’acido pantotenico, non al peso complessivo del sale.
  • D-pantotenato di sodio: meno frequente, stesso principio.
  • Dexpantenolo (D-pantenolo): un alcol che l’organismo converte in acido pantotenico. È molto noto anche in ambito cosmetico, nelle creme e negli shampoo: in quel caso però si tratta di un uso esterno, che non ha nulla a che vedere con l’apporto nutrizionale.

Solo la forma “D” è quella attiva: per questo nelle liste ingredienti compare spesso la dicitura D-pantotenato.

Esiste un limite massimo?

Il Comitato scientifico per l’alimentazione umana della Commissione europea (SCF), che ha valutato la vitamina B5 nel 2002, non ha fissato un livello massimo tollerabile di assunzione (UL), perché negli studi disponibili non erano stati osservati effetti avversi riconducibili all’acido pantotenico alle quantità studiate. Questo non significa che “più è meglio”: essendo una vitamina idrosolubile, l’eccesso non utilizzato viene eliminato con le urine. Resta buona regola non superare la dose giornaliera consigliata indicata in etichetta e ricordare che un integratore non sostituisce una dieta variata ed equilibrata.

Le indicazioni che si possono leggere in etichetta

Il Reg. (UE) 432/2012 autorizza per l’acido pantotenico queste indicazioni sulla salute: contribuisce al normale metabolismo energetico; contribuisce alla normale sintesi e al normale metabolismo degli ormoni steroidei, della vitamina D e di alcuni neurotrasmettitori; contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento; contribuisce a normali prestazioni mentali. Qualunque formulazione diversa o più ampia, per esempio legata a capelli, pelle o dimagrimento, non rientra tra le indicazioni autorizzate per questa vitamina.

Come leggere un’etichetta in tre passi

  1. Cerca la riga “acido pantotenico” nella tabella nutrizionale e controlla a quale dose si riferisce (1 compressa? 2 capsule?).
  2. Guarda la percentuale VNR: ti dice quante volte la dose contiene il valore di riferimento di 6 mg.
  3. Nella lista ingredienti verifica la forma utilizzata (di solito D-pantotenato di calcio).

Se vuoi un quadro più ampio sul ruolo delle vitamine B nel loro insieme, puoi leggere anche il nostro articolo sulle vitamine del gruppo B. Nel catalogo Noebis l’acido pantotenico è presente, ad esempio, nel B-Complex completo con vitamina C, dove in etichetta trovi quantità e percentuale VNR per dose giornaliera.

Fonti

  • EFSA NDA Panel (2014). Scientific Opinion on Dietary Reference Values for pantothenic acid. EFSA Journal 12(2):3581. doi:10.2903/j.efsa.2014.3581
  • Scientific Committee on Food (2002). Opinion on the Tolerable Upper Intake Level of Pantothenic Acid.
  • Regolamento (UE) n. 1169/2011, Allegato XIII (valori nutritivi di riferimento).
  • Regolamento (UE) n. 432/2012 (indicazioni sulla salute consentite).

Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. In gravidanza, allattamento o in caso di terapie in corso, chiedi consiglio al medico o al farmacista.