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Nella mitologia greca, secondo la leggenda, fu il centauro Chirone a insegnare ad Achille, durante l’assedio di Troia, come usare le foglie di questa pianta per curare le ferite dei suoi soldati. Da qui, secondo la tradizione, il nome scientifico Achillea. Vera o meno che sia questa origine, il legame tra questa piccola pianta dai fiori bianchi e la cura delle ferite attraversa davvero migliaia di anni di storia europea, fino ad arrivare, con la dovuta cautela normativa, ai giorni nostri.

Una pianta comune, spesso ignorata

Achillea millefolium, conosciuta comunemente come achillea o “millefoglie” per la caratteristica forma delle sue foglie finemente frastagliate, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteraceae, la stessa di camomilla e calendula. Cresce spontanea in tutta Europa, Asia e Nord America, lungo i bordi delle strade, nei prati incolti e ai margini dei campi: è una delle piante spontanee più comuni del paesaggio italiano, eppure resta largamente sconosciuta a chi non si occupa di erboristeria o botanica.

Si riconosce per i suoi piccoli fiori bianchi (più raramente rosati) riuniti in infiorescenze piatte a ombrella, per le foglie sottilissime e piumose che le danno l’aspetto di una piuma verde, e per il fusto eretto che può raggiungere anche gli 80 centimetri. Il nome comune “millefoglie” nasce proprio dall’aspetto delle foglie, composte da centinaia di piccole lacinie.

Una storia d’uso lunghissima

Al di là della leggenda di Achille, l’uso dell’achillea come pianta officinale è documentato archeologicamente da millenni: tracce di polline di Achillea millefolium sono state ritrovate in sepolture neanderthaliane insieme ad altre piante dall’uso rituale o curativo, e resti della pianta compaiono in siti archeologici europei associati a pratiche di medicina tradizionale. Nel Medioevo era coltivata negli orti dei monasteri accanto a salvia e camomilla, e nella tradizione popolare italiana era conosciuta anche come “erba da falegname” o “erba dei tagli”, proprio per l’uso topico tradizionale su piccole ferite e abrasioni.

Il nome del genere botanico, Millefolium, compare già nei trattati di Plinio il Vecchio e Dioscoride, che ne descrivevano l’impiego per uso esterno. Questa lunga tradizione d’uso, protrattasi sostanzialmente invariata fino all’epoca contemporanea nell’erboristeria popolare europea, è oggi la base del riconoscimento normativo di cui parliamo più avanti.

Cosa contiene l’achillea

Le sommità fiorite di achillea, essiccate e utilizzate in erboristeria, contengono un olio essenziale complesso in cui si trovano camazulene (lo stesso pigmento blu presente anche nell’olio essenziale di camomilla, responsabile in parte della colorazione), alfa e beta-pinene, e piccole quantità di tujone, un chetone monoterpenico che richiede attenzione a dosi elevate (se ne parla più avanti). A questi si aggiungono lattoni sesquiterpenici, flavonoidi come l’apigenina e la luteolina, tannini e un alcaloide caratteristico chiamato achilleina, da cui deriva in parte il sapore amaro tipico della pianta.

È questa combinazione di componenti amari, tannici e oleosi a spiegare il duplice impiego tradizionale dell’achillea: da un lato come pianta amara per la funzione digestiva, dall’altro come pianta ad uso topico per la pelle.

Cosa dice davvero la scienza e la normativa europea

Come per molte piante della tradizione erboristica europea, è importante distinguere con precisione tra uso tradizionale riconosciuto e claim sulla salute autorizzato per gli integratori alimentari. L’achillea non ha claim salutistici autorizzati dal Regolamento (CE) 1924/2006 nel Registro UE delle indicazioni sulla salute gestito da EFSA: nessuna azienda può quindi affermare che un integratore di achillea “cura”, “guarisce” o “previene” alcuna condizione.

L’EMA, attraverso il Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC), ha pubblicato una monografia comunitaria sulla sommità fiorita di achillea (Millefolii herba) che riconosce l’uso tradizionale, per via orale, in caso di perdita di appetito lieve e di lievi disturbi digestivi come il gonfiore, e, per uso topico, come coadiuvante nella gestione di piccole ferite superficiali e lievi infiammazioni della pelle. Si tratta, anche in questo caso, di un riconoscimento di “uso tradizionale ben consolidato”, basato su almeno 30 anni di impiego documentato (di cui 15 nell’Unione Europea), e non di un’efficacia dimostrata con gli standard richiesti ai farmaci attraverso studi clinici controllati.

L’uso tradizionale, tra amaro digestivo ed erba per la pelle

Nella tradizione erboristica popolare, l’infuso di achillea veniva (e viene tuttora) preparato con un cucchiaino di sommità fiorite essiccate in acqua calda, lasciato in infusione per 10 minuti circa, spesso assunto prima dei pasti principali proprio per il suo gusto amaro, caratteristica tipica delle piante “amaro-toniche” della tradizione fitoterapica europea, che comprende anche genziana e carciofo. Per uso topico, la tradizione popolare prevedeva impacchi con l’infuso concentrato o l’applicazione di creme e unguenti a base di estratto di achillea su piccole abrasioni e arrossamenti cutanei.

Oggi l’achillea si trova anche in forma di estratto secco titolato, tintura madre e, per uso topico, in creme e gel formulati insieme ad altri estratti vegetali lenitivi.

Attenzioni e controindicazioni da conoscere

  • Allergia crociata alle Asteraceae: come camomilla e calendula, l’achillea appartiene alla famiglia delle Asteraceae; chi è allergico a piante di questa famiglia (ambrosia, crisantemo, margherite) può manifestare reazioni allergiche da contatto anche con l’achillea.
  • Contenuto di tujone: l’olio essenziale di achillea contiene tujone in quantità generalmente modeste, ma un uso prolungato, non occasionale, o a dosaggi elevati non è consigliabile; l’olio essenziale puro non va mai assunto per via orale senza indicazione di un professionista.
  • Gravidanza e allattamento: la tradizione popolare attribuisce all’achillea proprietà emmenagoghe (di stimolo del ciclo mestruale); per questo motivo, in gravidanza e allattamento se ne sconsiglia l’uso regolare o concentrato senza il parere del proprio medico o ginecologo.
  • Fotosensibilizzazione: in soggetti predisposti, il contatto prolungato con la pianta fresca può, raramente, causare fotosensibilizzazione cutanea; è un fenomeno noto ma non comune.

Domande frequenti

Achillea e camomilla sono la stessa cosa?
No, sono due piante diverse della stessa famiglia botanica (Asteraceae), con componenti e impieghi tradizionali in parte simili, ma non intercambiabili.

L’achillea si può usare tutti i giorni?
Per un uso occasionale, come infuso amaro dopo i pasti, è generalmente considerata ben tollerata negli adulti sani; per un uso prolungato o concentrato è sempre bene chiedere consiglio al farmacista.

È vero che aiuta a rimarginare le ferite?
La monografia HMPC-EMA riconosce un uso tradizionale come coadiuvante topico su piccole ferite superficiali, basato su secoli di impiego, non su un claim di efficacia dimostrata con studi clinici moderni: per ferite importanti o che non guariscono va sempre consultato un medico.


Noebis Pharma: farmacisti al servizio della qualità

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.

Fonti principali: monografia comunitaria EMA/HMPC su Millefolii herba; Regolamento (CE) 1924/2006 e Registro UE delle indicazioni sulla salute (EFSA); letteratura etnobotanica e farmacognostica su Achillea millefolium.

Immagine: fiori bianchi di Achillea millefolium, fotografia da Pexels.