«Con stevia», «dolcificato con estratti di stevia», «E 960»: sono diciture sempre più frequenti su bibite, yogurt, barrette e integratori in polvere o in compresse masticabili. La stevia ha un’immagine di ingrediente «naturale», ma dietro quella parola ci sono sostanze ben precise, i glicosidi steviolici, con una storia regolatoria, una dose giornaliera accettabile e una letteratura scientifica che vale la pena leggere con attenzione. In questo articolo vediamo che cosa sono, che cosa ha stabilito l’EFSA, che cosa mostrano le revisioni sugli studi clinici e come orientarsi in etichetta, con il taglio pratico che ci si aspetta da una farmacia.
Che cosa sono i glicosidi steviolici e dove si trovano
I glicosidi steviolici sono molecole presenti nelle foglie di Stevia rebaudiana (Bertoni). Hanno un sapore dolce e, come ricorda una revisione sistematica sui dati meccanicistici di potenziale cancerogenicità pubblicata su Food and Chemical Toxicology, sono usati come dolcificanti da secoli. Nelle formulazioni compaiono spesso insieme ad altri ingredienti, per esempio polioli come l’eritritolo, che contribuiscono a volume e consistenza del prodotto finito.
Dal punto di vista pratico, un’etichetta può riportare tre diversi modi di indicare la stessa famiglia di sostanze: «glicosidi steviolici», «estratto di stevia» o «E 960». Non va confuso con la foglia essiccata o la polvere della pianta intera, che hanno un inquadramento normativo diverso e sulle quali, in questo articolo, non ci soffermiamo. Per capire come un edulcorante viene scelto e dosato in un integratore, soprattutto in polvere, è utile il nostro approfondimento sugli edulcoranti per integratori in polvere.
Inquadramento normativo
I glicosidi steviolici sono additivi alimentari autorizzati nell’Unione Europea come edulcoranti. L’autorizzazione è avvenuta con il Regolamento (UE) n. 1131/2011, pubblicato il 12 novembre 2011 ed entrato in vigore il 2 dicembre 2011, che ha modificato l’allegato II del Regolamento (CE) n. 1333/2008 sugli additivi alimentari. Per un quadro più ampio su come gli additivi entrano nelle formulazioni degli integratori puoi consultare la guida agli additivi negli integratori.
La valutazione di sicurezza porta la firma dell’EFSA. Nel suo parere del 2010 il gruppo scientifico dell’Autorità ha fissato una dose giornaliera accettabile di 4 mg per kg di peso corporeo. Nel gennaio 2011 l’EFSA ha pubblicato una revisione della valutazione dell’esposizione dei consumatori, osservando che le nuove stime erano leggermente inferiori a quelle del parere dell’aprile 2010, ma che per i forti consumatori l’esposizione stimata superava ancora la dose accettabile se l’additivo veniva impiegato ai livelli massimi proposti. Nella stessa nota l’Autorità riportava intervalli di esposizione stimata compresi tra 1,7 e 16,3 mg/kg al giorno nei bambini europei da 1 a 14 anni e tra 5,6 e 6,8 mg/kg al giorno negli adulti.
Una valutazione successiva dell’esposizione, pubblicata nel 2014 sull’EFSA Journal, ha considerato usi autorizzati e proposta di estensione sulla base del database europeo dei consumi alimentari. Nell’abstract si legge che negli adulti e negli anziani l’esposizione media è di circa 0,1 mg/kg al giorno, con stime al 95° percentile inferiori alla dose accettabile; nei bambini piccoli (toddlers) la media è di circa 2,4 mg/kg al giorno e il 95° percentile di circa 4,3 mg/kg al giorno, e le stime restano inferiori alla dose accettabile per tutte le fasce d’età, salvo i bambini piccoli nella parte alta dell’esposizione in un solo Paese. Il messaggio pratico è che la dose accettabile non è un valore astratto: può essere avvicinata, soprattutto dai bambini piccoli, se si sommano molti prodotti dolcificati.
Che cosa dice la ricerca
La letteratura sui glicosidi steviolici è cresciuta soprattutto attorno a una domanda: possono influenzare glicemia e pressione arteriosa? Le risposte vanno lette con cautela, perché gli studi sono eterogenei per dose, durata e popolazione.
La revisione sistematica con meta-analisi di Bai e colleghi, pubblicata su Food & Function nel 2024, ha incluso dodici studi randomizzati controllati per un totale di 871 partecipanti. Gli autori riportano una differenza media della glicemia a digiuno di -4,10 mg/dl (intervallo di confidenza 95%: da -6,55 a -1,65) rispetto ai controlli, mentre non hanno osservato differenze significative per l’emoglobina glicata (differenza media 0,01%, intervallo da -0,12% a 0,13%). La qualità complessiva delle prove è stata giudicata bassa, e gli stessi autori scrivono che servono ulteriori evidenze per chiarire il ruolo dei glicosidi steviolici come sostituti dello zucchero nel metabolismo del glucosio. Nelle analisi per sottogruppi l’effetto sulla glicemia a digiuno appariva più favorevole in chi aveva meno di 50 anni, in chi non aveva diabete né ipertensione e nelle persone in sovrappeso o obese.
Una precedente revisione con meta-analisi pubblicata su Nutrients nel 2019 (nove studi randomizzati, 462 partecipanti) ha valutato indice di massa corporea, pressione arteriosa, glicemia a digiuno, lipidi ed emoglobina glicata. Gli autori riportano una riduzione significativa della pressione sistolica nei gruppi trattati rispetto al placebo (differenza media -6,32 mmHg), mentre per indice di massa corporea, pressione diastolica, glicemia a digiuno, colesterolo totale e colesterolo HDL le variazioni non erano significative; non risultava significativo nemmeno l’effetto sull’emoglobina glicata. La eterogeneità tra gli studi era rilevante per diverse analisi e gli autori concludono che servono altri studi.
Accanto a questi risultati, uno studio randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo e di durata trimestrale, pubblicato nel 2008 su Regulatory Toxicology and Pharmacology, ha dato a tre gruppi (persone con diabete di tipo 1, con diabete di tipo 2 e senza diabete con pressione normale o bassa) stevioside 250 mg tre volte al giorno oppure placebo. A fine trattamento pressione, glicemia ed emoglobina glicata non differivano in modo significativo dai valori di partenza, e gli autori non hanno osservato effetti collaterali: ne hanno concluso che i glicosidi steviolici assunti come dolcificante sono ben tollerati e privi di effetto farmacologico. Il quadro, quindi, è meno lineare di quanto suggerirebbero i titoli: alcune meta-analisi segnalano piccole variazioni, un singolo studio ben condotto non le conferma, e nessuno di questi lavori giustifica l’idea che un edulcorante possa «curare» il diabete o l’ipertensione.
Sul versante della sicurezza a lungo termine, la già citata revisione sistematica sui dati meccanicistici ha esaminato oltre 900 endpoint riferiti alle caratteristiche chiave dei cancerogeni, trovando in gran parte assenza di attività e concludendo che il complesso delle evidenze mostra una mancanza di attività genotossica e cancerogena dei glicosidi steviolici, in accordo con le decisioni regolatorie precedenti e con l’assenza di tumori nei saggi sui roditori di due anni. È un risultato rassicurante, ma ricordiamo che deriva da una revisione di dati sperimentali e non da studi sull’uomo.
Claim: che cosa è autorizzato e che cosa no
È il punto in cui bisogna essere più precisi. I glicosidi steviolici sono autorizzati come additivo edulcorante, ma questo non equivale a un claim sulla salute. Gli studi su glicemia e pressione descritti sopra non hanno portato, per quanto emerso dalle fonti consultate per questo articolo, a un’indicazione sulla salute che consenta di attribuire effetti alle sostanze: in assenza di un claim autorizzato nel Registro UE, non è corretto presentare i glicosidi steviolici come «utili per la glicemia», «per la pressione» o «per il controllo del peso». A differenza di quanto accade per alcuni polioli, i glicosidi steviolici non figurano nell’elenco delle sostanze (xilitolo, sorbitolo, mannitolo, maltitolo, lattitolo, isomalto, eritritolo, D-tagatosio, isomaltulosio, sucralosio, polidestrosio) citato nel claim europeo sulla mineralizzazione dei denti in caso di sostituzione degli zuccheri; per quel claim e per quelli sui polioli rimandiamo a questo approfondimento sui polioli e sostituti dello zucchero.
Ciò che un’etichetta può legittimamente dire riguarda spesso i claim nutrizionali, per esempio quelli sull’assenza di zuccheri aggiunti o sul ridotto contenuto energetico, che descrivono la composizione del prodotto e non danno indicazioni sulla salute. E una formula come «con estratto di stevia, dolcificante naturale» non va letta come garanzia di sicurezza in dosi illimitate: la dose giornaliera accettabile fissata dall’EFSA vale per le sostanze e va considerata sull’insieme dei prodotti consumati nella giornata.
Precauzioni e interazioni
Le principali cautele riguardano la dose complessiva e le categorie più esposte. L’EFSA ha segnalato che l’esposizione stimata può avvicinare o superare la dose giornaliera accettabile in alcune fasce, in particolare nei bambini piccoli e tra i forti consumatori; nelle nostre famiglie questo significa non sommare, senza accorgersene, bibite, yogurt, gomme e integratori dolcificati con la stessa sostanza.
Per le persone che assumono farmaci per il diabete o per l’ipertensione, le meta-analisi descritte sopra riportano piccole variazioni di glicemia o pressione in alcuni gruppi: poiché non si tratta di effetti dimostrati in modo coerente, il consiglio non è di aggiungere o togliere glicosidi steviolici per «aiutare» la terapia, ma di non modificare dosi o abitudini senza averne parlato con il medico. Chi ha una pressione già bassa può confrontarsi con il proprio medico o con il farmacista sull’uso regolare di prodotti dolcificati con stevia in quantità elevate. In gravidanza, allattamento ed età pediatrica vale la regola generale di moderazione e di lettura attenta dell’etichetta, anche perché nei bambini piccoli le stime di esposizione sono quelle più vicine alla dose accettabile.
Chi ha manifestato in passato reazioni dopo l’assunzione di prodotti contenenti stevia farà bene a evitarla e a chiedere indicazioni al medico o al farmacista.
Come leggere l’etichetta
- Come compare il nome: «glicosidi steviolici», «estratto di stevia», «E 960», a volte con il nome del singolo glicoside. Sono diciture per la stessa famiglia di sostanze.
- Altri edulcoranti nella stessa lista: spesso la stevia è associata a polioli come l’eritritolo o ad altri dolcificanti. Ogni sostanza ha la sua dose accettabile e l’avvertenza sugli effetti lassativi dei polioli, se presente, riguarda gli altri ingredienti.
- Dose e numero di porzioni: se il prodotto suggerisce più assunzioni al giorno, moltiplica la quantità per porzione per il numero di dosi.
- Parola «naturale»: non è un criterio di sicurezza né di efficacia e non sostituisce la lettura di composizione e avvertenze.
- Claim sulla salute: diffida di slogan che attribuiscono alla stevia effetti sulla glicemia, sulla pressione o sul peso: non sono claim autorizzati per questa sostanza.
- Altri ingredienti: la presenza di stevia non dice nulla sul resto della ricetta (zuccheri, grassi, sale). Per un ripasso su cosa deve esserci in un’etichetta, vedi la checklist delle diciture obbligatorie.
Domande frequenti
La stevia è la stessa cosa dei glicosidi steviolici?
Il termine «stevia» indica la pianta; i glicosidi steviolici sono le molecole dolci che si estraggono dalle foglie e che vengono usate come additivo (E 960). In etichetta, «estratto di stevia» e «glicosidi steviolici» fanno in genere riferimento alla stessa famiglia di sostanze.
Qual è la dose giornaliera accettabile?
Per l’EFSA è di 4 mg per kg di peso corporeo al giorno, valore fissato nel parere del 2010 e richiamato nelle successive valutazioni dell’esposizione. È un riferimento per l’insieme dei prodotti che contengono la sostanza.
La stevia abbassa la glicemia?
Una meta-analisi del 2024 ha rilevato una piccola differenza nella glicemia a digiuno rispetto ai controlli, ma non nell’emoglobina glicata, con qualità delle prove giudicata bassa. Non esiste un claim autorizzato che consenta di presentare i glicosidi steviolici come utili per la glicemia.
È sicura per i bambini?
Le stime dell’EFSA indicano che i bambini piccoli sono la fascia in cui l’esposizione si avvicina di più alla dose accettabile. Per questo conviene leggere l’etichetta, evitare di sommare molti prodotti dolcificati nella giornata e confrontarsi con il pediatra o il farmacista.
In sintesi
I glicosidi steviolici sono edulcoranti autorizzati nell’Unione Europea dal 2011, con una dose giornaliera accettabile fissata dall’EFSA a 4 mg/kg di peso corporeo. Le meta-analisi su glicemia e pressione mostrano risultati modesti, disomogenei e con prove di qualità bassa, e non esiste un claim sulla salute autorizzato che permetta di attribuire loro effetti benefici. Il consiglio pratico è guardare alla dose complessiva giornaliera, ai bambini piccoli, e agli altri ingredienti del prodotto. Prima di scegliere, leggi composizione, dose, avvertenze e disponibilità, e parlane con il tuo farmacista.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.
Fonti
- EFSA, EFSA revises assessment of consumer exposure to steviol glycosides, 26 gennaio 2011.
- EFSA, Scientific opinion on the revised exposure assessment of steviol glycosides (E 960) as a food additive, EFSA Journal 2014.
- Regolamento (UE) n. 1131/2011 della Commissione, modifica dell’allegato II del Regolamento (CE) n. 1333/2008.
- Bai X et al. Effect of steviol glycosides as natural sweeteners on glucose metabolism in adult participants. Food Funct 2024. DOI
- Bundgaard Anker CC et al. Effect of steviol glycosides on human health with emphasis on type 2 diabetic biomarkers: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Nutrients 2019. DOI
- Barriocanal LA et al. Apparent lack of pharmacological effect of steviol glycosides used as sweeteners in humans. Regul Toxicol Pharmacol 2008. DOI
- Chappell GA et al. Lack of potential carcinogenicity for steviol glycosides: systematic evaluation and integration of mechanistic data into the totality of evidence. Food Chem Toxicol 2021. DOI
Foto: Gabriela F. Ruellan / Wikimedia Commons, licenza CC0






