Se l’alfa-GPC è tra le forme di colina più discusse negli integratori, la citicolina, nota anche con la sigla CDP-colina (dal nome chimico citidina-difosfocolina), è la sua parente meno pubblicizzata ma altrettanto interessante dal punto di vista biochimico. Le due molecole vengono spesso confuse o trattate come intercambiabili, ma la loro storia, la loro struttura e il loro percorso metabolico nell’organismo sono in realtà distinti.
Che cos’è, in termini semplici
La citicolina è un nucleotide naturale, presente in ogni cellula del corpo umano, che funge da intermedio chiave in una delle vie biochimiche più importanti per la sintesi delle membrane cellulari: la cosiddetta via di Kennedy (o via CDP-colina), dal nome del biochimico Eugene Kennedy che la descrisse per la prima volta nel 1956 insieme alla collega Samuel Weiss. In questa via metabolica, la colina viene trasformata in fosfocolina e poi combinata con la citidina trifosfato (CTP) per formare, appunto, CDP-colina, un passaggio indispensabile prima della sintesi finale della fosfatidilcolina, il fosfolipide più abbondante delle membrane cellulari.
Quando la citicolina viene assunta come integratore, una volta ingerita si scompone a livello intestinale nei suoi due componenti principali: colina e citidina. Quest’ultima, una volta assorbita, viene in gran parte convertita in uridina, un altro nucleotide con un proprio ruolo metabolico. È proprio questo doppio rilascio, colina da un lato e un precursore dell’uridina dall’altro, a distinguere chimicamente la citicolina dall’alfa-GPC, che invece rilascia colina legata al glicerolo senza la componente nucleotidica.
In cosa si distingue davvero dall’alfa-GPC
Non sono la stessa molecola, anche se entrambe finiscono per fornire colina all’organismo. L’alfa-GPC (L-alfa-glicerilfosforilcolina) deriva dalla degradazione della fosfatidilcolina di membrana ed è legato a una molecola di glicerolo; la citicolina, invece, è un intermedio della via di sintesi opposta, quella che porta alla costruzione di nuova fosfatidilcolina, e porta con sé anche una componente di citidina. Dal punto di vista chimico e farmacocinetico sono quindi vie e strutture diverse, motivo per cui la ricerca scientifica le studia e le confronta come composti distinti, senza considerarle equivalenti o sostituibili l’una con l’altra a parità di dose.
Cosa dice davvero l’EFSA
Qui vale la stessa logica regolatoria già vista per l’alfa-GPC. Il Regolamento (UE) n. 432/2012, applicativo del Regolamento (CE) 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute, riconosce alla colina come nutriente (non a una singola forma chimica) alcune indicazioni autorizzate: contributo al normale metabolismo dei lipidi, al normale metabolismo dell’omocisteina, al mantenimento della normale funzionalità epatica e alla normale funzione del sistema nervoso. Questi claim si applicano quando un prodotto è “fonte di colina” secondo le soglie quantitative previste, a prescindere dalla forma chimica utilizzata per veicolarla.
È altrettanto importante essere chiari su cosa non è coperto: l’EFSA non ha autorizzato claim specifici relativi alla citicolina in quanto tale, né indicazioni su un presunto potenziamento della memoria, della concentrazione o delle prestazioni cognitive collegate alla sua assunzione. Diverse valutazioni EFSA su sostanze e funzioni cognitive specifiche hanno avuto esito non favorevole per l’indicazione richiesta. Un contenuto informativo corretto si limita quindi ai claim generici sulla colina realmente autorizzati, senza estenderli a promesse sulle funzioni mentali che la normativa europea non riconosce.
Da dove arriva la colina che serve al nostro corpo
La citicolina in quanto tale non è un composto che si trova in forma isolata negli alimenti comuni: quello che si trova in natura è la colina, in tutte le sue forme, e i precursori necessari perché l’organismo la sintetizzi e la utilizzi lungo la via di Kennedy. Le fonti alimentari più ricche restano il tuorlo d’uovo, il fegato e altre frattaglie, la carne, il pesce (in particolare specie grasse come il salmone) e, in misura minore, legumi e crucifere. Un’alimentazione varia che includa regolarmente queste fonti contribuisce a coprire il fabbisogno di colina necessario a sostenere fisiologicamente anche questa via biosintetica.
Una scoperta degli anni ’50, applicazioni successive
La descrizione della via di Kennedy nel 1956 rappresenta una delle tappe fondamentali della biochimica dei lipidi di membrana del Novecento, ed è tuttora insegnata nei corsi di biochimica come esempio di via metabolica a tappe regolate. Solo diversi decenni più tardi, con lo sviluppo di tecniche di sintesi e purificazione su scala industriale, la CDP-colina è diventata disponibile come ingrediente a sé stante, sia in ambito di ricerca clinica sia, più di recente, nel mercato degli integratori alimentari.
Le domande più comuni
Citicolina e alfa-GPC, quale conviene scegliere? Sono molecole con vie metaboliche e strutture chimiche diverse: la letteratura scientifica le confronta ancora attivamente sul piano farmacocinetico, ma dal punto di vista regolatorio europeo i claim autorizzati riguardano la colina come nutriente in generale, non il confronto diretto tra le sue forme.
La citicolina si trova negli alimenti? Non in forma isolata: quello che si trova in natura sono colina e i suoi precursori, contenuti soprattutto in uova, frattaglie, pesce e legumi.
Quanta colina serve ogni giorno? I livelli di assunzione adeguata variano in base a età, sesso e condizione fisiologica: per un’indicazione personalizzata è sempre bene fare riferimento ai valori nutritivi di riferimento o al proprio medico.
Noebis Pharma: rigore anche sulle singole forme chimiche dei nutrienti
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Nella formulazione di prodotti a base di colina, la scelta tra le diverse forme disponibili viene sempre valutata in base al profilo del prodotto e alle evidenze scientifiche disponibili, nel rispetto rigoroso dei claim di salute effettivamente autorizzati dalla normativa europea. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



