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Tra tutti i nutrienti essenziali, la colina è probabilmente uno dei meno conosciuti al grande pubblico, eppure svolge un ruolo che tocca il fegato, il sistema nervoso e il metabolismo dei grassi. Diversi studi di popolazione, in Italia come in altri paesi occidentali, indicano che una parte consistente della popolazione adulta non raggiunge l’apporto giornaliero considerato adeguato. Vediamo cos’è, a cosa serve davvero secondo la scienza e le autorità regolatorie europee, e dove si trova negli alimenti.

Cos’è la colina

La colina è un nutriente essenziale, classificato in una categoria simile a quella delle vitamine del gruppo B, anche se il corpo umano è in grado di sintetizzarne una piccola parte autonomamente (principalmente a livello epatico). Questa sintesi endogena, però, non è sufficiente a coprire il fabbisogno in molte fasi della vita, motivo per cui la colina viene considerata un nutriente da introdurre regolarmente con l’alimentazione.

A livello biochimico, la colina è un precursore di molecole fondamentali: la fosfatidilcolina (componente chiave delle membrane cellulari e della bile), l’acetilcolina (un neurotrasmettitore coinvolto nella memoria e nel controllo muscolare) e la betaina (coinvolta nel metabolismo dell’omocisteina).

Le funzioni riconosciute dall’EFSA

Il Regolamento (UE) n. 432/2012, che stabilisce l’elenco dei claim salutistici autorizzati sugli alimenti, riconosce alla colina un contributo a diverse funzioni fisiologiche, tra cui il normale metabolismo dei lipidi, il normale metabolismo dell’omocisteina, il mantenimento della normale funzionalità epatica e il normale funzionamento cognitivo. Per poter riportare questi claim in etichetta, un alimento o integratore deve fornire almeno 82,5 mg di colina per porzione giornaliera raccomandata, pari a circa il 55% del valore nutritivo di riferimento fissato in 400 mg al giorno.

È importante essere precisi sul significato di questi claim: si tratta di un contributo al mantenimento di una funzione fisiologica normale, non di un effetto terapeutico. La colina non “cura” il fegato né “potenzia” la memoria: aiuta l’organismo a svolgere processi che già gli sono propri, quando l’apporto alimentare non è sufficiente.

Dove si trova la colina negli alimenti

La colina è ampiamente distribuita negli alimenti di origine sia animale sia vegetale, ma con concentrazioni molto diverse. Le fonti più ricche includono:

  • Uova: il tuorlo è una delle fonti più concentrate in assoluto, con circa 250 mg di colina per uovo grande.
  • Fegato e frattaglie: tra gli alimenti più ricchi in natura.
  • Pesce e carne: buone fonti, anche se meno concentrate rispetto a uova e fegato.
  • Legumi (in particolare soia): la principale fonte per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana.
  • Crucifere come broccoli e cavolfiori, e alcuni semi oleosi, in quantità più contenute.

Chi segue diete vegane strette, le donne in gravidanza e allattamento (fasi in cui il fabbisogno aumenta sensibilmente) sono le categorie più a rischio di apporto insufficiente, e possono valutare, con il proprio medico o farmacista, se un integratore sia opportuno.

Colina e fosfatidilcolina: che differenza c’è?

Negli integratori la colina si trova spesso in due forme principali: sali di colina (come il bitartrato di colina) e fosfatidilcolina, spesso ricavata dalla lecitina di soia o di girasole. La fosfatidilcolina è anche un componente strutturale delle membrane cellulari ed è la forma predominante in cui la colina è naturalmente presente in molti alimenti. Entrambe le forme contribuiscono all’apporto complessivo di colina, ma possono avere una biodisponibilità e una tollerabilità gastrointestinale leggermente diverse da persona a persona.

Sicurezza e avvertenze

Un’assunzione eccessiva di colina, soprattutto tramite integratori ad alto dosaggio, è stata associata a effetti indesiderati come odore corporeo di pesce (dovuto a un metabolita, la trimetilammina), ipotensione, sudorazione e disturbi gastrointestinali. Per questo motivo è importante non superare le dosi consigliate in etichetta e, in presenza di patologie epatiche, renali o cardiovascolari preesistenti, consultare il medico prima di iniziare l’integrazione.

Domande frequenti

La colina è una vitamina?
Non è classificata formalmente come vitamina, perché il corpo può sintetizzarne una parte da solo, ma è considerata un nutriente essenziale poiché la sintesi endogena non basta a coprire il fabbisogno in molte condizioni.

Serve integrarla se mangio già uova regolarmente?
Chi consuma regolarmente uova, pesce e legumi spesso raggiunge un apporto adeguato tramite la sola dieta. L’integrazione ha più senso in caso di diete vegane strette, gravidanza, allattamento o su indicazione specifica di un professionista sanitario.

Colina e memoria: cosa dice davvero la scienza?
Il claim autorizzato riguarda il contributo al normale funzionamento cognitivo, un mantenimento fisiologico, non un potenziamento delle capacità mnemoniche oltre la norma: attenzione a diffidare di promesse che vanno oltre questo perimetro.

Noebis Pharma: farmacisti al servizio della qualità

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.