Il silicio è, dopo l’ossigeno, l’elemento più abbondante della crosta terrestre: è nel quarzo, nella sabbia, nel granito. Eppure, in una forma completamente diversa e in quantità infinitesimali, si trova anche nel corpo umano, nel pane che mangiamo a colazione e nell’acqua che beviamo. È uno degli elementi in traccia meno raccontati della nutrizione, forse perché la scienza che lo riguarda è ancora giovane e piena di domande aperte. Proviamo a fare chiarezza, senza promesse che la ricerca non è ancora in grado di mantenere.
Di quale silicio parliamo
Il silicio delle rocce (biossido di silicio, SiO₂) non è biodisponibile: il corpo non può assorbirlo in quella forma. Quello che conta dal punto di vista nutrizionale è l’acido ortosilicico, una forma solubile di silicio che si trova naturalmente in alcuni alimenti e in alcune acque minerali, ed è quella che l’intestino riesce effettivamente ad assorbire in piccola parte.
Cosa sappiamo (e cosa no) sul suo ruolo nell’organismo
Gli studi sul silicio negli organismi viventi partono da lontano: già negli anni ’70 il ricercatore Edith Carlisle osservò che animali da laboratorio nutriti con diete carenti di silicio sviluppavano anomalie nella formazione di ossa e cartilagine, suggerendo un possibile coinvolgimento dell’elemento nei processi di mineralizzazione e nella struttura del tessuto connettivo. Da allora diversi studi osservazionali sull’uomo hanno indagato una possibile associazione tra apporto alimentare di silicio e densità minerale ossea, in particolare nelle donne in post-menopausa.
È importante essere precisi su un punto: a oggi l’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) non ha valutato né autorizzato alcun claim di salute specifico per il silicio ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006. Questo significa che, per quanto la ricerca di base sia interessante, non esistono affermazioni sulla salute che un’azienda possa legalmente attribuire a questo elemento in etichetta o in comunicazione. Il silicio resta, dal punto di vista regolatorio, un nutriente ancora in fase di studio: la assenza di un claim autorizzato non è un giudizio di inefficacia, ma la fotografia di uno stato della ricerca che non ha ancora raggiunto gli standard di evidenza richiesti dalla normativa europea.
Le fonti alimentari di silicio
Il silicio biodisponibile si trova soprattutto in:
- Cereali integrali, in particolare avena e orzo, dove è concentrato negli involucri esterni del chicco
- Banana, tra la frutta uno degli alimenti più ricchi
- Fagiolini e altre verdure a baccello
- Birra, grazie al contenuto di orzo maltato e luppolo (fonte nota in letteratura, non un invito al consumo)
- Alcune acque minerali, che possono contenere silice disciolta in quantità variabile a seconda della sorgente
Un’alimentazione varia, ricca di cereali non raffinati e verdura, garantisce quindi un apporto naturale di questo elemento, senza bisogno di ricorrere a fonti particolari.
Quanto silicio serve? Una domanda senza risposta ufficiale
A differenza di minerali come calcio, ferro o magnesio, per il silicio non esiste un valore di riferimento nutrizionale ufficiale: né i LARN italiani (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti) della Società Italiana di Nutrizione Umana né le linee guida EFSA indicano un fabbisogno giornaliero raccomandato. Le stime di apporto medio con la dieta occidentale variano ampiamente, indicativamente tra 20 e 50 mg al giorno, ma si tratta di stime, non di target da raggiungere. La scienza nutrizionale semplicemente non dispone ancora di dati sufficienti per fissare un valore di riferimento condiviso.
Sicurezza: attenzione alla differenza tra alimento e composto chimico
Il silicio assunto con gli alimenti nelle quantità naturalmente presenti in una dieta varia è considerato sicuro. Diverso il discorso per alcuni composti di sintesi contenenti silicio, come il trisilicato di magnesio usato in passato in alcuni prodotti da banco per l’acidità gastrica: un uso prolungato e ad alte dosi di questi composti specifici è stato associato in letteratura a un possibile aumento del rischio di calcoli renali in soggetti predisposti. Non è una preoccupazione che riguarda il silicio alimentare, ma è corretto distinguere sempre tra il nutriente naturale e le forme chimiche isolate, che hanno comportamenti diversi nell’organismo.
Domande frequenti
Il silicio fa bene a pelle, capelli e unghie?
È un’associazione molto diffusa nella cultura popolare e nel marketing cosmetico, ma va detto con chiarezza: non esiste un claim di salute autorizzato da EFSA che colleghi il silicio a questi benefici. La ricerca di base è interessante ma non ancora sufficiente per affermazioni di questo tipo.
Posso avere una carenza di silicio?
Non esistono, allo stato attuale delle conoscenze, sindromi da carenza di silicio riconosciute e diagnosticate nell’uomo, a differenza di quanto accade per vitamine e altri minerali essenziali.
Gli integratori di silicio sono utili?
Non essendoci un fabbisogno definito né un claim di salute autorizzato, la scelta di assumere un integratore specifico di silicio va sempre discussa con il proprio medico o farmacista, soprattutto in presenza di patologie renali.
In sintesi
Il silicio è un esempio perfetto di come la scienza della nutrizione lavori: osservazioni interessanti, ipotesi da verificare, e la prudenza necessaria prima di trasformare un’osservazione in una raccomandazione di salute pubblica. Un’alimentazione varia, con cereali integrali, legumi e verdura, resta il modo più semplice per garantirsi un apporto naturale di questo e di molti altri elementi in traccia.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, patologie renali, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.
Fonti: Regolamento (CE) 1924/2006 e Registro UE dei claim nutrizionali e sulla salute; EFSA NDA Panel; Carlisle EM, “Silicon: an essential element for the chick”, Science, 1972; LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti, Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).



