Chi ha già acquistato un integratore di Coenzima Q10 avrà probabilmente notato che in commercio si trovano due nomi diversi per quello che sembra essere lo stesso ingrediente: ubichinone e ubiquinolo. Non è un errore di etichetta né una trovata di marketing senza fondamento: si tratta di due forme chimiche reali dello stesso composto, con caratteristiche diverse. Vediamo cosa le distingue davvero e cosa dice la ricerca.
Cos’è il Coenzima Q10
Il Coenzima Q10 (CoQ10) è una molecola liposolubile prodotta naturalmente dall’organismo e presente in piccole quantità in alcuni alimenti, come carne, pesce grasso, oli vegetali, noci e alcune verdure. Il suo ruolo più conosciuto è quello di componente della catena di trasporto degli elettroni nei mitocondri, le strutture cellulari coinvolte nella produzione di energia (ATP): per questo viene spesso descritto, in modo semplificato, come una molecola legata al metabolismo energetico cellulare.
La produzione endogena di CoQ10 tende a diminuire con l’età, ed è per questo che l’interesse per la sua integrazione è cresciuto soprattutto tra le persone over 40-50, oltre che tra chi assume farmaci della classe delle statine, che possono ridurre i livelli circolanti di questa molecola come effetto collaterale noto della loro azione.
La differenza chimica: forma ossidata e forma ridotta
Il Coenzima Q10 esiste in natura in due stati chimici che si interconvertono continuamente nell’organismo, in un ciclo di ossidoriduzione:
- Ubichinone: è la forma ossidata, storicamente la più utilizzata negli integratori fin dagli anni ’80, generalmente più stabile e più economica da produrre.
- Ubiquinolo: è la forma ridotta (già “attivata” dal punto di vista redox), disponibile come integratore in formulazioni più recenti, spesso più costosa e chimicamente meno stabile all’ossidazione se non opportunamente formulata.
Nel corpo umano, l’ubichinone assunto con la dieta o con un integratore viene in buona parte convertito in ubiquinolo a livello intestinale prima di essere assorbito: si stima che la maggior parte del CoQ10 circolante nel sangue di una persona sana sia effettivamente in forma di ubiquinolo, indipendentemente da quale delle due forme sia stata assunta.
Quale forma viene assorbita meglio? Cosa dice davvero la ricerca
È il punto più dibattuto, e vale la pena raccontarlo senza semplificazioni eccessive. Alcuni studi di farmacocinetica hanno confrontato la biodisponibilità delle due forme e hanno osservato, in alcuni casi, una maggiore concentrazione plasmatica di CoQ10 dopo assunzione di ubiquinolo rispetto a dosi equivalenti di ubichinone, soprattutto in soggetti anziani o con capacità di conversione ridotta. Altri studi non hanno riscontrato differenze significative tra le due forme quando l’ubichinone è formulato in modo da migliorarne la solubilità (ad esempio in forma di ubidecarenone micronizzato o veicolato con oli).
In sintesi onesta: la letteratura scientifica non converge oggi su una superiorità netta e universale di una forma sull’altra in termini di efficacia clinica. La differenza di assorbimento esiste ed è documentata, ma il suo significato pratico dipende da molte variabili individuali (età, funzionalità intestinale, formulazione specifica del prodotto) e non è automaticamente traducibile in un beneficio superiore per la salute. Va inoltre ricordato che, ad oggi, né la Commissione Europea né l’EFSA hanno autorizzato claim salutistici specifici sul Coenzima Q10, in nessuna delle due forme: le indicazioni relative a energia, cuore o “anti-age” che talvolta si leggono nel marketing di alcuni prodotti non corrispondono a un’indicazione salutistica ufficialmente riconosciuta.
Sicurezza e cosa sapere prima di assumerlo
Il Coenzima Q10, in entrambe le forme, è generalmente ben tollerato alle dosi comunemente utilizzate negli integratori. Gli effetti indesiderati più riportati, comunque non frequenti, riguardano disturbi gastrointestinali lievi come nausea o fastidio addominale.
Un punto di attenzione reale riguarda le interazioni: il CoQ10 ha una struttura chimica simile alla vitamina K e può, in teoria, interferire con l’azione degli anticoagulanti orali come il warfarin, riducendone l’efficacia. Chi è in terapia anticoagulante non dovrebbe quindi assumere integratori di Coenzima Q10 senza aver prima sentito il proprio medico. Come per ogni integratore, la cautela è d’obbligo anche in presenza di altre terapie farmacologiche in corso, in gravidanza o in allattamento.
Domande frequenti
Ubiquinolo e ubichinone hanno lo stesso dosaggio?
Non necessariamente: essendo l’ubiquinolo generalmente considerato più biodisponibile in alcuni studi, alcuni prodotti a base di ubiquinolo riportano in etichetta dosaggi più bassi rispetto ai prodotti a base di ubichinone. È sempre bene fare riferimento alla dose indicata sulla confezione specifica.
Conviene scegliere l’ubiquinolo perché “si assorbe meglio”?
Non è una regola valida per tutti: la differenza di assorbimento tra le due forme è documentata in alcuni studi ma non in modo univoco, e altri fattori — come la qualità della formulazione e la presenza di grassi che ne favoriscano l’assorbimento — incidono quanto, se non più, della sola forma chimica.
Il Coenzima Q10 aiuta il cuore?
È uno degli ambiti più studiati, ma al momento non esiste un claim salutistico specifico autorizzato dall’EFSA in questo senso: la ricerca clinica è attiva, in particolare in alcuni contesti specialistici, ma non traducibile in un’indicazione generica per il pubblico.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.






