Chi ha un giardino la conosce come un’erbaccia testarda, capace di spuntare tra le crepe dell’asfalto e di colonizzare i prati in poche settimane. Eppure il tarassaco, quello stesso fiore giallo che i bambini soffiano per farne volare via i semi, è una delle piante più utilizzate nella tradizione erboristica europea per l’accompagnamento della digestione, tanto da essere soprannominato in passato «piscialetto» per il suo effetto tradizionalmente associato alla diuresi. Vediamo cosa c’è di vero, dal punto di vista storico e scientifico, dietro a questa pianta così comune e così sottovalutata.
Cos’è il tarassaco
Il tarassaco (Taraxacum officinale), noto anche come dente di leone, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteraceae (la stessa di camomilla, carciofo e cardo mariano), diffusa spontaneamente in tutte le regioni a clima temperato dell’emisfero settentrionale. Si riconosce per le foglie basali profondamente dentellate (da cui il nome comune «dente di leone», dal francese dent-de-lion), per il fiore giallo composto da numerosi piccoli fiori a ligula e per l’infruttescenza globosa e piumosa, disperdibile dal vento, che tutti conosciamo fin da bambini.
In erboristeria si utilizzano sia la radice sia la parte aerea (foglie e, meno spesso, fiore), raccolte in momenti diversi dell’anno a seconda della componente che si vuole valorizzare: le radici, più ricche di inulina, si raccolgono tradizionalmente in autunno, mentre le foglie giovani si raccolgono in primavera, quando sono meno amare e si prestano anche al consumo alimentare, ad esempio in insalata.
Una tradizione d’uso lunga secoli
L’uso del tarassaco come pianta amara digestiva è documentato fin dalla medicina araba medievale e successivamente ripreso dalla tradizione erboristica europea a partire dal Rinascimento, che lo classificò tra le piante «depurative» di uso popolare, insieme a cardo mariano, carciofo e bardana. Il nome popolare italiano «piscialetto», così come l’equivalente francese pissenlit, testimonia quanto fosse radicata nella cultura contadina l’associazione tra questa pianta e un effetto tradizionalmente percepito sulla diuresi.
Questa lunga storia d’uso è oggi riconosciuta anche a livello regolatorio europeo: il Comitato per i medicinali vegetali dell’Agenzia Europea per i Medicinali (HMPC-EMA) ha pubblicato una monografia comunitaria su Taraxacum officinale radix cum herba (radice e parte aerea di tarassaco), che ne descrive l’impiego tradizionale come coadiuvante per favorire l’eliminazione dell’acqua corporea in eccesso e la conseguente diuresi, per favorire la funzione digestiva in caso di disturbi lievi come il senso di gonfiore, e per stimolare l’appetito in caso di lieve inappetenza, sulla base di un uso tradizionale consolidato e documentato da almeno trent’anni nell’Unione Europea. È bene ricordare che si tratta di un riconoscimento di uso tradizionale, categoria normativa distinta dai claim sulla salute autorizzati per gli integratori alimentari ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006: il tarassaco è inoltre tra i botanicals per cui le indicazioni proposte alla Commissione Europea restano tuttora «on hold», cioè in attesa di valutazione definitiva da parte di EFSA. Nessun integratore a base di tarassaco può quindi promettere che «depura il fegato» o «cura la ritenzione idrica», ma può correttamente richiamarne l’impiego nella tradizione erboristica, come facciamo in questo articolo.
Cosa contiene e cosa ha studiato la ricerca
Il tarassaco deve il suo caratteristico sapore amaro a una famiglia di sostanze chiamate lattoni sesquiterpenici (tra cui la tarassacina), storicamente associate in fitoterapia alla stimolazione delle secrezioni digestive per via del cosiddetto «riflesso amaro», lo stesso meccanismo su cui si basano da secoli gli amari da farmacia e le erbe amare digestive. La radice è inoltre ricca di inulina, una fibra prebiotica che può arrivare a costituire fino al 40% del peso secco in autunno, oltre a contenere buone quantità di potassio, sali minerali e composti polifenolici con attività antiossidante studiata in vitro. Alcuni studi preliminari, condotti principalmente su modelli animali o in vitro, hanno esplorato possibili effetti del tarassaco sulla diuresi e sul metabolismo epatico, ma la letteratura clinica su soggetti umani resta limitata, con studi spesso di piccole dimensioni o di qualità metodologica non ottimale. Come per molte piante della tradizione, servono quindi ulteriori studi clinici randomizzati e controllati prima di poter confermare con certezza scientifica l’entità reale di questi effetti nell’uomo.
Come si utilizza il tarassaco
La forma più tradizionale è l’infuso o il decotto di radice e foglie essiccate, spesso assunto prima dei pasti principali per favorire, secondo la tradizione, la funzione digestiva. La fitoterapia moderna propone anche estratti secchi titolati, tinture idroalcoliche, succo fresco di pianta ed estratti fluidi, spesso inseriti in integratori multi-ingrediente della linea «drenante» o «depurativa» insieme a carciofo, betulla o pilosella. Le foglie più giovani e meno amare possono anche essere consumate crude in insalata, in piccole quantità, come si fa tradizionalmente in molte regioni italiane con le cosiddette «cicorie di campo». Come per ogni pianta officinale, la scelta della forma, del dosaggio e della durata d’uso più adatti alle proprie esigenze andrebbe sempre discussa con il proprio farmacista di fiducia.
Sicurezza e avvertenze
Il tarassaco è generalmente considerato ben tollerato alle dosi tradizionalmente utilizzate, ma non è una pianta priva di controindicazioni. Va evitato in caso di occlusione delle vie biliari, calcolosi della colecisti (calcoli biliari) e ostruzione intestinale, condizioni in cui la stimolazione della secrezione biliare tipica di questa pianta può essere controindicata: chi soffre di queste patologie dovrebbe evitarne l’uso senza parere medico. Essendo una pianta della famiglia delle Asteraceae, può inoltre causare reazioni allergiche in soggetti sensibili ad altre piante della stessa famiglia (camomilla, ambrosia, crisantemo). Data la ricca componente di potassio, è opportuna una particolare cautela in chi assume farmaci risparmiatori di potassio o soffre di insufficienza renale, così come in chi è in terapia con litio, per un possibile aumento dei livelli plasmatici del farmaco. Il tarassaco non è raccomandato in gravidanza e allattamento in assenza di parere medico, per l’insufficienza di dati di sicurezza in queste condizioni. Chi assume farmaci diuretici, anticoagulanti o è in terapia per patologie croniche dovrebbe sempre informare il proprio medico o farmacista prima di iniziare l’uso, per escludere interazioni indesiderate.
Domande frequenti
Il tarassaco fa davvero «perdere peso»?
No: non esiste alcun claim autorizzato in tal senso, e il presunto effetto dimagrante spesso associato al tarassaco nel marketing non trova riscontro in indicazioni approvate. Il suo uso tradizionale riguarda semmai l’accompagnamento della funzione digestiva e della diuresi, non la perdita di peso.
Si possono mangiare le foglie di tarassaco raccolte in giardino?
Le foglie giovani sono tradizionalmente consumate in molte cucine regionali italiane, ma è importante raccoglierle solo in zone non trattate con pesticidi o diserbanti e lontano da strade trafficate, per evitare contaminazioni. In caso di dubbio, meglio affidarsi a prodotti erboristici controllati.
Tarassaco e cardo mariano sono la stessa cosa?
No, sono due piante diverse, entrambe della famiglia delle Asteraceae e tradizionalmente associate al benessere digestivo, ma con botanica, principi attivi e monografie HMPC distinte. Vengono spesso abbinate nella stessa formulazione proprio per un possibile effetto complementare.
Noebis Pharma e la qualità degli integratori a base di piante officinali
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



