Nei primi giorni di vita, il latte materno cambia composizione quasi di ora in ora per adattarsi alle esigenze di un neonato che non ha ancora un sistema digerente ed è del tutto dipendente da ciò che riceve dalla madre. Tra le proteine più abbondanti di questo liquido straordinario, soprattutto nel colostro, c’è la lattoferrina: una molecola che i ricercatori studiano da decenni e che oggi si trova anche come ingrediente di alcuni integratori alimentari.
Cos’è la lattoferrina
La lattoferrina è una glicoproteina appartenente alla famiglia delle transferrine, le stesse proteine che nel sangue trasportano il ferro. È presente naturalmente nel latte (in particolare nel colostro, il primo latte prodotto dopo il parto), ma anche in altri fluidi corporei come lacrime, saliva e secrezioni delle mucose. Il suo nome deriva proprio dalla capacità di legare il ferro con grande affinità, una caratteristica che la rende chimicamente molto stabile.
Per uso alimentare e negli integratori, la lattoferrina viene generalmente ottenuta dal siero del latte vaccino attraverso processi di separazione e purificazione, poiché produrla dal latte umano su scala industriale non sarebbe né praticabile né necessario: le due molecole sono strutturalmente molto simili.
Il ruolo fisiologico naturale
Nell’organismo, la lattoferrina interviene nel trasporto e nella regolazione del ferro, elemento centrale per moltissime funzioni cellulari. Nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario e digerente del neonato sono ancora immaturi, la sua presenza nel latte materno rappresenta uno degli elementi di un sistema molto più ampio e complesso di sostanze bioattive che caratterizzano l’allattamento.
È importante essere precisi su questo punto: la funzione della lattoferrina nel neonato allattato al seno è un fenomeno fisiologico naturale, diverso dal parlare di effetti di un integratore alimentare assunto da un adulto. Sono due contesti biologici non sovrapponibili, ed è un errore comune (anche editoriale) confonderli.
Cosa dice davvero la ricerca, e perché non esiste un claim europeo autorizzato
La lattoferrina è stata oggetto di numerosi studi, soprattutto in vitro e su modelli animali, che ne hanno esplorato il comportamento in relazione al metabolismo del ferro e alle difese naturali dell’organismo verso agenti esterni. È un campo di ricerca attivo e in evoluzione.
Quando un’azienda del settore ha richiesto all’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) l’autorizzazione di un claim sulla lattoferrina bovina relativo alla difesa dell’organismo da agenti patogeni, il panel scientifico ha concluso che l’effetto proposto non era definito in modo sufficientemente preciso da poter essere valutato secondo i criteri richiesti dal Regolamento (CE) n. 1924/2006. Il claim, di conseguenza, non è stato incluso nella lista di quelli autorizzati dal Regolamento (UE) n. 432/2012.
Questo significa che, allo stato attuale della normativa, nessun integratore a base di lattoferrina può legalmente dichiarare in etichetta o in comunicazione che “rinforza le difese immunitarie” o “protegge dai patogeni”: sarebbe un claim non autorizzato, indipendentemente da quanto la ricerca preliminare sembri promettente. La differenza tra “la scienza sta studiando” e “è dimostrato e autorizzato” è proprio ciò che la normativa europea sui claim è nata per tutelare.
Lattoferrina bovina e lattoferrina umana: le differenze
Pur essendo molto simili nella struttura, la lattoferrina bovina e quella umana non sono identiche: presentano differenze nella sequenza amminoacidica e nel grado di saturazione del ferro. Negli integratori alimentari disponibili in commercio si utilizza sempre la forma bovina, ottenuta dal siero del latte vaccino con processi di filtrazione a freddo che ne preservano la struttura.
Domande frequenti
La lattoferrina è la stessa cosa del ferro?
No. È una proteina che lega il ferro e ne regola il trasporto nell’organismo, ma non va confusa con un integratore di ferro vero e proprio: sono due categorie di prodotto diverse, con meccanismi d’azione distinti.
Si trova solo nel latte?
La concentrazione più alta si trova nel colostro e nel latte, ma tracce di lattoferrina sono presenti anche in lacrime, saliva e altre secrezioni mucose dell’organismo.
Un integratore di lattoferrina può sostituire l’allattamento al seno?
No, e il paragone è fuorviante: il ruolo della lattoferrina nel neonato allattato è parte di un sistema biologico naturale specifico, non replicabile né equiparabile a un integratore alimentare destinato agli adulti.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un medico o di un farmacista. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.


