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Nel mondo degli omega-3 il riflettore è quasi sempre puntato su EPA e DHA, gli acidi grassi tipici dell’olio di pesce. Esiste però un altro acido grasso, meno conosciuto ma sempre più studiato, che fa da “ponte” tra il mondo vegetale e questi due protagonisti: l’acido stearidonico, spesso indicato con la sigla SDA. Vediamo che coshè, dove si trova davvero in natura e cosa dice la ricerca scientifica, senza esagerazioni.

Che cos’è l’acido stearidonico

L’acido stearidonico è un acido grasso polinsaturo a 18 atomi di carbonio con quattro doppi legami, appartenente alla famiglia degli omega-3 (la sigla tecnica è 18:4 n-3). Dal punto di vista chimico si trova a metà strada nella catena di conversione tra l’acido alfa-linolenico (ALA, l’omega-3 vegetale per eccellenza, presente ad esempio nei semi di lino e nelle noci) e l’acido eicosapentaenoico (EPA), uno dei due omega-3 marini “attivi” insieme al DHA. Questa posizione intermedia è il motivo per cui l’SDA interessa molto la ricerca nutrizionale degli ultimi anni.

Dove si trova in natura

L’acido stearidonico non è comune nella dieta occidentale tipica, ma è presente in quantità significative in alcuni oli vegetali specifici. Le fonti più ricche sono l’olio di semi di ribes nero (che ne contiene circa il 2-4%) e gli oli ottenuti da piante del genere Echium, come l’olio di Echium plantagineum, storicamente tra le fonti vegetali più concentrate conosciute. Se ne trovano quantità più modeste anche nei semi di canapa e nel loro olio. Proprio per questa distribuzione limitata, l’SDA viene oggi studiato anche come possibile alternativa vegetale, più sostenibile, agli omega-3 di origine marina, in un momento in cui la pressione sulla pesca di specie usate per l’olio di pesce è un tema sempre più discusso.

Perché interessa la ricerca: la via di conversione verso l’EPA

Il corpo umano può trasformare l’ALA vegetale in EPA, ma questo processo passa attraverso un enzima, la delta-6-desaturasi, che nell’uomo lavora con un’efficienza molto bassa: si stima che solo una piccola percentuale dell’ALA assunto con la dieta venga effettivamente convertita in EPA. L’acido stearidonico, invece, si trova già “un passo oltre” in questa via metabolica: per diventare EPA non necessita del passaggio limitante legato alla delta-6-desaturasi, e diversi studi di metabolismo hanno osservato che la sua conversione in EPA risulta nettamente più efficiente rispetto a quella dell’ALA. È proprio questa caratteristica biochimica, e non un effetto diretto dimostrato dell’SDA in sé, a renderlo un candidato interessante per la ricerca su fonti omega-3 alternative a quelle marine.

Cosa dice davvero la ricerca scientifica

Gli studi disponibili su oli ricchi di SDA (in particolare a base di ribes nero ed Echium) hanno per lo più valutato l’aumento dei livelli di EPA nel sangue dopo l’assunzione, confermando che la conversione avviene realmente nell’organismo umano, anche se con variabilità individuale. La ricerca su effetti più a valle — funzione immunitaria, articolare o cardiovascolare — è invece ancora preliminare: si tratta in gran parte di studi di piccole dimensioni, spesso non ancora replicati su larga scala con disegni randomizzati e controllati. È corretto quindi presentare l’SDA come un precursore metabolico dell’EPA con una via di conversione più efficiente rispetto all’ALA, senza però attribuirgli effetti sulla salute che la ricerca non ha ancora consolidato in modo definitivo.

Il quadro normativo: attenzione a cosa si può davvero dire

È importante essere precisi su un punto normativo: i claim salutistici autorizzati dall’EFSA relativi agli omega-3 (ad esempio quelli sulla funzione cardiaca normale o sul mantenimento di livelli normali di trigliceridi nel sangue) sono riferiti in modo specifico a EPA e DHA, non all’acido stearidonico in quanto tale. Poiché l’EFSA non ha valutato né autorizzato claim salutistici specifici per l’SDA come sostanza a sé, non è corretto attribuire a un integratore contenente acido stearidonico gli stessi claim validi per EPA e DHA, anche se una parte dell’SDA assunto viene convertita in EPA nell’organismo. Chi desidera un aumento diretto e documentato di EPA e DHA può orientarsi verso fonti che li contengono già in forma preformata, come l’olio di pesce o l’olio di alghe.

Noebis Pharma: chi siamo

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Approfondiamo con rigore anche gli ingredienti meno conosciuti, distinguendo sempre tra ciò che la ricerca ha già confermato e ciò che resta ancora da studiare. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.