Poche piante hanno un’immagine così consolidata nell’immaginario comune quanto l’aloe: foglie carnose, spesse, verde intenso, spuntate da un fondo di gel trasparente. La si trova nei balconi di città, nei vasi da interno, nelle creme doposole, negli scaffali dei negozi bio. Ma dietro questa immagine familiare si nasconde una pianta più complessa di quanto sembri, e negli ultimi anni la normativa europea è intervenuta in modo significativo su come l’aloe può essere usata negli integratori alimentari. Vale la pena capire bene di cosa parliamo, perché non tutta l’aloe è uguale.
Una pianta, due sostanze molto diverse
L’aloe (il nome botanico più diffuso in commercio è Aloe vera, sinonimo di Aloe barbadensis) è una pianta succulenta originaria della penisola arabica, oggi coltivata in tutte le zone a clima caldo del pianeta. La sua foglia, se tagliata, rivela una struttura a strati ben distinta, con due componenti che è fondamentale non confondere:
Il gel, la polpa trasparente e mucillaginosa che occupa la parte centrale della foglia, ricca di acqua, polisaccaridi (tra cui l’acemannano, il componente più studiato), vitamine, minerali e amminoacidi. È questa la parte tradizionalmente usata in cosmesi e, quando opportunamente lavorata, nell’alimentazione.
Il lattice (o succo, in inglese “latex”), il liquido giallastro che si trova appena sotto la buccia esterna della foglia, che contiene naturalmente dei composti chiamati derivati idrossiantracenici, tra cui l’aloina. È proprio su questi composti che si è concentrata l’attenzione delle autorità regolatorie europee negli ultimi anni.
Cosa è cambiato nella normativa europea
Nel 2021 l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha pubblicato una valutazione sui derivati idrossiantracenici presenti in alcune piante, incluso il lattice di aloe, concludendo che non è possibile escludere un rischio di natura genotossica legato al consumo prolungato di questi composti attraverso gli integratori alimentari. Sulla base di questo parere, la Commissione Europea ha vietato, a partire dal 2022, l’uso negli integratori alimentari di preparati ottenuti dalla foglia intera di aloe e di altri estratti che contengano derivati idrossiantracenici, inclusa l’aloina.
Cosa significa in pratica per chi acquista un prodotto a base di aloe? Che oggi, per essere legalmente in commercio come integratore alimentare nell’Unione Europea, un prodotto a base di aloe deve utilizzare esclusivamente il gel della foglia, opportunamente decolorato e purificato dai derivati idrossiantracenici, e non il lattice o preparati da foglia intera. È una distinzione tecnica ma importante, ed è anche il motivo per cui negli ultimi anni molti prodotti a base di “succo di aloe intero”, un tempo diffusi, sono spariti dagli scaffali o sono stati riformulati.
Come riconoscere un prodotto conforme
In etichetta, un integratore di aloe conforme alla normativa attuale riporterà indicazioni come “gel di Aloe vera decolorato/purificato” o diciture equivalenti che specificano l’assenza di derivati idrossiantracenici, piuttosto che generiche menzioni di “succo di foglia intera” o “whole leaf”. Anche in ambito cosmetico, dove le regole sono diverse da quelle alimentari, i prodotti di qualità tendono oggi a specificare la percentuale di gel puro utilizzato nella formulazione.
Un uso antico, oggi normato
L’utilizzo dell’aloe ha una storia lunghissima: se ne trovano tracce nei papiri egizi, nei testi della medicina greca e in numerose tradizioni popolari del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, dove veniva applicata sulla pelle in caso di piccole irritazioni superficiali dovute al sole o al caldo. È un uso cosmetico e topico tramandato da secoli, che ha contribuito a rendere l’aloe una delle piante più riconoscibili al mondo. Ricordiamo però che l’uso tradizionale popolare non equivale a un’indicazione sulla salute autorizzata: per gli integratori alimentari a base di gel di aloe non esiste, a oggi, un health claim approvato dall’EFSA, e nessun prodotto può quindi presentarsi come in grado di prevenire, curare o trattare condizioni di salute.
Domande frequenti
Il gel di aloe che si compra oggi negli integratori è sicuro?
I prodotti conformi alla normativa europea utilizzano gel decolorato e purificato, privo dei derivati idrossiantracenici oggetto della restrizione EFSA 2021 e del divieto UE dal 2022.
Perché non si trova più il “succo di aloe intero”?
Perché dal 2022 l’Unione Europea vieta l’uso negli integratori alimentari di preparati da foglia intera di aloe contenenti derivati idrossiantracenici, per un principio di precauzione legato al possibile rischio genotossico.
Il gel di aloe usato in cosmesi ha le stesse regole?
No, la normativa sui cosmetici segue un iter regolatorio distinto da quello degli integratori alimentari; le due categorie di prodotto non vanno confuse.
Noebis Pharma: chi siamo
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



