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Negli scaffali online e nelle farmacie capita sempre più spesso di trovare due versioni dello stesso nutriente: la vitamina C “classica”, in compresse o capsule di acido ascorbico, e quella “liposomiale”, venduta a un prezzo anche tre o quattro volte superiore. La promessa è sempre la stessa: assorbimento migliore, più vitamina che arriva davvero nel sangue, meno sprecata. Ma è davvero così, o è soprattutto una questione di marketing?

Cos’è, tecnicamente, la vitamina C liposomiale

Un liposoma è una piccola sfera formata da un doppio strato di fosfolipidi, la stessa sostanza che compone le membrane delle nostre cellule. Nella vitamina C liposomiale, l’acido ascorbico viene “incapsulato” dentro queste sferette prima di essere messo in soluzione o in bustina. L’idea alla base è che il liposoma protegga la vitamina C durante il passaggio nello stomaco e nell’intestino, favorendone il transito attraverso le pareti intestinali e, secondo alcune ipotesi, anche l’ingresso diretto nelle cellule.

Si tratta di una tecnologia reale, non inventata: i liposomi sono utilizzati da decenni in ambito farmaceutico per veicolare alcuni principi attivi. La domanda interessante, però, non è se i liposomi esistano, ma se applicati alla vitamina C portino un vantaggio pratico misurabile per chi li assume ogni giorno.

Cosa dice davvero la ricerca sull’assorbimento

Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche hanno confrontato la biodisponibilità della vitamina C liposomiale con quella della forma tradizionale, misurando le concentrazioni plasmatiche dopo l’assunzione. I risultati più interessanti riguardano soprattutto le dosi elevate, superiori al grammo: qui l’acido ascorbico “nudo” tende a saturare i trasportatori intestinali, cioè le proteine che portano la vitamina C dall’intestino al sangue, con una parte della dose che viene semplicemente eliminata senza essere assorbita. In questo scenario specifico, alcuni lavori suggeriscono che la forma liposomiale possa aumentare la quota che arriva in circolo.

Il quadro cambia con le dosi comuni negli integratori da banco, generalmente comprese tra 60 e 1.000 mg al giorno: a questi livelli i trasportatori intestinali della vitamina C funzionano in modo efficiente anche con la forma classica, e la differenza di assorbimento rispetto alla versione liposomiale si riduce molto, secondo diversi confronti disponibili in letteratura. Va anche detto che gli studi finora condotti sono per lo più di piccole dimensioni, con metodologie diverse tra loro e in parte finanziati da aziende produttrici di integratori liposomiali: un contesto che invita a leggere i risultati con prudenza, non a scartarli né a considerarli definitivi.

Un chiarimento importante sui claim autorizzati

In Europa i benefici che un’etichetta può attribuire alla vitamina C sono stabiliti dall’EFSA e riguardano il nutriente in sé, indipendentemente dalla forma in cui viene veicolato. Tra i claim autorizzati per la vitamina C rientrano il contributo al normale funzionamento del sistema immunitario, alla normale formazione di collagene per il funzionamento di pelle, vasi sanguigni, ossa e cartilagine, alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, alla riduzione di stanchezza e affaticamento e al normale funzionamento del sistema nervoso. Questi effetti sono legati alla quantità di vitamina C assunta e non a un packaging liposomiale piuttosto che a una compressa: nessuna azienda può legalmente promettere un beneficio sulla salute esclusivo della forma liposomiale che non sia già riconosciuto per la vitamina C in generale.

Quando la forma liposomiale può avere senso

Ci sono situazioni in cui scegliere la versione liposomiale è una decisione ragionevole. La prima riguarda chi, per scelta personale o su indicazione del proprio medico o farmacista, assume dosi elevate di vitamina C e ha notato in passato fastidi gastrici o intestinali con l’acido ascorbico tradizionale: la forma liposomiale, avendo un pH meno acido, viene spesso descritta come meglio tollerata. La seconda riguarda proprio chi cerca dosaggi alti, dove la letteratura scientifica mostra le differenze di assorbimento più consistenti tra le due forme.

Quando conviene invece risparmiare

Per chi assume vitamina C nelle dosi comuni di un integratore quotidiano, senza necessità particolari, la forma tradizionale in acido ascorbico o nei suoi sali (come l’ascorbato di sodio o di calcio, indicati per chi ha uno stomaco più sensibile) resta una scelta solida, ben studiata da decenni e nettamente più economica. La differenza di prezzo tra le due versioni può essere anche di diverse volte a parità di quantità di vitamina C, e prima di pagarla vale la pena chiedersi onestamente quale dose si sta assumendo e con quale obiettivo, magari confrontandosi con il proprio farmacista di fiducia.

Noebis Pharma: la parola ai farmacisti

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di scegliere tra le diverse forme di vitamina C disponibili in commercio, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.