Se avete mai fatto una passeggiata in un bosco di latifoglie in autunno, probabilmente l’avete già visto senza saperlo: piccole mensole rigide, disposte a ventaglio su un tronco morto, colorate a strisce concentriche di marrone, beige, ocra e grigio-blu, che ricordano in modo sorprendente le penne spiegate della coda di un tacchino. È la Trametes versicolor, conosciuta anche come Coriolus versicolor o, nel linguaggio comune, “coda di tacchino” (in inglese turkey tail) o “coda di pavone”. È uno dei funghi più comuni e più fotografati al mondo, e anche uno dei più studiati in laboratorio.
Un fungo comunissimo, riconoscibile a colpo d’occhio
La Trametes versicolor è un fungo lignicolo saprofita: si nutre di legno morto o deperiente, decomponendolo e restituendo nutrienti al suolo del bosco. Cresce a grappoli fitti e sovrapposti su tronchi e ceppi di latifoglie in tutto l’emisfero nord, dall’Europa al Nord America fino all’Asia orientale. Il nome “versicolor” descrive proprio la caratteristica più evidente: ogni cappello, largo pochi centimetri, mostra bande concentriche di colori diversi, spesso vellutate al tatto, con il margine più chiaro. Sul lato inferiore, al posto delle lamelle, si trovano minuscoli pori: è infatti un fungo poliporo, imparentato con altre specie a mensola come lo Shiitake o il Reishi, ma morfologicamente molto diverso da entrambi.
Non è un fungo commestibile nel senso gastronomico: la sua consistenza è coriacea, legnosa, del tutto immangiabile al morso. Da secoli, però, il suo utilizzo tradizionale non è mai passato dalla cucina, bensì dall’infusione: essiccato e ridotto in pezzi, viene tradizionalmente preparato come decotto o tè.
Un fungo con una lunga storia nella tradizione asiatica
In Cina la Trametes versicolor è conosciuta da secoli come yún zhī (雲芝, letteralmente “fungo nuvola”), e compare nei testi di medicina tradizionale cinese insieme ad altri funghi a mensola usati come tonico generale sotto forma di decotto. In Giappone il fungo è chiamato kawaratake (“fungo dell’argine del fiume”) ed è probabilmente il fungo medicinale più studiato dalla ricerca farmacologica giapponese del secondo Novecento, un percorso che ha portato a due sviluppi molto specifici e distinti, importanti da capire per non fare confusione.
PSK e PSP: due estratti diventati farmaci registrati, non integratori
Dalle ife del micelio di Trametes versicolor sono stati isolati due complessi polisaccaride-proteina: il PSK (polisaccaride-K, commercializzato in Giappone come Krestin) e il PSP (polisaccaride-peptide, sviluppato in Cina). È importante essere precisi su un punto: questi due estratti sono stati registrati come farmaci in Giappone e in Cina, dove da decenni vengono impiegati in ambito ospedaliero come coadiuvanti abbinati alla chemioterapia convenzionale in alcuni protocolli oncologici locali, con dosaggi farmacologici standardizzati e sotto controllo medico. Si tratta di un capitolo di storia della farmacologia asiatica, non di una proprietà genericamente attribuibile a un integratore alimentare a base di Trametes versicolor venduto in Europa. In Unione Europea, PSK e PSP non sono farmaci autorizzati né esiste alcun claim EFSA che colleghi il fungo, in qualunque forma, alla prevenzione o al trattamento di alcuna malattia: chi cerca informazioni su Trametes versicolor per finalità di salute deve sempre rivolgersi al proprio medico, senza sostituire terapie prescritte con l’assunzione di un integratore.
Cosa contiene e cosa indaga davvero la ricerca preliminare
Al di là del capitolo farmacologico asiatico, la Trametes versicolor contiene, come molti funghi a mensola, una quota importante di beta-glucani, i polisaccaridi complessi tipici della parete cellulare fungina, insieme a piccole quantità di composti fenolici. Un filone di ricerca preliminare, condotto principalmente in vitro e su modelli animali, ha esplorato il comportamento di questi beta-glucani a livello del microbiota intestinale, osservando un possibile effetto prebiotico, cioè la capacità di fungere da substrato fermentabile per alcuni ceppi batterici benefici del colon. Sono dati interessanti dal punto di vista della ricerca di base, ma ancora lontani da conclusioni solide sull’uomo: mancano studi clinici randomizzati su popolazioni ampie, e non esiste, ad oggi, alcuna indicazione sul microbiota autorizzata da EFSA per questo fungo.
Un fungo “bioindicatore” nella cultura popolare del bosco
Al di là della ricerca di laboratorio, la Trametes versicolor ha un ruolo ecologico affascinante: essendo un decompositore del legno, la sua presenza abbondante è spesso letta dai naturalisti come segno di un bosco maturo e in salute, ricco di legno morto lasciato al suo ciclo naturale. Per questo è anche uno dei funghi preferiti da fotografi naturalisti e programmi didattici di educazione ambientale nelle scuole: le sue bande di colore, quasi mai identiche da un esemplare all’altro, ne fanno un piccolo esempio di arte naturale a portata di passeggiata.
Attenzione a raccolta e confusione con specie simili
Chi si avvicina alla Trametes versicolor per curiosità micologica deve sapere che esistono diverse specie di poliporo a mensola dall’aspetto simile, alcune delle quali possono essere confuse solo da un occhio esperto. La raccolta e il consumo di funghi selvatici non identificati con certezza va sempre evitata: per chi desidera avvicinarsi a questo fungo per curiosità, la strada più sicura resta l’osservazione naturalistica guidata, non la raccolta fai-da-te.
Domande frequenti
La Trametes versicolor si può mangiare?
No, la sua consistenza coriacea la rende immangiabile al morso. Il suo utilizzo tradizionale in Asia passa storicamente dall’infusione o decotto del fungo essiccato, non dal consumo diretto.
PSK e PSP sono presenti negli integratori alimentari?
Alcuni integratori a base di estratto di Trametes versicolor riportano in etichetta il contenuto in polisaccaridi, ma si tratta di prodotti alimentari, non dei farmaci registrati PSK/PSP impiegati in ambito ospedaliero asiatico: le due cose non vanno confuse.
Esistono claim EFSA autorizzati per questo fungo?
No, ad oggi non esiste alcuna indicazione sulla salute (claim) autorizzata da EFSA specifica per Trametes versicolor.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



