Con l’arrivo di settembre e ottobre, nei boschi italiani inizia una delle tradizioni più amate della stagione: la raccolta dei funghi. Cercatori esperti e semplici appassionati della domenica si mettono in cammino tra faggete e castagneti, spesso all’alba, per ore di camminata su terreni irregolari, radici, pendii scivolosi e sottobosco fitto.
È un’attività che unisce il piacere di stare all’aria aperta alla soddisfazione della ricerca, ma che mette alla prova il corpo più di quanto sembri a prima vista: non è una semplice passeggiata, ma ore di equilibrio precario, chinate ripetute per osservare il terreno e cammini spesso più lunghi del previsto quando si insegue quel fungo intravisto poco più avanti, magari su un pendio scosceso o dentro un rovo.
Un’attività fisica più impegnativa di quanto sembri
Camminare su un sentiero di bosco, con radici, sassi e foglie bagnate, richiede un lavoro muscolare e di equilibrio ben diverso da quello di una passeggiata su asfalto. Le caviglie lavorano continuamente per adattarsi al terreno irregolare, le ginocchia assorbono i continui cambi di pendenza, e chinarsi più volte all’ora per raccogliere i funghi aggiunge un ulteriore carico sulla parte bassa della schiena.
Chi si dedica alla raccolta per la prima volta, o dopo una pausa, spesso sottovaluta quanto possa essere faticosa una mattinata intera nel bosco: l’entusiasmo della ricerca fa perdere la cognizione del tempo e della distanza percorsa, e ci si accorge della stanchezza solo al ritorno, quando le gambe iniziano a farsi sentire lungo il tragitto verso l’auto.
Qualche accortezza prima di partire
Scarpe da trekking con una buona suola antiscivolo fanno una differenza enorme sui terreni umidi tipici del sottobosco autunnale, così come un bastone da cammino per chi affronta pendii più ripidi. Partire con un abbigliamento a strati aiuta a gestire meglio l’escursione termica tra le prime ore del mattino, più fredde, e la parte centrale della giornata.
Anche portare con sé acqua a sufficienza è importante: l’aria fresca del bosco autunnale inganna facilmente, facendo dimenticare che il corpo continua comunque a disidratarsi durante lo sforzo, soprattutto nelle uscite più lunghe che si protraggono per l’intera mattinata.
Meno sole, più attenzione alla vitamina D
Con l’arrivo dell’autunno, le giornate si accorciano e l’esposizione al sole diminuisce sensibilmente rispetto all’estate, anche per chi passa diverse ore all’aperto nel bosco: la sintesi cutanea di vitamina D, che dipende dai raggi UVB, cala progressivamente da ottobre in avanti in tutta Italia. Vitamina D3 + K2 di Noebis Pharma, pensata per un pubblico adulto, può essere un supporto quotidiano in questo periodo: la vitamina D contribuisce al mantenimento di ossa e denti normali, alla normale funzione muscolare e alla normale funzione del sistema immunitario, tre aspetti particolarmente utili per chi cammina spesso su terreni impegnativi come quelli del sottobosco.
La vitamina K contribuisce inoltre alla normale coagulazione del sangue e al mantenimento di ossa normali, un contributo complementare a quello della vitamina D nella stessa formula.
Come recuperare bene dopo una lunga uscita
Al ritorno da una mattinata di raccolta, qualche minuto di stretching per polpacci e caviglie aiuta a smaltire la tensione accumulata sui terreni irregolari, soprattutto per chi non è abituato a camminare a lungo su dislivelli. Anche alzare le gambe per qualche minuto, magari appoggiate a un muro o su un cuscino, può aiutare a favorire il ritorno venoso dopo ore passate in piedi tra salite e discese.
Chi programma più uscite nella stessa settimana farebbe bene ad alternarle con giornate di riposo attivo, magari con una semplice camminata in pianura, per permettere alle articolazioni più sollecitate — caviglie e ginocchia in particolare — di recuperare pienamente prima della gita successiva nel bosco.
Sicurezza prima di tutto
Al di là dell’aspetto fisico, la raccolta dei funghi richiede sempre attenzione e competenza: informarsi presso le autorità locali sui regolamenti di raccolta, portare con sé un cestino di vimini (mai sacchetti di plastica, che accelerano la decomposizione e impediscono la dispersione delle spore) e, in caso di dubbio sulla commestibilità di un esemplare, rivolgersi sempre agli ispettorati micologici delle ASL, presenti in tutte le regioni italiane per un controllo gratuito prima del consumo.
Anche l’orario di partenza merita una riflessione: uscire troppo presto in condizioni di scarsa visibilità aumenta il rischio di cadute e distorsioni, mentre partire con calma dopo l’alba, quando la luce è sufficiente a distinguere bene il terreno, riduce sensibilmente questi rischi senza compromettere troppo le possibilità di trovare buoni esemplari, spesso ancora nascosti sotto le foglie nelle prime ore.
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Un rituale d’autunno da vivere con il corpo pronto
La raccolta dei funghi resta una delle esperienze più autentiche che l’autunno italiano offre: il silenzio del bosco, l’odore di terra bagnata, la soddisfazione di tornare a casa con il cestino pieno. Con qualche accorgimento in più su calzature, idratazione e attenzione al proprio corpo, è un’attività che si può vivere pienamente per tutta la stagione, senza pagarne il conto la sera successiva.
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Nota: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un micologo qualificato. Non consumare mai funghi raccolti senza un controllo da parte degli ispettorati micologici competenti. Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano.
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