Un’ora di windsurf impegna il corpo più di una nuotata tranquilla
Chi guarda un windsurfista scivolare sull’acqua da riva percepisce soprattutto l’eleganza del gesto, ma raramente immagina quanto lavoro cardiovascolare si nasconda dietro quella scorrevolezza apparente. Mantenere l’equilibrio sulla tavola, tenere la vela in tensione contro il vento e correggere continuamente l’assetto del corpo richiede un impegno muscolare e cardiaco costante, ben diverso da quello di una semplice nuotata in mare.
Anche il semplice avvio della sessione, con il sollevamento della vela dall’acqua e i primi metri di virata per prendere velocità, richiede un picco di sforzo intenso concentrato in pochi secondi, un gesto che si ripete più volte nel corso di una singola uscita ogni volta che si cade in acqua e si deve ripartire.
A questo si aggiunge la componente isometrica dello sport: le braccia restano tese a sostenere il boma per minuti consecutivi, mentre le gambe lavorano in continua tensione per assorbire le variazioni di velocità e direzione, un misto di sforzo statico e dinamico che il cuore deve sostenere per l’intera durata della sessione.
Le condizioni di vento più forte, particolarmente ricercate dai praticanti più esperti, aumentano ulteriormente questo impegno: mantenere il controllo della tavola a velocità sostenuta richiede una risposta muscolare rapida e continua, con il battito cardiaco che resta elevato per gran parte della sessione anche nei momenti apparentemente più fluidi della planata.
Perché anche gli occhi lavorano più del previsto
Chi pratica windsurf deve leggere costantemente le condizioni dell’acqua e del vento, individuare le raffiche in arrivo osservando la superficie del mare in lontananza, e allo stesso tempo mantenere l’equilibrio guardando la tavola e la vela da vicino: un continuo cambio di messa a fuoco tra distanze diverse, spesso sotto una luce solare intensa riflessa dall’acqua.
Anche la percezione della profondità e della distanza cambia sull’acqua rispetto alla terraferma, complice il movimento costante della superficie e l’assenza di punti di riferimento fissi, un fattore che richiede agli occhi un adattamento continuo particolarmente evidente nelle prime sessioni della stagione.
Questo lavoro visivo prolungato, unito all’affaticamento cardiovascolare generale della sessione, spiega perché molti praticanti descrivano una stanchezza diffusa anche agli occhi al termine di una giornata di windsurf, distinta da quella puramente muscolare delle braccia e delle gambe.
Non sorprende che molti windsurfisti riferiscano una sensazione di occhi pesanti già a metà pomeriggio, soprattutto durante le giornate estive più lunghe in cui si trascorrono diverse ore consecutive sull’acqua tra una sessione e l’altra.
Il ruolo di EPA e DHA in questo tipo di sforzo
EPA e DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca, mentre il DHA contribuisce al mantenimento della capacità visiva normale. Per chi pratica regolarmente un’attività che richiede sia un impegno cardiovascolare sostenuto sia un lavoro visivo intenso come il windsurf, un apporto adeguato di questi due nutrienti è un modo semplice per sostenere l’organismo durante l’intera stagione di pratica.
Va comunque ricordato che nessun integratore sostituisce un allenamento cardiovascolare adeguato: chi pratica windsurf con regolarità trae beneficio da un buon livello di preparazione fisica generale, sviluppato anche con altre attività aerobiche complementari nei giorni lontani dall’acqua.
Omega 3 EPA + DHA Noebis Pharma apporta, con la dose giornaliera di due perle, 660 mg di EPA e 440 mg di DHA da olio di pesce titolato, in un formato da 365 perle pensato per un utilizzo quotidiano e continuativo lungo tutto l’arco dell’anno, dalla preparazione primaverile fino alla fine della stagione sull’acqua.
Un formato pensato per accompagnare l’intero calendario di chi pratica sport acquatici con costanza, dalle prime uscite di primavera fino alle sessioni più intense dei mesi estivi, quando le ore trascorse sull’acqua aumentano sensibilmente rispetto al resto dell’anno.
Consigli pratici per sessioni di windsurf più sostenibili
Indossare occhiali da sole polarizzati specifici per gli sport d’acqua riduce il riverbero della luce sulla superficie del mare, alleviando parte dello sforzo visivo richiesto durante la sessione. Alternare periodi di planata a momenti di riposo attivo, quando le condizioni lo consentono, aiuta a distribuire meglio lo sforzo cardiovascolare lungo tutta la durata dell’uscita in acqua.
Idratarsi adeguatamente prima e dopo la sessione, anche se l’ambiente marino può ridurre la percezione della sete, resta fondamentale per sostenere le prestazioni cardiovascolari. Se si avvertono palpitazioni, affanno anomalo o disturbi visivi persistenti dopo le sessioni in acqua, è sempre buona norma parlarne con il proprio medico.
Anche una buona preparazione dell’attrezzatura aiuta a ridurre lo sforzo inutile: una vela della taglia corretta per il proprio livello e le condizioni di vento del giorno permette di gestire la sessione con minore fatica, senza dover compensare con uno sforzo muscolare eccessivo un materiale non adatto alle circostanze.


