Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

Nelle foreste fredde e impervie della Siberia orientale, della Manciuria, della Corea e del Giappone settentrionale cresce da secoli un arbusto spinoso e resistente, capace di sopravvivere a inverni durissimi: l’Eleutherococcus senticosus, conosciuto commercialmente anche come “ginseng siberiano”, pur non essendo un vero ginseng.

Cos’è l’Eleuterococco

L’Eleuterococco appartiene alla famiglia delle Araliaceae, la stessa del Panax ginseng, ma è un genere botanico completamente diverso. Si presenta come un arbusto alto fino a 2-3 metri, con fusti legnosi ricoperti di piccole spine, foglie palmate composte da cinque foglioline dentellate e piccoli fiori riuniti in ombrelle, di colore violaceo nei fiori maschili e giallastro in quelli femminili. In autunno produce piccole bacche nere, non commestibili per l’uomo nella pratica erboristica comune, che restituiscono un aspetto ornamentale alla pianta.

Il nome commerciale “ginseng siberiano” è stato introdotto a metà del Novecento, principalmente per ragioni di marketing legate alla fama del Panax ginseng, ma è dal punto di vista botanico impreciso: l’Eleuterococco non contiene ginsenosidi, i composti caratteristici del vero ginseng, bensì un gruppo chimicamente distinto di sostanze chiamate eleuterosidi.

Una storia tra medicina tradizionale e ricerca sovietica

La radice e la corteccia dell’Eleuterococco sono utilizzate da lungo tempo nella medicina tradizionale cinese e nelle pratiche erboristiche delle popolazioni siberiane, spesso in associazione con altre piante della tradizione locale. È però a partire dagli anni ’40-’60 del Novecento che l’Eleuterococco conosce una fase di studio sistematico, ad opera principalmente di ricercatori sovietici, tra cui il farmacologo Israel Brekhman, che proprio a partire dallo studio di questa pianta contribuì a formulare il concetto di “adattogeno”: una sostanza di origine vegetale ipotizzata come capace di favorire l’adattamento dell’organismo a condizioni di stress ambientale, senza effetti tossici significativi ai dosaggi tradizionali.

Nel contesto della ricerca sovietica dell’epoca, l’Eleuterococco fu impiegato in diversi ambiti sperimentali, incluso quello legato alla resistenza fisica in condizioni climatiche estreme e a situazioni di affaticamento, con un certo interesse anche da parte del programma spaziale sovietico. Si tratta di un capitolo storico interessante della farmacologia vegetale novecentesca, che va comunque distinto con chiarezza dalle evidenze scientifiche accettate secondo gli standard attuali.

I composti attivi: gli eleuterosidi

La famiglia di composti più studiata nell’Eleuterococco è quella degli eleuterosidi, identificati con lettere da A a G, un gruppo eterogeneo che comprende glicosidi fenilpropanoidi, lignani e cumarine, chimicamente ben distinto dalle saponine triterpeniche (ginsenosidi) tipiche del Panax ginseng. Questa differenza chimica è la ragione per cui i due generi di piante, pur accomunati dal nome commerciale “ginseng” e dalla stessa famiglia botanica delle Araliaceae, non possono essere considerati equivalenti né intercambiabili.

Cosa dice la ricerca scientifica

L’Eleuterococco rientra nel novero delle piante studiate nell’ambito della categoria degli “adattogeni”, un concetto che nasce in ambito farmacologico ma che a oggi non corrisponde a una categoria riconosciuta con claim salutistici autorizzati dall’EFSA secondo il Regolamento (CE) 1924/2006. Non è quindi consentito attribuire all’Eleuterococco effetti specifici sul benessere fisico, sulla resistenza allo stress o sulle performance, in assenza di claim approvati a livello europeo.

Gli studi disponibili sull’Eleuterococco, condotti prevalentemente su piccoli campioni e con metodologie e dosaggi molto eterogenei tra loro, non permettono al momento di trarre conclusioni univoche e generalizzabili. La comunità scientifica indica la necessità di studi clinici più ampi, standardizzati e condotti secondo i moderni criteri di qualità metodologica, prima di poter formulare affermazioni consolidate sugli effetti di questa pianta nell’organismo umano.

Sicurezza e precauzioni d’uso

L’Eleuterococco è generalmente considerato ben tollerato ai dosaggi tradizionalmente impiegati in erboristeria, ma non è privo di precauzioni. È sconsigliato in caso di ipertensione arteriosa non controllata, poiché alcuni studi preliminari suggeriscono un possibile effetto sulla pressione sanguigna. Sono state descritte anche possibili interazioni con farmaci anticoagulanti, ipoglicemizzanti e sedativi: chi segue terapie farmacologiche dovrebbe sempre confrontarsi con il proprio medico o farmacista prima di assumerlo.

L’uso in gravidanza e allattamento non è raccomandato per la mancanza di dati di sicurezza sufficienti in queste condizioni. È inoltre buona norma non confondere l’Eleuterococco con il Panax ginseng quando si segue un consiglio specifico riferito a una delle due piante, proprio per le differenze di composizione chimica descritte sopra.

Domande frequenti

Eleuterococco e ginseng siberiano sono la stessa pianta?
Sì, “ginseng siberiano” è solo il nome commerciale dell’Eleutherococcus senticosus, ma botanicamente non è un vero ginseng (genere Panax) e ha una composizione chimica diversa.

Quale parte della pianta si utilizza?
Tradizionalmente la radice e la corteccia della radice sono le parti più utilizzate in erboristeria.

Chi dovrebbe evitarlo o usarlo con cautela?
Chi soffre di ipertensione non controllata, chi assume anticoagulanti, ipoglicemizzanti o sedativi, e le donne in gravidanza o allattamento dovrebbero sempre parlarne prima con un medico o un farmacista.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.