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Chi mastica un cavoletto di Bruxelles crudo o taglia un broccolo sente spesso un retrogusto leggermente amaro e pungente: è il segno chimico di una famiglia di composti dello zolfo e dell’azoto tipica delle crucifere, i glucosinolati. Da uno di questi, per via di una reazione enzimatica innescata proprio dal taglio o dalla masticazione, nasce l’indolo-3-carbinolo (I3C), e da quest’ultimo, una volta nello stomaco, un secondo composto molto discusso online: il DIM, o diindolilmetano. Vale la pena capire come si formano davvero e cosa si può dire, con onestà, sulla ricerca che li riguarda.

Da dove nasce l’indolo-3-carbinolo

Le piante della famiglia delle Brassicacee (o crucifere) — broccoli, cavolfiori, cavoli, cavoletti di Bruxelles, rucola, ravanelli, rape — contengono in forma intatta un glucosinolato chiamato glucobrassicina. Finché la cellula vegetale resta integra, la glucobrassicina e l’enzima mirosinasi che la trasforma sono fisicamente separati in compartimenti diversi. Tagliare, masticare o frullare la verdura rompe questa separazione: mirosinasi e glucobrassicina entrano in contatto, e la reazione enzimatica libera l’indolo-3-carbinolo, insieme ad altri prodotti di degradazione.

L’indolo-3-carbinolo è una molecola instabile: in ambiente acido, come quello dello stomaco, si condensa spontaneamente formando diversi composti secondari, tra cui il più studiato è appunto il DIM (diindolilmetano), oltre a oligomeri più complessi come il trimero indolo-carbazolo (ICZ). In altre parole, I3C e DIM non sono due sostanze alternative tra cui scegliere in natura: il secondo è, almeno in parte, una conseguenza chimica della digestione del primo. Gli integratori in commercio possono contenere I3C, DIM già formato, oppure entrambi, proprio per aggirare la variabilità di questa trasformazione interna.

Dove si trovano nelle crucifere, in pratica

Il contenuto di glucobrassicina (e quindi il potenziale di formazione di I3C) varia molto da una crucifera all’altra e anche all’interno della stessa specie, in base a varietà, stagione, condizioni di coltivazione e metodo di conservazione. Tra le fonti alimentari più citate in letteratura figurano i cavoletti di Bruxelles, i broccoli (in particolare le infiorescenze giovani), i cavoli verza e cappuccio, il cavolfiore e, in misura minore, la rucola. Un dettaglio spesso trascurato riguarda la cottura: temperature elevate e tempi di cottura prolungati inattivano la mirosinasi, riducendo la conversione della glucobrassicina in indolo-3-carbinolo. Per questo, chi è interessato a massimizzare l’apporto di questi composti dalla dieta tende a preferire crucifere crude o cotte al vapore per pochi minuti, masticando bene per favorire il contatto tra enzima e substrato.

Cosa dice davvero la ricerca

I3C e DIM sono tra i fitochimici più studiati in laboratorio: numerosi studi in vitro e su modelli animali hanno indagato il loro comportamento nelle vie metaboliche legate agli ormoni steroidei e ad alcuni processi cellulari. È un filone di ricerca scientificamente legittimo e attivo, ma resta in gran parte a uno stadio preclinico: gli studi condotti direttamente sull’uomo sono molto meno numerosi, spesso con campioni piccoli, dosaggi eterogenei e obiettivi diversi tra loro, il che rende prematuro trarre conclusioni definitive applicabili alla popolazione generale.

Non esiste, ad oggi, alcun claim sulla salute relativo a I3C o DIM autorizzato dall’EFSA ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006: nessuna delle indicazioni che circolano informalmente online riguardo a questi composti può essere legalmente utilizzata in etichetta o nella comunicazione commerciale di un integratore europeo. Questo non è un giudizio sul valore scientifico della ricerca in corso, ma la fotografia realistica dello stato regolatorio: quando la comunità scientifica valuterà l’evidenza sufficientemente solida e coerente, l’EFSA potrà pronunciarsi diversamente.

Un motivo in più per mangiare le crucifere, senza scorciatoie

Al di là del destino specifico di I3C e DIM come oggetto di integrazione, le crucifere restano tra gli ortaggi più interessanti dal punto di vista nutrizionale nel loro complesso: forniscono fibra, vitamina C, vitamina K, folati, minerali e un ricco corredo di fitochimici (non solo glucosinolati, ma anche polifenoli e carotenoidi) che agiscono insieme, in un contesto alimentare reale, in modo diverso da come agisce una singola molecola isolata e concentrata in una capsula. Le linee guida nutrizionali italiane ed europee raccomandano già, in modo indipendente da questo specifico filone di ricerca, un consumo regolare e vario di verdure, comprese quelle della famiglia delle Brassicacee.

Domande frequenti

I3C e DIM sono la stessa cosa?

No: l’indolo-3-carbinolo è il composto che si forma per primo dalla degradazione enzimatica della glucobrassicina; il DIM è uno dei prodotti secondari che si formano dalla condensazione dell’I3C in ambiente acido, come quello gastrico.

Cucinare i broccoli distrugge questi composti?

La cottura ad alte temperature inattiva l’enzima mirosinasi necessario alla conversione della glucobrassicina, riducendo la formazione di indolo-3-carbinolo. Una cottura breve e delicata, o il consumo crudo, preserva meglio questo potenziale.

Gli integratori di I3C o DIM hanno un claim di salute autorizzato?

No, nessuna indicazione sulla salute relativa a questi composti è attualmente autorizzata dall’EFSA nel Registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.