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Il 24 giugno, in molte tradizioni popolari europee legate al solstizio d’estate, si celebra San Giovanni. Ed è proprio attorno a quella data che, nei prati e ai margini dei boschi di tutta Italia, fiorisce una pianta dai fiori gialli intensi che da secoli porta il suo nome: l’iperico, conosciuto anche come “erba di San Giovanni”. Poche piante spontanee hanno un folklore così ricco e, allo stesso tempo, un profilo scientifico così studiato dalla farmacologia moderna.

Una pianta che si riconosce controluce

Il nome botanico, Hypericum perforatum, non è casuale. Se si osserva una foglia di iperico in controluce, si notano minuscoli puntini traslucidi distribuiti sulla superficie: sembrano piccoli fori (da qui “perforatum”), ma in realtà sono ghiandole oleifere che contengono i principi attivi della pianta. È un dettaglio botanico che gli erboristi usano da sempre per riconoscere con certezza la pianta sul campo, distinguendola da specie simili.

Il nome che racconta una tradizione millenaria

Il nome popolare “erba di San Giovanni” nasce dalla coincidenza tra il periodo di massima fioritura della pianta e la festività del 24 giugno. In molte regioni italiane ed europee esisteva la tradizione di raccogliere i fiori proprio in questi giorni per preparare il cosiddetto “oleolito di iperico”: i fiori freschi venivano lasciati macerare in olio ed esposti al sole per settimane, fino a ottenere un olio dal caratteristico colore rosso intenso, dovuto all’ipericina, una delle molecole più rappresentative della pianta. Questa preparazione ad uso topico-cosmetico fa parte della tradizione erboristica popolare da generazioni, tramandata di famiglia in famiglia in molte zone rurali.

Le molecole che hanno reso l’iperico famoso in laboratorio

Oltre all’ipericina, la pianta contiene iperforina, flavonoidi (come rutina e quercetina) e tannini. È proprio grazie a questo profilo chimico complesso che l’iperico è diventato, a partire dagli anni ’90, una delle piante officinali più studiate al mondo dalla ricerca farmacologica, con centinaia di pubblicazioni scientifiche dedicate alla caratterizzazione dei suoi costituenti e alle loro interazioni con l’organismo.

Perché è una pianta che richiede attenzione, non allarmismo

C’è un motivo preciso per cui, se chiedete a un farmacista informazioni sull’iperico, probabilmente la prima cosa che vi dirà riguarda le interazioni farmacologiche. L’iperforina, infatti, è nota nella letteratura scientifica per la sua capacità di indurre alcuni enzimi epatici (in particolare il citocromo CYP3A4) e la glicoproteina-P, sistemi coinvolti nel metabolismo di moltissimi farmaci. Questo significa, in parole semplici, che l’assunzione di iperico può accelerare l’eliminazione di alcuni medicinali dall’organismo, riducendone l’efficacia. Tra le categorie di farmaci per cui la letteratura scientifica ha documentato interazioni rilevanti figurano i contraccettivi orali, alcuni anticoagulanti, alcuni immunosoppressori e alcuni farmaci antivirali.

Proprio per questo, l’iperico non è una pianta da “provare per curiosità” senza prima parlarne con chi conosce la propria storia farmacologica. Chi segue una terapia continuativa, anche se apparentemente non correlata, dovrebbe sempre confrontarsi con il proprio medico o farmacista prima di introdurre un prodotto a base di questa pianta, per verificare che non vi siano interazioni con i farmaci assunti.

Un’altra attenzione: la sensibilità alla luce

Un secondo aspetto noto in letteratura riguarda la fotosensibilizzazione: in soggetti predisposti, dopo l’assunzione di preparati a base di iperico, la pelle può diventare temporaneamente più reattiva all’esposizione solare o a lampade UV. È un’informazione utile da conoscere, soprattutto per chi si espone molto al sole o utilizza lampade abbronzanti, e un ulteriore motivo per cui un confronto preventivo con un professionista sanitario è sempre la scelta più sensata.

Tradizione popolare e prodotto sicuro: due cose diverse

Come per molte piante della tradizione erboristica europea, è importante distinguere tra il folklore che accompagna l’iperico da secoli e le informazioni di sicurezza che la scienza farmacologica moderna ha permesso di individuare. Conoscere entrambe le dimensioni — quella storico-culturale e quella scientifica — è il modo più corretto per avvicinarsi a questa pianta con consapevolezza, senza né demonizzarla né sottovalutarla.

Noebis Pharma: farmacisti al vostro fianco

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.