Sull’etichetta di un integratore di zinco, dopo il dosaggio in milligrammi, compare quasi sempre una sigla che passa spesso inosservata: gluconato, picolinato, bisglicinato, citrato, ossido, solfato. Non è un dettaglio tecnico privo di importanza: la forma chimica a cui lo zinco è legato incide su come viene assorbito, su quanto è ben tollerato e, in alcuni casi, anche sul prezzo del prodotto finito. Vediamo che cosa distingue davvero queste forme, e che cosa dice la normativa europea su quali sono ammesse.
Perché lo zinco ha bisogno di un “trasportatore”
Lo zinco elementare, da solo, non è una molecola stabile da inserire in una compressa: per essere lavorato, conservato e infine assorbito dall’intestino ha bisogno di essere legato a un’altra sostanza, che può essere un sale inorganico (come l’ossido o il solfato) oppure una molecola organica, spesso un amminoacido o un acido organico (come il gluconato, il citrato, il picolinato o il bisglicinato). Questa molecola di supporto non è un ingrediente decorativo: è il “veicolo” che determina in buona parte come lo zinco attraversa la parete intestinale.
Le forme inorganiche: ossido e solfato di zinco
L’ossido di zinco e il solfato di zinco sono tra le forme più economiche e più utilizzate storicamente, sia in ambito alimentare sia in ambito farmaceutico-cosmetico esterno (l’ossido di zinco, ad esempio, è un classico ingrediente delle creme protettive per la pelle). Nella forma da assumere per via orale, la loro caratteristica principale è una minore solubilità in acqua rispetto alle forme organiche: questo può tradursi in un assorbimento intestinale meno efficiente e, per alcune persone, in un maggiore rischio di fastidi gastrici se assunte a stomaco vuoto.
Le forme organiche: gluconato, citrato e picolinato
Il gluconato di zinco e il citrato di zinco sono ottenuti legando lo zinco rispettivamente all’acido gluconico e all’acido citrico, entrambi acidi organici naturalmente presenti anche negli alimenti. Sono generalmente più solubili delle forme inorganiche e vengono percepiti come più delicati sullo stomaco, motivo per cui sono tra le forme più diffuse negli integratori generalisti, comprese le pastiglie orosolubili per la gola. Il picolinato di zinco lega invece lo zinco all’acido picolinico, una molecola che il fegato produce naturalmente a partire dal triptofano: alcuni studi suggeriscono per questa forma una buona capacità di attraversare la mucosa intestinale, anche se la letteratura scientifica sul reale vantaggio pratico rispetto alle altre forme organiche resta mista e non del tutto conclusiva.
Il bisglicinato: lo zinco “chelato” agli amminoacidi
Il bisglicinato di zinco appartiene alla famiglia dei minerali chelati agli amminoacidi: lo zinco viene legato a due molecole di glicina, il più semplice degli amminoacidi. Questo tipo di legame chimico (il “chelato”) è pensato per proteggere lo zinco dalle interazioni con altre sostanze presenti nell’intestino, come i fitati dei cereali integrali e dei legumi, che tendono a “sequestrare” i minerali riducendone l’assorbimento. Per questo motivo il bisglicinato viene spesso proposto come opzione particolarmente indicata per chi segue un’alimentazione ricca di fibre e cereali integrali, oppure per chi in passato ha riportato una scarsa tollerabilità con altre forme.
Tutte queste forme sono legali in Europa?
Sì. L’Allegato II della Direttiva 2002/46/CE, che elenca le sostanze vitaminiche e minerali ammesse nella produzione di integratori alimentari nell’Unione Europea, include per lo zinco un ampio ventaglio di forme chimiche autorizzate: tra queste figurano acetato di zinco, bisglicinato di zinco, cloruro di zinco, citrato di zinco, gluconato di zinco, lattato di zinco, L-pidolato di zinco, ossido di zinco, carbonato di zinco, solfato di zinco e mono-L-metionina solfato di zinco. Il picolinato di zinco, pur ampiamente diffuso sul mercato, ha uno stato normativo più recente rispetto alle forme storiche: la scelta della forma da parte di un produttore resta comunque una decisione di formulazione, biodisponibilità e tollerabilità, non un tema di conformità a sé stante quando si utilizzano forme regolarmente ammesse.
Che cosa dice l’EFSA sullo zinco (indipendentemente dalla forma)
I claim sulla salute autorizzati dall’EFSA per lo zinco si applicano all’elemento minerale in sé, non a una forma chimica specifica: lo zinco contribuisce alla normale sintesi del DNA e alla normale sintesi proteica, contribuisce al mantenimento di ossa, capelli, unghie e pelle normali, contribuisce alla normale funzione cognitiva e al normale metabolismo acido-base, contribuisce alla normale fertilità e riproduzione, contribuisce al normale metabolismo dei macronutrienti, degli acidi grassi e della vitamina A, contribuisce al mantenimento di una normale vista, contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario, contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, contribuisce al mantenimento di normali livelli di testosterone nel sangue e svolge un ruolo nel processo di divisione cellulare.
Quale forma scegliere, allora?
Non esiste una forma di zinco “migliore in assoluto” per ogni persona e ogni utilizzo: la scelta dipende da fattori come la tollerabilità gastrica individuale, l’eventuale associazione con altri nutrienti nella stessa formulazione, il formato del prodotto (compressa, capsula, orosolubile) e le preferenze del produttore in termini di stabilità e costo. Chi in passato ha avuto difficoltà digestive con le forme inorganiche può trovare più gestibili le forme organiche o chelate, ma questa è una considerazione di comfort personale, non un giudizio di efficacia superiore stabilito dalla scienza in modo univoco per tutte le forme.
In sintesi
Gluconato, citrato, picolinato, bisglicinato, ossido e solfato di zinco sono tutte forme chimiche riconosciute per l’uso negli integratori alimentari in Europa: cambiano per origine, solubilità e tollerabilità, non per l’elenco dei benefici riconosciuti dall’EFSA, che si applicano allo zinco come minerale. Leggere l’etichetta con questa consapevolezza aiuta a orientarsi tra i tanti prodotti disponibili, al di là del solo dosaggio dichiarato in milligrammi.
Noebis Pharma: farmacisti al servizio della qualità
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



