Chi mastica un pezzetto di zenzero fresco e chi beve una tisana fatta con zenzero essiccato non sta assumendo esattamente la stessa cosa. Lo zenzero cambia composizione chimica a seconda di come viene lavorato, e a determinare gran parte di questa differenza è una molecola meno nota del più celebre gingerolo: lo shogaolo.
Che cos’è lo shogaolo
Gli shogaoli sono composti fenolici pungenti tipici del rizoma di zenzero (Zingiber officinale). Il più studiato è il 6-shogaolo. Chimicamente derivano dai gingeroli attraverso una reazione di disidratazione: quando lo zenzero viene essiccato, cotto a lungo o conservato a lungo, una parte dei gingeroli perde una molecola d’acqua e si trasforma in shogaoli. Per questo il nome “shogaolo” deriva dal giapponese shōga, che significa proprio zenzero.
La differenza con il gingerolo
Gingerolo e shogaolo sono spesso citati insieme, ma non sono la stessa cosa:
- Il gingerolo (in particolare il 6-gingerolo) è il composto pungente predominante nello zenzero fresco, ed è quello a cui viene attribuito il tipico sapore “fresco e piccante” della radice appena raccolta.
- Lo shogaolo si forma soprattutto quando lo zenzero viene essiccato o sottoposto a calore prolungato: il tè allo zenzero secco, gli estratti essiccati e alcune preparazioni tradizionali ne contengono quindi proporzionalmente di più rispetto alla radice cruda.
- Gli shogaoli sono generalmente considerati chimicamente più stabili dei gingeroli, e diversi studi di laboratorio li descrivono come più potenti come antiossidanti in vitro: si tratta però di dati preclinici, che non si traducono automaticamente in effetti misurabili sull’uomo alle dosi assunte con l’alimentazione.
Cosa dice davvero la ricerca
Lo shogaolo, e in particolare il 6-shogaolo, è oggetto di un filone di ricerca preclinica piuttosto attivo. È importante distinguere con chiarezza tra i diversi livelli di evidenza:
- Studi di laboratorio (in vitro): numerosi lavori hanno esplorato le proprietà antiossidanti e l’attività su modelli cellulari di infiammazione. Sono dati che aiutano a capire i meccanismi d’azione, ma non dimostrano un effetto clinico nell’uomo.
- Studi su modelli animali: alcune ricerche su animali hanno indagato effetti su motilità gastrointestinale e comfort digestivo, un ambito in cui lo zenzero nel suo complesso ha una lunga tradizione d’uso. Anche in questo caso, i risultati sugli animali non sono automaticamente estendibili all’uomo.
- Studi sull’uomo: la ricerca clinica specificamente centrata sullo shogaolo isolato (e non sullo zenzero nel suo insieme) è ancora limitata. La maggior parte degli studi sull’uomo relativi al comfort digestivo riguarda l’estratto totale di zenzero, non il singolo composto.
Ad oggi lo shogaolo non ha claim sulla salute autorizzati dall’EFSA nel Registro europeo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Va considerato un componente naturale dello zenzero lavorato, non un principio con un’indicazione d’uso dimostrata in modo indipendente.
Zenzero fresco o essiccato: cambia il profilo, non necessariamente l’effetto complessivo
Un aspetto interessante per chi usa lo zenzero in cucina o nelle tisane: la scelta tra radice fresca ed essiccata non è solo una questione di gusto, ma modifica realmente il rapporto tra gingeroli e shogaoli nel prodotto finale. Questo non significa che una forma sia “migliore” dell’altra in assoluto: significa semplicemente che si tratta di preparazioni chimicamente diverse, ciascuna con la propria tradizione d’uso, dalla medicina tradizionale asiatica alla cucina occidentale contemporanea.
Avvertenze e cose da sapere
- Lo zenzero, in dosi elevate, può causare bruciore di stomaco o fastidio gastrico in soggetti sensibili: chi soffre di reflusso o gastrite dovrebbe moderarne l’uso concentrato (estratti, capsule) e confrontarsi con il proprio medico.
- Lo zenzero è tradizionalmente segnalato per una possibile interazione con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti: chi assume questo tipo di terapie dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di assumere estratti concentrati.
- In gravidanza lo zenzero in quantità alimentari è generalmente considerato sicuro nella cultura popolare, ma per estratti concentrati o dosaggi elevati è sempre opportuno il parere del ginecologo.
- Nessun claim sulla salute è oggi autorizzato per lo shogaolo isolato: le informazioni sopra riportate hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario.
Domande frequenti
Lo zenzero in polvere contiene più shogaolo di quello fresco?
In generale sì: l’essiccazione favorisce la conversione dei gingeroli in shogaoli, quindi zenzero in polvere ed estratti essiccati tendono ad avere un contenuto di shogaoli superiore rispetto alla radice cruda.
Shogaolo e gingerolo hanno lo stesso sapore piccante?
Entrambi contribuiscono alla pungenza dello zenzero, ma con sfumature diverse: il gingerolo è associato al gusto “fresco”, lo shogaolo a un piccante percepito come più intenso e persistente, tipico dello zenzero essiccato o cotto a lungo.
Esistono integratori specifici di shogaolo?
Sul mercato si trovano più comunemente estratti standardizzati di zenzero (che contengono naturalmente sia gingeroli sia shogaoli in proporzioni variabili) che prodotti a base di shogaolo isolato, meno diffuso come singolo ingrediente.
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Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



